martedì 5 marzo 2013

Before Atlas Tales 3# Issue: Across the Ocean

Ultima sessione dell'arco narrativo introduttivo, ecco l'Issue dedicata a Finian O'Shean:


Giugno '84, la Primavera a Tripoli comincia ad essere Estate.
Nel porto della città libica è attraccata ieri pomeriggio la "Positania", piccola nave da cargo di un armatore salernitano.
Per Finian O'Shean, questa è stata la terza nave cambiata nel corso di un anno circa.
In quest'ultimo periodo il giovane marinaio ha cominciato a domandarsi, nelle notti passate in anguste cabine, se questa vita così irregolare è quello che ha veramente desiderato.
La libertà ha un prezzo e questo prezzo si traduce per lui in traversate sempre più serrate, alla ricerca di un guadagno più veloce.
Il fatto di non possedere nessuna abilitazione ufficiale ha sempre reso la ricerca di un impiego complessa: per questo ha sempre evitato con cura di fare domanda su navi di compagnie note, d'altronde il sottobosco di attività più o meno lecite che circondano la vita dei porti non è priva di opportunità...
Ma oggi, forse è il giorno giusto per cambiare.

Before Atlas Tales 
3# Issue 
Across the Ocean

Le prime luci dell'alba illuminano il porto regalando un panorama quasi impressionistico alla città.
In lontananza il richiamo alla preghiera proveniente dai minareti rieccheggia nell'aria.
La nazione del Ra'is Mu'ammar Gheddafi è pronta ad iniziare un nuovo giorno.
La soffiata fatta da un suo amico, il caro Luciano Folgore con aveva ha navigato due anni fa sulle coste del Mar Rosso fino al golfo di Aden, forse  quella buona: c'è un uomo a Tripoli, un tale Imarek Al Shawiki detto "l'Italiano", che è un vero artista nel falsificare documenti.
Potrebbe fornirgli quello che ha sempre desiderato: i documenti per essere un vero ufficiale della Marina Mercantile Irlandese.
L'ultima volta che aveva tentato di procurarseli, l'unica cosa che si era procurato è quella dannata cicatrice sulla fronte.
Poter tornare a Killarney come una persona realizzata, solo questo chiede dalla vita.
Ibarek lo sta aspettando, è un favore veramente grosso che deve a Luciano, questo è sicuro.
Finian porta con sé tutti i suoi risparmi, poco più di seimila dollari, una vita povera ma libera: è ben disposto a cederli pur di riuscire a portarsi via quel dannato pezzo di carta.
L'appuntamento è tra un paio d'ore in un bar sulla piazza della Cattedrale di Tripoli, traccia del passato coloniale italiano.
La città è piena di vita, le sue strade affollate tanto da rendere difficoltoso il transito delle scalcinate vetture.
Anche se ormai ci ha fatto l'abitudine, il mondo islamico rimane comunque troppo distante dai luoghi in cui è cresciuto perché vi si possa trovare a proprio agio.

Già, casa.

Questi sono anni difficili nell'Isola di Smeraldo, le notizie che di rimando gli arrivano parlano tutte dello stesso argomento quest'anno: La Gran Bretagna, intenzionata una volta per tutte ad annettere l'Éire, dopo aver occupato la provincia del Connagt nel '72, sta facendo pressioni internazionali agli Alleati affinché questo avvenga. 
E nel mentre, gli attentati dell'IRA continuano a seminare decine e decine di morti per le strade.
Forse la guerra civile è già cominciata.
Quale l'alternativa?
Morire per strada in una manifestazione come quel suo compagno di scuola?
La sua vita libera guardandosi indietro gli sembra se non la scelta più giusta, quella più sensata.

