mercoledì 6 agosto 2014

HIDDEN CREEK (II): diciannovesima sessione completata!


Le scelte più difficili sono quelle del cuore.
Nella sua sessione singola, complementare a quella di Henry, John VanDreel, alla ricerca assieme a Diane di un modo per riportare indietro Casey, è andato più lontano di quanto avesse mai potuto immaginare. Nessuno spoiler anche in questo caso, e anche in questo caso la sessione è stata quantomai corposa e lunga, in attesa dell'ultima sessione di Hidden Creek, il finale tanto atteso che si preannuncia quantomeno indimenticabile. 

A domani sera (aka Giovedì sera) con il Gran Finale!

martedì 5 agosto 2014

HIDDEN CREEK (I): diciottesima sessione completata!


Avvertenza: il contenuto dell'immagine potrebbe non corrispondere a quello della sessione.

Sessione che già sapora di finale per il nostro Henry.
Come ben saprete, la regola riguardo la sessione singola, specie se è ambientata praticamente in contemporanea con un'altra che sta per essere giocata, è di non fare spoiler di alcun genere riguardo al suo contenuto. Così farò, statene pur certi. Lasciatemi allora dire che è stata una sessione lunga e ricca di contenuti e che, se vogliamo, ha portato a compimento il percorso di Henry Kincaid. Cosa succederà nella sessione singola di John VanDreel? Lo scopriremo presto!

A stasera con la seconda sessione singola!