Arrivato finalmente nella piazza, a fare ombra poche palme, mentre sul tetto di un palazzo è montata un batteria di contraerea, non la prima che vede tra i palazzi di Tripoli.
Il Ra'is ha paura che la grande mano degli Stati Uniti, con la Sicilia ad un passo dalla Libia, possa colpire spazzandolo via.
Il locale dell'appuntamento è proprio davanti a lui.
Trattasi di un piccolo bar già dall'esterno lurido, che come ogni locale in città ha solo una clientela maschile.
La scritta luminosa, spenta, è illeggibile.
Il giovane si aggiusta la giacca e stringe la sacca che porta in spalla.
È l'ora.
Finian entra con fare deciso nel bar senza putroppo sapare che aspetto abbia il suo uomo: (chissà come farò a trovarlo...)
Appena entrato una decina di avventori del locale, facce torve e poco amichevoli, si volta verso di lui.
Il locale è angusto, lungo e stretto.
Finian nota la fila di specchi sulla parete laterale e una vecchia insegna da barbiere posata dietro al bancone.
Il tavolo in fondo è libero.
(Diavolo... bel posticino!) Finian boffonchia qualcosa al barista, e fa un cenno verso il tavolo.
Posa la borsa sotto la sedia e assume un'aria di attesa guardandosi in giro, magari il suo uomo ha un'idea di come sia fatto lui...
Il barista gli si avvicina e lo squadra con aria inquisitoria.
Porta su un vassoio di latta arrugginito un bicchiere di té alla menta caldo, tipico dei paesi arabi, ormai una delle sue bevande preferite.
Il barista poi domanda in un italiano stentato, l'unica lingua estera che qui un po' si conosce oltre al francese: "tu americano?"
Finian lo guarda a sua volta e dice con orgoglio: "Irlandese" e gli fa cenno di porgergli il tè:(cavolo che sete...)
L'uomo non conosce la parola, ma non suona "americano".
Rassicurato, gli porge il tè.
Un uomo sulla settantina, capelli grigi e occhialetti tondi, osserva la scena in piedi appoggiato alla porta dell'ex salone da barbiere e con un gesto della mano domanda a Finian se si può avvicinare al suo tavolo.
Finian prende borsa e té e si avvicina: (devo cercare di sembrare un duro!)
Allora il vecchio si siede al tavolo di fronte alla porta aspettando Finian e gesticolando fa indentere al barista di portagli un altro té.
Poi, sedutosi, fa cenno al giovane di fare altrettanto.
L'anziano dagli occhialetti eserdisce in un inglese molto fantasioso: "Do you speak Italian, sir? You seem to be the person I was looking for."
Finian: "sì, parlo italiano. Sto parlando con Ibarek?"
L'uomo se ne compiace, lo si vede dal sorriso rugoso del suo volto, e comincia a parlare in quella lingua: "Mi fa piacere poter usare questa lingua ancora, non ho più persone con cui possa fare esercizio..." poi si ferma un attimo ad osservare il giovane: "Sì, sì. Giusto: sono Ibarek Al Shawiki. tu devi essere "Océan"... pronuncio corretto?"
Finian: "Meglio Finian. Si pronuncia O'Shean, comunque."
Ibarek: "perfetto, perfetto. Il tuo amico Luciano mi ha parlato di te. Lui è nato qui durante l'Impero Italiano, figlio di un gerarca. Brave persone loro."
Finian: "Sì brave persone. O almeno così dicono di loro stessi. E lei, come conosce Luciano?"
Ibarek: "Io ero amico del padre, io sono amico italiani. Ma non siamo qui per parlare di me, vero signor Finian?"
Finian: "no, per niente. Mi ha detto Luciano che lei mi può fare un favore."
Il barista nel frattempo porta il té caldo ad Ibarek il quale dice con tono scocciato al barista qualcosa nel loro dialetto, molto probabilmente legato a quel ventilatore scassato che non funziona sopra le loro teste.
Ibarek: "Scusa. Sì. Tutto a regola, tibri e firme della Marina Mercantile Irlandese inclusi. Mi ci vorrà..." pensa un secondo, poi fa cenno con le dita: "tre giorni. Serve tua foto, tua firma."
Finian: "qusto non è un problema, troverò un fotografo qua in giro. In meno giorni non è proprio possibile? Non ho tempo illimitato."
Ibarek: "Molto lavoro in questi giorni. Altro tua gente mi ha commissionato documenti lo scorso ieri. Quanto il prezzo..."
Finian: (Gli piacerà mercanteggiare come a tutti qua...)
Il vecchio fa con le dita delle due mani il gesto: "Dieci. Diecimila dollari."
"Troppo! Sono un povero marinaio, massimo 3000!" dice Finian poi guardandosi le unghie come per dire "non me ne frega nulla".
L'uomo batte la mano su tavolino facendo tremare i due bicchieri: "Ah! Ma aspetta. Io ti faccio documenti in uno giorno. Che dici? Prezzo è per precedenza."
Finian: "Preferisco allora due giorni. Massimo 3000. Non me ne faccio nulla dei documenti se non ho soldi." e pensa: (ah ecco, adesso è un giorno...)
Ibarek fa finta di pensarci: "due giorni: cinque mila. E' metà, sconto perché sei amico di Luciano. E suo amico è mio amico. Quindi.... sconto amico. Metà del prezzo normale. Che dici?!"
"4500, in due giorni,  e ti pago il té" Finian lancia due monete al barista.
L'uomo compie giesti plateali di rassegnazione, anche se è chiaro che il prezzo è comunque alto: "E va bene, ma solo perché abbiamo parlato italiano." l'ometto guarda la borsa di Finian: "tu porta denaro alla consegna. tu porta fotografia al barista entro stasera."
(meglio che niente... quanto costano i sogni...) "andata!" Finian fa per stringergli la mano.
L'ometto allunga la mano verso il giovane marinaio quando nella piazza si sente sgommare una FIAT Argenta che si si ferma di colpo vicino all porticato dove si trova il bar.

Dalla vettura scendono due uomini vestiti con completi di tessuto chiaro.
Ma la cosa che salta subito all'occhio sono gli AK-47 che portano a tracolla.
Gli uomini si incamminano a passo deciso verso il bar irrompendo nel locale, fucili spianati.
(Cosa? Chi cazzo sono?) Finian si guarda attorno in cerca di possibili armi.
Il barista e tutti gli altri avventori del locali sono cristallizzati dal terrore.
Finian nota spuntare da sotto il bancone qualcosa di scintillante, potrebbe essere un fucile a canne mozze come un tubo, da questa angolazione è impossibile dirlo.
I due uomini in completo non sono magrebini.
Entrambi di carnagione pallida, uno di loro è biondiccio, l'altro porta un paio di baffi alla Magnum, P.I.
I due non smettono di fissare Ibarek e Finian.
Sono attimi che paiono ore.
Poi quello biondiccio esclama, con chiaro accento scozzese: "Tu" rivolto a Finian: "sei l'Irlandese?"
Finian: "Sì perchè?" (sicuro ho fatto male a dirlo...)
L'altro collega sbuffa soddisfatto.
Il biondiccio, occhi coperti da grandi occhiali da sole Persol: "Seguici senza opporre resistenza."
Finian: (resistenza no, domande sì) "Chi siete, scozzese?"
L'uomo per tutta risposta colpisce col calcio del fucile Ibarek sbattendolo a terra violentemente, poi a Finian: "muoviti senza fiatare."
L'altro intanto lo tiene saldamente sotto mira.
Finian alza le mani e si muove molto lentamente verso l'uscita: (mi sa che si è offeso per lo "scozzese"), nel frattempo manda uno sguardo a Ibarek.
L'anziano falsario è privo di conoscenza, del sangue gli esce a fiotti dalla fronte.
I due uomini misteriosi si apprestano a trascinare via Finian quando un missile di RPG-7 colpisce in pieno la loro Argenta, facendola saltare in aria.
L'onda d'urto dell'esplosione scaraventa tutti a terra in un oceano di vetri e frammenti.
Finian ancora scombussolato cerca di strisciare fuori dalla portata dei due uomini cercando di raggiungere uno dei fucili caduti: (sta a vedere che sono finito al centro di un conflitto...) riesce ad afferrare l'AK-47 del baffuto.
Del denso fumo nero si solleva dai resti della FIAT.
Finian si rialza verso dove pensa sia Ibarek, per vedere le sue condizioni.
L'uomo è ancora vivo, seppur ancora incoscente.
Il biondiccio nel mentre tenta a sua volta di rialzarsi in piedi ed estrae una beretta dalla fondina sotto la giacca del vestito.
Finian spara una raffica verso la gamba del biondiccio che cade a terra, dolorante: (non voglio ucciderlo, magari è dalla mia parte... magari...)
L'uomo tenta di mirare verso Finian come può.
Il giovane allora spara un'altra raffica ma sua mira è meno che perfetta e il rinculo fa mancare di parecchio il bersaglio.
Nel mentre il collega baffuto dell'uomo si è ripreso e sta per estrarre a sua volta la pistola quando viene freddato alle spalle da un colpo dritto in testa.
Finian: (oh cazzo! mira di merda. Però ho un angelo custode...)
Il giovane si tuffa verso il biondiccio a terra per cercare di fermarlo.
L'uomo, ferito alla gamba, tenta di opporre resistenza ma viene sopraffatto e disarmato.
In lontananza, sirene della polizia militare.
Dal fumo si palesa l'angelo custode di Finian: un giovane dai capelli color carota tiene ben stretta in mano la pistola: "Seguimi per Dio, qui è un casino" il suo accento per Finian è così familiare.
L'accento di casa.
Finian: "va bene... ma solo un attimo..."
Finian corre dentro il bar e si carica sulle spalle il vecchio falsario libico per poi seguire lo sconosciuto irlandese.
Questi, senza perdere tempo, monta su di una scassatissima FIAT 600 parcheggiata dall'altro lato della piazza e aspetta che Finian salga assieme ad Ibarek.
Poi parte a tutta velocità.

Finian al suo nuovo amico e salvatore: "chi sei?"
Il giovane continua a guidare: "Aidan, piacere... ma tu cosa ci facevi lì dentro?! Quei bastardi credevano di aver trovato me" il ragazzo sputa in segno di disprezzo dal finestrino aperto: "erano dei cani del MI6, c-" per un secondo esita: "mi stanno dando la caccia ovunque."
Finian ascolta come rapito le parole del giovane irlandese, poi: "Diciamo che ero lì per affari... a proposito, Finian, piacere."
Il ragazzo dalla capigliatura rossiccia abbozza un sorriso: "E' pericoloso qui, compagno: faresti meglio ad andartene il prima possibile..." Poi guarda dallo specchietto retrovisore il vecchio svenuto: "ma forse ci stavi già pensando. Cambio d'identità?"
Finian: (beccato...) "in....in...in un certo senso. Conosci Ibarek?"
Aidan: "Sì, mi stava preparando una nuova identità. Sono in fuga, Finian. Non posso tornare a casa e il MI6 mi è alle costole. Quei figli di puttana hanno già ucciso i due compagni che erano con me..." ad una buca nella strada, il ragazzo suda freddo: "devo inventarmi qualcosa."
Finian: "l'MI6 non ti troverebbe in mare: imbarcati. Però una nuova identità serve, quindi ci serve Ibarek."
Aidan ferma la macchina, ormai sono abastanza lontani.
Ha il fiato corto.
Si gira verso Finian: "Non volevo cacciarti in questo casino, è stato un lugubre scherzo del destino che entrassi in quel bar. Li stavo aspettando per farli saltare in aria." poi si passa una mano sulla fronte: "Se ti recuperassi una nuova identità, mi... anzi... ci troveresti una nave dove imbarcarsi? Mi assumo la responsabilità di averti cacciato in questo casino. Se ti lasciassi così ti catturerebbero o peggio."
Finian: "Non dovrei aver problemi: c'è sempre bisogno sulle navi, e conosco quelle che fanno poche domande."
Aidan cerca di riprendere la normale respirazione, poi tira un colpo secco al cruscotto facendo aprire il cassettino da cui fuoriescono grosse mazzette di denaro: "Qui ci sono ventimila dollari. Prendili. So che non farai stronzate, perché non saresti così coglione da farti ammazzare dagli "agenti di sua Maestà" per così poco, vero?" guarda Finian dritto negli occhi: "vado a stampare quei documenti e torno, la foto ce la appiccicheremo dopo sperando che sia sufficente. Usa pure tutto il denaro per trovarci un posto, non badare a spese, ne va della nostra vita. Hey, ha tutta l'aria di essere un piano."
"Uhm... ok.." Finian è ancora scombussolato dalla velocità con cui Aidan ha elaborato il piano: "Dovrebbero anche essere troppi questi soldi."
Aidan: "Non sono mai troppi... Vai al porto, evita le strade principali. Se cercheranno qualcuno, cercheranno me. Ci incontreremo... Sì, ci incontreremo entro questa sera alle dieci davanti a quel bar dove si ritrovano in genere gli ufficiali di Gheddafi. Il Ra'is è nostro amico, appoggia la nostra causa."
"Nostra".
Quella dell'IRA, certo.
A Finian questo non importa: "Dovrei riuscire a sbrigarmi, in bocca al lupo..."
Il giovane marinaio esce dalla vettura e di corsa si avvia in direzione del porto.
Aidan guarda il corpo privo di conoscenza del falsario: "Forza vecchio mio, ne avrai del lavoro da fare oggi..."
La 600 riparte spedita verso il centro di Tripoli.