sabato 2 agosto 2014

HIDDEN CREEK LOG #17: FRIENDSHIP



HIDDEN CREEK LOG #17: FRIENDSHIP


Hidden Creek: Domenica 3 Luglio 1977,  tarda mattinata.
Appena usciti dalla residenza dei Turner, Henry e John ancora con addosso le orribili camicie di Ben Turner, si lanciano uno sguardo reciproco.
Entrambi sanno che, qualcunque cosa stia per accadere, non hanno più molto tempo: questa sera saranno ospiti con le loro famiglie a villa Løvenskiold e finalmente il Club si rivelerà loro.
Hollie, appena dietro i due, sempre spaesata: "E adesso...?"
La porta dei turner si riapre e, mentre i tre si voltano, Diane si rivolge a loro: "E adesso dobbiamo parlare... vi sono mancata, eh?"
John tira un sospiro di sollievo "Diane sono contento di vedere che stai bene almeno tu, ero in pensiero. Siamo stati dall'altra parte e abbiamo visto Casey." Il ragazzo racconta tutto quello che è successo.
Henry: "È triste da dire, ma tuo fratello mi ha dato una grande delusione."
Diane: "Casey... non so più che cosa pensare. E' così è stato veramente lui, ma perché? Perché non ne ha voluto parlare..." la ragazza assume un'espressione affranta: "Venite, facciamo due passi."
Henry: "Penso che nessuno di noi conoscesse la sua vera natura fino ad adesso."
"Secondo me per metterla chiara e semplice, il club la spinto fino a questo punto. Dobbiamo aiutarlo, non consegnarlo nelle loro mani." John lancia uno sguardo torvo a Henry.
Diane furiosa: "La sua vera natura? Si può sapere che cazzo dici? In questi ultimi due anni sei stato tu quello che lo ha visto più di tutti. Lo sai, vero?"
John calma l'amica, poi, rivoto a Henry: "Potrà anche aver fatto cose orribili, ma Casey resta nostro amico... Dobbiamo aiutarlo. Anche il club non si è fatto scrupoli a uccidere e ora vuole anche lui. Sinceramente, fra I due mali preferisco un amico che ha dato di matto a una banda di miliardari e agenti federali assetati di sangue e potere."
Henry: "Non essere  stupido....è stato lui ha voler rientrare nel club per uccidere....Guardiamo in faccia la realtà. Per lui eravamo estranei."
John: "Lui ha detto di voler uccidere Lazard per liberarci tutti... Ma chiaro, Henry, appena hai visto un tesserino degli agenti del tuo adorato governo hai subito deciso da che parte stare,"
Henry: "A differenza di te non vedo nemici nelle ombre."
Diane alza le mani, inviperita: "Ci rinuncio: anche adesso dovete far il vostro numero... lo capite o no che il tempo delle cazzate è finito?"
John: "Queste non sono cazzate, dobbiamo decider da che parte stare e cosa fare adesso. Henry ha deciso una cosa e io l'altra."
Henry: "No, John, ha perfettamente ragione: è finito il tempo delle cazzate. È tempo di assumersi le proprie responsabilità."
Diane punta il dito verso John: "Sì che sono cazzate, Jo. Tutti da una parte, va bene?" poi guarda dritto negli occhi Henry: "Allora cosa hai deciso? Eh? Perché è vero iddio che dobbiamo tirare fuori Casey da quel luogo, ok?"
John annuisce: "D'accordissimo. E dovremo portarlo lontano da qui, il più lontano possibile da Hidden Creek."
John: "E sappiamo anche come arrivarci. Potremmo addirittura provare a creare una chiave per portarci direttamente da lui. Solo una cosa pero', potrebbe non essere facile. Sospetto che non ci abbia detto tutto. Non ci credo che con tutti quei mostri la' dentro e' sopravvissuto tranquillamente prima che arrivassimo noi... io temo abbia trovato un modo per diventare un mostro anche lui, come minimo. Non credo vorra' farci del male, ma penso che dobbiamo stare attenti. Aveva detto che stare la' dentro troppo a lungo rende... simili ad animali."
Henry: "Il fatto è questo, tuo fratello è colpevole... ma la scomparsa di Prince mi puzza. Non mi fido di Lazard, ma voglio vedere cos'è il club con i miei occhi prima di prendere una parte. Quindi stasera andremo lì e saremo accondiscendenti ed educati, raccogliendo informazioni. Non mandate tutto a puttane per dei sentimentalismi. È un gioco pericoloso quello che staimo facendo."
John scuote la testa: "Sentimentalismi... stai dicendo di candare in bocca alla gente che ovviamente ha ucciso l'agente... e che potrebbe uccidere anche noi."
Henry: "Ovviamente? Non sapevo che avessi raccolto prove in tal senso? Come figlio di un poliziotto non accetto illazioni."
Diane: "Se dobbiamo farlo... lo facciamo adesso. Questo credo che sia chiaro, va bene? Lo prendiamo e ce ne andiamo... adesso." la ragazza stringe il pugno cercando di non farsi prendere troppo dalle emozioni: "Jo, Henry. Va bene...?"
John: "Io sono con te e lo sai. Se tu proprio vuoi andare dal tuo amico Lazard, vacci e digli che noi siamo andati a prendere Casey per cercare di farlo ragionare. ALmeno cosi' magari non cercheranno di ucciderci per un po'."
Henry: "Non sono convito. Per ora credo sia molto più sicuro dall'altra parte che qui, senza contare che lui non tornerà, e le nostre capacità di sopravvivenza sono decisamente ridotte da quella parte. Sarebbe un'impresa suicida."
John: "Se lo lasciamo di là, rischia di impazzirci... E prima o poi rischiano di andarlo a cercare. Io dico lo riportiamo di qua, lo facciamo ragionare e poi affrontiamo Lazard tutti insieme. Anche perche' come minimo adesso anche lui sta mettendo insieme un piano suicida per uccidere Lazard con chissa' quale metodo folle."