Mezzanotte.
Finian è ormai quattro ore che aspetta davanti a quel ritrovo degli ufficiali.
Il posto che ha rimediato per loro due è su un tanker proveniente dall'Egitto e diretto a Miami, con transito in Marocco e Bahamas.
Che fine avrà fatto quel giovane terrorista?
Nonostante abbia sicuramente commesso atti moralmente riprovevoli, Finian sente che quel ragazzo è come lui in un certo senso.
Ma senza quei documenti i due posti che ha trovato, dando tutti i ventimila dollari al capitano della nave porta container, non sarà servito a nulla.
I sogni costano e adesso anche la propria vita ha un prezzo.
Il bar ormai è chiuso, solo qualche marinaio si attarda a raggiungere la propria nave.
Con passo lento e zoppicante, una figura barcolla in lontanaza verso Finian.
Quei capelli di fuoco si noterebbero anche al buio.
Con grande fatica, Aidan si trascina verso il nuovo compagno sventolando dei fogli.
Finian gli corre in contro e dice "Ce l'hai?! hai i documenti?"
Il ragazzo sorride, poi cade a terra e con un filo di voce: "tranquillo, non sto crepando... li ho presi, sì. Ci siamo."
Finian: "E io ho il passaggio. Andiamo al caldo, amico mio. Miami!"
Aidan: "Ah, ho sempre sognato di andare in qualche località tropicale... Aiutami a rialzarmi, credo di avere qualche costola rotta."
I due irlandesi si allontanano verso l'attracco, ma questo è solo l'inizio del loro lungo viaggio... e della loro amicizia.

Mesi dopo, i due sfrutteranno le conoscenze di Aidan per cambiare la loro vita per sempre.
Scenderanno in una città chiamata Atlas nel 51° Stato degli USA e lì i loro destini si incrocieranno ancora una volta, per ironia della sorte, con le vicende di altri discendenti del popolo d'Irlanda.
Laggiù, nella città dove tutto è possibile, verrà scritta la loro storia. 

Ma quelli sono altri racconti.

Before Atlas Tales - Fine.

Before Atlas Tales: terza e ultima Issue completata!

La Cattedrale di Tripoli è stata convertita in moschea dopo l'esodo degli italiani ma non in Before Atlas Tales

Con la terza sessione di questa sera si conclude Before Atlas Tales, prologo alla campagna.
Questa volta è stato il turno di Finian O'Shean che spezza lo schema creato nelle due precedenti Issues.
Una sessione movimentata dunque, non priva di sorprese. 
Ambientati a Tripoli, gli avvenimenti che vedono coinvolto suo malgrado il giovane marinaio aprono ad una visione di più ampio respiro del mondo di Pax Americana II.
Prossima fermata: City of Atlas!

sabato 2 marzo 2013

Paradise Theatre: intermezzo musicale

Tempo di intermezzo musicale!
Ah, gli Styx...
Chi non li conosce?
Decisamente uno dei miei gruppi musicali preferiti di sempre.
Gennaio '81, esce il loro album Paradise Theatre da dove verranno estratti i cinque singoli che vi propongo oggi.
?icinatas iggassem ilauQ


Il primo singolo: The Best of Times


Il secondo: Too Much Time on My Hands


Il terzo: Nothing Ever Goes As Planned


Il quarto singolo: Rockin' The Paradise


E dulcis in fundo il mio preferito: Snowblind, versione live dell'83, querelle sul presunto backmasking inclusa!


Buon fine settimana truppa!

Before Atlas Tales 2# Issue: In The Name of The Father

Ecco la seconda Issue di Atlas Before Tales, questa volta è il turno di Kay:


Il caldo sole d'estate picchia sul cortile posteriore di una delle tante case a schiera nei sobborghi di San Francisco.
Il mare è lontano da questo quartiere ed oggi non c'è vento che mitighi l'afa.
Una volta questa era una zona residenziale curata e piacevole, ma nel tempo il quartiere ha subito un progressivo degrado a causa dell'immigrazione dei Nord Giapponesi, come tutta la città del resto.
Tracce di vernice colorata, ormai scrostata, sono visibili sulla casa in cui Kay Shaw è vissuto dopo la morte del padre. 
Quel cortile senza erba è stato per molto tempo il suo mondo, fatto di sveglie prima dell'alba e intensi allenamenti prima e dopo la scuola.
Anche adesso che ormai frequenta l'università, l'abitudine è rimasta.
Ma oggi è un giorno particolare.
E' il 25 agosto, il giorno in cui Liam Shaw è stato ucciso.

Before Altas Tales
2# Issue
In The Name of the Father

Kay può udire distintamente suo nonno lavorare nella cantina al suo "rifugio", da anni diventato il suo passatempo principale e la sua ossessione.
Sua madre Rebecca intanto lo sta aspettando: come ogni anno infatti, loro due si recheranno a visitare la tomba di Liam nel giorno dell'anniversario della sua morte.
Non potendo permettersi la macchina, i due debbono fare affidamento sulla moto di Kay, un ferrovecchio che il ragazzo ha rimesso a posto nel tempo libero.
Kay, vestito col suo abito buono, lo stesso che usa per andare all'università di San Francisco, rientra in casa.
Sulle pareti del salotto, che è anche la sua stanza, ci sono appesi i cimeli della famiglia tra cui le fotografie del padre in divisa da poliziotto e la medaglia che nonno Kevin si è guadagnato nella Guerra dell'Atlantico.
Rebecca, capelli raccolti in una treccia, è pronta ad andare.
l ragazzo si rimette a posto la giacca davanti allo specchio. 
Più tempo passa più si spaventa. 
Quella foto che prima era solo suo padre pian piano assomiglia ogni giorno di più a lui. 
Ma non è il momento di fare questi pensieri. 
Mordendosi il labbro chiude la porta della stanza dietro di sè: "Sono pronto, arrivo."
Rebecca, una donna energica e piena di vita che nonostante sia rimasta vedova non ha perso il coraggio, apre la porta di casa: "Allora, andiamo."
Kay:"Si mamma. Il tempo di trovare le chiavi."
Il giovane si tasta tra la giacca e i pantaloni per trovare le chiavi.
Kay:"Dobbiamo avvertire il nonno?"
Rebecca: "vallo ad avvertire, ti aspetto davanti casa."
Kay: "Ok."
Il ragazzo dopo aver smanettato per i pantaloni riesce a ritrovare le chiavi della vecchia Harley. 
Ricorda ancora quando andava allo scasso racimolando pezzi di vecchie moto.
Col sorriso stampato sulle labbra si dirige alla cantina.

Il seminterrato è illuminato dalla luce di un generatore elettrico che Kay ha aiutato il nonno a risistemare tre anni fa.
Kevin Lynch, un uomo sulla settantina silenzioso e severo, è intento a scavare nella nuda terra una galleria per ampliare lo scantinato, già modificato nel corso degli anni.
Lo spazio sotto la casa è abbastanza grande per ospitare tre persone.
Sul muro infondo, rinforzato con barre di metallo e isolato, sono disposti in fila una serie di fucili da caccia.
Kay: "Nonno, noi andiamo."
Il ragazzo assume il tono serio e inflessibile che il nonno gli ha insegnato con anni di disciplina. 
È sempre stato cosi, quel sorriso smorzato in 2 secondi alla vista di quella schiena.
C'è una sorta di solenne rispetto che prova, ma anche un senso di ordine che non sa spiegare. 
Non è solo un rapporto nonno nipote, ma come il rapporto tra un generale e il suo sottoposto.
A Kay di suo nonno non accetta solo una cosa: i deliri di pazzia secondo i quali ci sarà presto una nuova guerra. 
Complotti a non finire, ma a parte questo è stato quel padre che Kay non era riuscito a godersi e non solo.
Il nonno fa un cenno con la testa e aggiunge: "Salutami Liam."
La sua paranoia  negli anni si è aggravata e da cinque mesi a questa parte non riesce ad uscire più di casa, convinto che la guerra sia ormai alle porte.
Kevin ha sempre rispettato Liam per la sua scelta di voltare le spalle alla malavita diventando un poliziotto, ma non è mai riuscito ad accettarlo in famiglia per via della paura che un giorno quel suo passato sarebbe potuto tornare.
Uscito di casa, sua madre lo aspetta fuori, vicino alla harley tutta ridipinta da sembrare nuova.
Kay: "Bella vero?" Il ragazzo sorride dolcemente alla madre: "Ora andiamo..." 
Dopo essersi seduto sulla moto il ragazzo mette in moto il motore e Rebecca sale in sella stringendosi al figlio.
Kay a questo punto sfreccia via da West Addition, il quartiere in cui vivono, diretti al Golden Gate National Cemetery, il cimitero cittadino dove riposa Liam.

Il caldo è mitigato dagli alti alberi che adornano la collina del cimitero.
Qui, un verde sgargiante e luminoso avvolge tutto.
Bianche lapidi, semplici e ordinate, ricoprono i prati, ritte come tanti soldati.
Kay ricorda bene il funerale del padre, quando tutto il distretto venne a confortarli.
Ancora oggi il vecchio partner di suo padre, lo "zio" Reginald, viene ancora a trovarli ogni tanto.
Rebecca: "è così silenzioso, qui."
Kay: "Vero..."
Il ragazzo parcheggia la moto, e grandi passi si sposta verso la tomba del padre.
La scia di un aereo spezza l'azzurro del cielo.
Poche persone oggi sono venute a trovare i loro cari per via del caldo soffocante.
Rebecca segue Kay un passo indietro.
Il ragazzo scorge un figura femminile vicino alla tomba di Liam, una semplice lapide bianca in cima alla collina.
Kay: "Chi è quella?" dice il ragazzo sotto voce alla madre.
La madre scuote la testa, perplessa: "non lo so..."
E' la prima volta da otto anni a questa parte che incontrano qualcuno.
Per il primo paio d'anni ancora qualche amico era venuto, ma il tempo ha vinto.
La figura femminile, che reca in mano un piccolo mazzo di fiori, avvicinandosi sembra essere molto giovane.
Il ragazzo si avvicina con fare indifferente si ferma davanti alla tomba. 
Non fa altro che ignorare la figura.
Rebecca guarda con sospetto la giovane.
Della stessa età di Kay, la ragazza ha lunghi capelli castano chiaro e occhi di un azzuro tenue; il volto chiaro è contorniato da molte lentiggini e lo sguardo è puntato sulla lapide.
La ragazza posa il suo mazzo di fiori, piccoli silene marittima, vicino alla tomba.
Il ragazzo la osserva compiere quel gesto delicato.
La misteriosa giovane si volta lentamente verso Kay e Rebecca.
I suoi occhi incontrano per un istante quelli di Kay per poi fissare la madre.
Con voce più decisa di quello che si sarebbero immaginati dall'aspetto, la giovane si rivolge a loro: "Voi dovete essere i famigliari del signor Liam O'Shean. Condoglianze. Sono la figlia di un suo vecchio amico."
Rebecca non sa quello che rispondere.
Kay, in tono secco: "Scusa, non ho capito il tuo nome."
La giovane abbassa la testa: "chiedo scusa! Perdonate la mia scortesia... ne vengo da un viaggio molto lungo" poi tira un sospiro e rialza al testa: "Mi chiamo Ashling. Ashling Flannaghan." e tende la mano verso nessuno in particolare dei due.
Il ragazzo rimane al quanto stupito a vedere la scena. 
Poi lentamente alza la mano verso la ragazza e la stringe.
Kay: "Flannaghan? Io sono Kevin. Da dove vieni di preciso?!"
Rebecca guarda con ancora più sospetto la ragazza.
Ashling: "La Città di Atlas" poi la ragazza sorride a Kay lasciando andare la sua mano: "a dire la verità, speravo proprio di incontrarti, Kevin."
A questa affermazione il ragazzo alza le difese. 
Si prepara a qualche gesto inconsueto della ragazza coprendo giusto con un piccolo passetto laterale sua madre.
Kay: "Ah si? e perchè mai?" il ragazzo cambia di poco la sua espressione.
Rebecca, capendo l'antifona si mette davanti a Kay: "signorina... uh, Fleming? La ringraziamo per essere passata a rendere omaggio a Liam, ma questo è un momento molto personale, della nostra famiglia. gradiremmo un po' di quiete se non le dispiace."
Ashilng afferra al volo: "scusate ancora il disturbo... lo capisco." poi si volta verso Kay: "sapete, mio padre era il miglior amico del signor O'Shean" dice sottolineando il cognome non corrispondente " ma è stato tanto tempo fa, a New York."
Quando Rebecca visibilmente arrabbiata sta per rispondere, la giovane saluta tagliando corto: "Addio allora..." e si allontana sfiorando Kay con la spalla prima che i due possano replicare.
Rebecca, ancora scossa fissa la figura farsi sempre più piccola sul sentiero della collina.
Kay: "Non mi piace..."
Rebecca guarda il figlio: "Torniamo a casa, Kay, sono un po' stanca."
Poi congiunge le mani per recitare una preghiera silenziosa al marito.
Kay: "Volevo fermarmi un pò di più ma va bene."
Il ragazzo mette la mano sulla tomba e recita un preghiera silenziosa al padre. 
Poi con la stessa mano si fa il segno della croce.

La sera, dopo cena quando il salotto è diventato la sua stanza, Kay rimette a posto l'abito delle occasioni quando dalla tasca della giacca cade un bigliettino di carta.
Kay: "Eh?!"
Il ragazzo raccoglie il biglietto e lo studia.
Su di esso c'è scitto: "ti aspetto vicino ad Alamo Square dalle 9 p.m. in poi, Ashling"
E' la piazzetta del loro quartiere.
Al ragazzo corre un brivido dietro la schiena ripensando alla mattina: in fondo potrebbe essere pericoloso, ma la curiosità lo assale...
Mette i vestiti normali e aspetta le 9. 
A quell'ora indossa la giacca di pelle del padre e esce fuori dalla finestra portandosi appresso un registratore a cassette in tasca.

La piazzetta è illuminata dai pochi lampioni rimasti in funzione, gettando tutto nella penombra rischiarata dalla stelle.
Ashling, capelli raccolti in una coda di cavallo legata da un fiocco rosa, siede su di una panchina, aspettando.
Il ragazzo si avvicina rimanendo a distanza per essere pronto a qulasiasi evenienza: "Allora, cos'hai da dirmi?"
Il nonno gli aveva trasmesso una certa paranoia verso gli altri. 
Mai fidarsi, di nessuno.
Ashling si alza in pedi per salutarlo.
La sua gonna corta tutta frange lascia scoperte quelle belle gambe.
Ashling: "sapevo che saresti venuto. Non aver paura, non mordo mica sai. Sono venuta fin qui dalla Città di Altas perché ci sono persone che vorrebbero conoscerti. Persone legate a tuo padre, prima che venisse qui..." poi gli sorride e si risiede: "ai voglia di ascoltare quello che ho da dirti?"
Il ragazzo fa scattare il registratore cercando di non far rumore, accompagnando anche qualche finto colpo di tosse con una faccia buffa.
Kay:"Ti ascolto... sono tutto orecchi."
La ragazza fa cenno a Kay di sedersi vicino: "che cosa sai della vita di tuo padre prima di venire a San Francisco?"
Il ragazzo rimane in piedi ignorando l'invito: "Direi niente."
Ashling ha capito che Kay è un tipo molto sulla difensiva e non insiste: "Il cognome di tuo padre è O'Shean. Il suo sangue è legato ad un clan molto antico e  influente. La famiglia O'Shean vive a New York e ha fatto tante cose per quella città anche se con metodi che tuo padre Liam non condivideva. Per questo ha voluto cambiare vita."
Kay pensa al fatto che sua madre non glielo ha mai menzionato: "Continua..."
Ashling: "Tuo nonno... il padre di tuo padre, è un uomo giusto, ma anche molto orgoglioso. Sapeva che Liam non avrebbe voluto essere cercato ed ha rispettato quella volontà anche se questo gli ha spezzato il cuore. Ma i tempi cambiano, è una storia di vent'anni fa questa. Tuo padre e mio padre erano come fratelli ed è in base a questo legame che sono qui. Vedi, questa idea viene proprio dagli O'Shean. Da tuo cugino Brendan per essere esatti: vorrebbe che i rapporti venissero intessuti nuovamente, che la sua famiglia potesse riavvicinarsi a te."
Ashiling: "Nessuno vuole forzare le cose, vorremo solo che tu potessi prendere in considerazione l'idea di poter quantomeno sentire cosa tuo cugino Brendan ha da dirti."
Kay: "E da quando è morto solo ora gli viene in mente di farsi sentire? Sai poteva presentarsi con un mazzo di fiori, una cornice e dire salve sono un vostro parente. Già mi inizia ad infastidire che manda una donna a fare ciò che dovrebbe fare lui."
Ashiling: "Non prenderla come una mancanza di rispetto nei tuoi riguardi. Proprio perché è passato così tanto tempo ha voluto prendere contatto in maniera, come dire, cauta: non vuole esercitare alcuna pressione. E poi, non è lui da biasimare per l'allontanamento di tuo padre: era un bambino molto piccolo quando è accaduto. Si tratta di una sua idea spontanea, un tentativo fatto col cuore" la giovane sorride a Kay.
Il ragazzo ha sempre voluto sapere di più sul padre ma ora è confuso: "Ci penserò. Nel frattempo voglio incontrarmi da solo con lui. Dirò io dove e quando."
Ashling: "mi sembra giusto."
La ragazza tira fuori dalla sua borsetta un piccolo biglietto da visita.
Ashling: "puoi chiamare a questo numero. Gli farò sapere quello che vorrai che gli riferisca."
Il ragazzo prende il bigliettino.
Kay: "Ti penso intelligente. Dove è la prova che non stai mentendo?"
Ashling sorride: "se avessi avuto intenzioni ostili, non ti avrei lasciato registrare questa conversazione." La ragazza si alza e si aggiusta la gonna: "Riparto domani pomeriggio per le Bahamas... è stato un piacere, Kevin."
Il ragazzo sorride: "Certo che sei strana..."
La ragazza ridacchia: "mio padre e mio nonno avrebbero voluto un erede maschio... mi sono dovuta arrangiare fin da bambina!"
La ragazza saluta Kay per dileguarsi nella fresca notte.
Finalmente il vento è tornato a spirare.

Nella sua stanza, al buio, Kay rigira tra le mani quel bigliettino, pensieroso.
Dalla cantina Kay sente provenire un colpo secco.
Il ragazzo con il mangianastri in mano si dirige in cantina alla ricerca del nonno.
Kay, sceso in cantina, trova Kevin riverso per terra, ansimante.
L'uomo è infilato nel cunicolo e accanto a lui ci sono delle assi di metallo che molto probabilmente stava portando dentro.
Kay:"Ehi! Ehi! Ehi! Che mi combini!?"
Il ragazzo corre subito a soccorrere il nonno privo di conoscenza.
Ormai da mesi ha continuato a lavorare giorno e notte a quel maledetto cunicolo, preso da una febbrile frenesia: adesso il suo corpo ne paga le conseguenze.
"Cazzo!" il ragazzo corre al telefono per comporre il 911.
"Mamma cazzo svegliati! Mamma!" inizia a urlare durante la corsa.
La madre, ancora in intimo, scende velocemente le scale del secondo piano: "che succede?!"
"Il nonno è privo di conoscenza. Prendi dei sali e un pò d'acqua."
Rebecca agitata segue le indicazioni del figlio.
Al centralino avvisano Kay che l'ambulanza sarà lì a minuti.
Il ragazzo con l'occorrente torna dal nonno iniziando a soccorrerlo come può.

Quella notte Kay e Rebecca l'hanno trascorsa accanto a letto di Kevin, senza chiudere occhio, ognuno immerso nei propri pensieri.
Il sovraffaticamento del nonno è solo un sintomo: ormai è chiaro che per loro è diventato impossibile stargli dietro.
Ma tutto ha un costo e anche la corsa al Saint Francis Memorial Hospital sarà un ulteriore problema da risolvere.
Ormai la luce filtra tra le tapparelle della camera d'ospedale.
Rebecca si è addormentata da poco sulla poltrona accanto al letto.
Il ragazzo rigira febbrilmente il biglietto tra le dita guardando la madre e il nonno dormire.
"Esco a prendere un po' d'aria" dice il ragazzo correndo all'esterno della camera.
Rebecca fa appena un cenno con la testa.
Kay si dirige alla prima cabina che gli capita a tiro.
Fa velocemente il numero.
Il numero è di un cellulare, roba di lusso.
Risponde Ashling, ancora mezza addormentata: "...Sì?"
Kay: "Tra due giorni sulla tomba. Da solo. Riferiscigli il messaggio."
Ashling: "...va bene..." poi, ormai sveglia: "...è successo qualcosa?"
Il ragazzo riattacca senza rispondere nemmeno. 
Aveva intenzione di parlarne prima con i suoi cari prima di prendere qualsiasi decisione, ma a quanto pare non c'è verso.
Si accascia lì un momento sul ciglio della strada.
Pensieroso rivede nella sua mente il volto del padre:(Cosa mi nascondi...?)

Due giorni dopo, la collina del Golden Gate National Cemetery.
Il nonno è ancora ricorverato in ospedale ma si sta lentamente riprendendo.
Kay aspetta all'ombra di un grande albero.
Sulla strada della collina, solitario un giovane uomo alto e pallido si incammina per il pendio.
L'uomo indossa un elegante completo blu scuro firmato con una maglia girocollo nera al posto della camicia.
Kay gli va in contro e per qualche istante quella figura gli sembra familiare anche se non l'ha mai vista in vita sua.
L'uomo si toglie gli occhiali da sole e li appende al collo.
Capelli spettinati castani incorniciano un volto pallido pieno di graffi con grandi occhi verdi che iniziano a squadrare il giovane: "Devi essere Kay, dico bene?"
Kay: "Per te sono ancora Kevin Shaw. Mi hanno detto che vuoi farti ascoltare?"
L'uomo alza le mani e sorride: "questo carattere non mente..." poi aggiunge: "Mi chiamo Brendan O'Shean. Sono tuo cugino anche se suona strano dirlo. Uh..." poi sospira: "mi ero preparato qualcosa di dire, ma mi sa che è meglio venire subito al dunque, cosa ne dici?"
Kay fissa l'uomo direttamente negli occhi: "Sono qui per questo." 
Brendan: "Immagino che tu sappia chi siamo. C'é scritto su tutti i giornali in fondo, non credo si possa evitare... bé, ne abbiamo fatte di cazzate in questi anni. Vorrei provare a rimediare agli errori del Padre... uh, cioè, mio nonno intendo. A cominciare da qui."  Brendan prende fiato e aggiunge: "Mi spiace, per tutto. Ti pongo le scuse ufficiali del clan per quanto riguarda tuo padre. Vorrei riallacciare i rapporti con te e i tuoi cari."
Kay si passa una mano tra i capelli: "Capisco. Ma a cosa debbo l'onore di essere ricordato dalla famiglia proprio adesso?"
Brendan: "vorrei che lavorassimo insieme. Il nostro clan sta morendo, Kevin Shaw. Le tue origini non mentono, sei uno di famiglia. Spero che questa parola assuma nuovamente un valore. Se c'è qualcosa che posso fare per dimostrarti la mia buona fede, chiedimelo e lo farò. In cambio, vorrei che ti interessassi alla nostra famiglia."
Il ragazzo prende un attimo di silenzio. 
Poi fa un lungo respiro. 
Prende il bigliettino della tasca dove vi è scritto il nome del nonno e l'ospedale.
"Mettiamo che scelga di lavorare per te perchè ne ho bisogno" Kay fissa ancora più strettamente l'uomo dritto negli occhi: "proteggerai due persone a me care come gesto di buona fede?"
"Lo farò. Hai la mia parola d'onore. Provvederò a tutto quello di cui la tua famiglia bisogno e tu lavorerai per me. Abbiamo un accordo?" Brendan allunga la mano.
Il ragazzo aspetta un secondo, poi sigla il patto.
E così, questo è l'inizio di un nuovo capitolo dell'esistenza di Kay.

Nei mesi successivi, Brendan mantiene la parola data facendo arrivare un assegno mensile a Kay per il mantenimento della sua famiglia senza chiedere nulla in cambio.
In questo modo lui e la madre sono in grado di provvedere al nonno.
Passata l'estate e l'autunno, assieme all'assegno arriva in fine una lettera di Ashling.
E' giunto il momento.
Kay annuncia alla madre il suo trasferimento al The College of The Bahamas di Atlas in conseguenza alla stessa borsa di studio che gli avevano assegnato e che li sta aiutando così tanto in questo periodo difficile.
Le promette che tornerà presto, che gli assegni continueranno ad arrivare nel frattempo.
Ma non c'è bisogno che dica nulla, una madre sa già.
Quei soldi piovuti dal cielo...

Se lo sono venuti a riprendere e a portarlo via.
Il sangue di Liam alla fine ha reclamato il suo tributo.

Before Altas Tales: seconda Issue completata!

Golden Gate National Cemetery di San Francisco, dove riposa Liam Shaw e una delle location della sessione

L'Issue di questa sera è stata molto coinvolgente ed ha scandagliato l'animo e le motivazioni di Kevin Shaw.
Abbiamo conosciuto la sua famiglia e la sua quotidianità fino a che il richiamo del sangue O'Shean non è giunto fino a lui. 
Come per la prima sessione, posterò la sua trascrizione in modo che possiate leggerla tutti.
Inoltre è entrata in scena un'altra comprimaria che ritroveremo ad Atlas: Ashling Flannaghan, giovane ragazza membro della famiglia fedele agli O'Shean che vive ad Atlas.
Non voglio aggiungere altro per non rovinarvi il piacere di leggere la sessione.
Continua il viaggio verso Atlas Tales!