John scuote la testa: "Non voglio pensare che per Casey sia troppo tardi e non voglio abbandonarlo, non dopo tutto quello che abbiamo passato insieme... siamo suoi amici e glielo dobbiamo. Se quell'agente non fosse arrivato, lo avremmo convinto a tornare di qua."
Diane: "cosa dovremmo fare allora? Aspettare che lo vada a prendere l'FBI...? Tuo padre, John? Credete che vogliano veramente assicurarlo alla Giustizia, che lo mettano in prigione?"
John: (Mio padre al massimo lo chiude in un campeggio...)
Henry: "Voi fate ciò che ritenete giusto, ma io non mi imbarco in questa impresa."
Diane sospira: "Henry... ho sempre pensato che fossi una persona onesta... e lo penso ancora. Forse hai ragione, forse è sbagliato. Ma a volte le azioni sbagliate, viste da un'altra prospettiva, non sono così male. Pensaci... sicuramente tuo padre, la pensa come noi" la ragazza si lascia scappare una risatina nervosa, senza scherno, sono con tanta stanchezza: "Domandati qual'è la "Giustizia" che tanto ti ha insegnato."
Henry: "Il mio ideale di giustizia non prevede l'imbarcarmi per un impresa disperata in un mondo popolato da creature assassine per salvare una persona che ha detto di star bene dove si trova. Facciamo così, forse è meglio: io andrò al ricevimento e verificherò di persona le loro intenzioni. Voi provate a portare via Casey, in modo che né Club né l'FBI lo trovino mai. È tutta l'elasticità mentale che posso concedervi."
John esclama: "Wow! Così per salvare un suicida se ne crea un altro! Però in effetti Lazard non sembra intenzionato a ucciderci subito, quindi dovresti essere relativamente sicuro."
Diane: "Va bene, Henry... va bene. Jo, speriamo che Casey ci scolti..."
Henry: "Lui non vuole ucciderci, vuole il nostro potere per qualche scopo. Vediamo perché."
John: "Se Casey non ci ascolta, gli diamo una botta in testa e lo portiamo via di peso."
Diane, abbozzando un sorriso sincero: "Vedi di non metterti nei guai, eh, Kincaid Jr. ..."
Henry: "Se dovessi mettermi nei guai, basta che trovi un arma da fuoco ed è tutto sistemato. Dio benedica l'America!"
John: "Comunque ragazzi, prima di andare, propongo che ci dividiamo le chiavi che abbiamo, Henry. Noi potremmo prendere il giardino che intanto ci serve e tu potresti prendere la sorgente per salvarti se le cose si mettessero male. Ma la cosa che vorrei capire è se possiamo crearle come ha fatto l'agente."
"L'idea della chiavi mi pare giusta." Henry passa la chiave del giardino a John.
John si lega intorno al collo con uno spago la chiave del giardino: "Grazie. Allora, la sorgente chi la prende?"
Henry: "La tengo io ovviamente."
Hollie, che intimidita dal litigio dei tre amici se ne era stata in disparte: "Henry... John. Uh. So di non essere molto utile ma... potrei accompagnare Henry alla villa stasera. Quella la conosco abbastanza, ci sono già stata con mio padre."
John annuisce: "Hollie, mi sembra un'ottima idea, ti ricordi qualcosa di particpolare della villa? Magari un modo per uscire se dovete scappare."
Henry: "Sarà un onore poterti accompagnare."
John con un sorrisino: "Henry, ricordati che e' impegnata."
"Il nostro amico sembra preferire grossi canidi a lei, quindi è giusto consolarla." Henry per la prima volta in vita sua fa l'occhiolino a John.
Hollie: "Il signor Lazard accoglie gli ospiti "regolari" nel salone grande, ma c'è, beh, molto di più... il vero Club si trova sottoterra, c'è, uh, una specie di bunker sotto la villa."
John si stupisce un attimo: "Aspetta, stai dicendo che sei gia' stata a una riunione del club?"
Hollie, un po' delusa: "Ve l'ho detto, no? Sarei dovuta entrare nel Club."
Henry: "Risvolto interessante. Con tutte queste informazioni sarà più semplice uscire. Comunque ti do un consiglio, Jo: quando usarai la chiave prendi un'auto e una scorta di armi. Non andare di là allo sbaraglio. Quelle bestie mirano ad uccidere."
John: "Per curiosità, perche' non ti hanno fatto entrare?"
Hollie: "Perché il signor Lazard aveva dichiarato la nostra generazione un fallimento. Addolorato per quanto accaduto, non mi ha iniziata al Club. Dopo che rRbecca se ne era andata e con voi, bé, senza memoria, ero rimasta sola." la giovane poi muove le braccia in eccitazione: "Oh, oh! Ma adesso ha ricominciato, sapete? A reclutare nuovi bambini. Con il prossimo ampliamento di Hidden Creek previsto per i prossimi anni, arriveranno in città nuove famiglie!"
"Ma che bello..." John fa uno sguardo inorridito.
Hollie, senza aver colto lo sguardo di John, è contenta di questi sviluppi: "Lo sapete che raddoppieremo la popolazione entro l'Ottantacinque? Tutti quegli edifici e case abbandonate verranno recuperate, torneremo allo spendore degli anni Trenta. Uh. Così dice sempre mio padre."
Henry: "Ma come fai a sapere tutti questi dettagli?"
Hollie sorride a Henry: "me lo dice sempre mio padre." la ragazza fissa i tre che la guardano con occhi interrogativi: "Mio padre, Roger Dewey, è l'architetto personale del signor Lazard, è una delle persone che ha ridato vita a Hidden Creek prima che venissimo a viverci." Hollie è delusa: "questo dovreste ricordavelo però..."
John sospira: "Ha fatto un ottimo lavoro, gli siamo tutti grati, Hollie..."
Henry: "A questo punto dovremo andare a casa e prepararci."
John: "come dicevo, vorrei provare alcune cose con le chiavi. Tra l'altro, visto che c'è di tutto dall'altra parte, stavolta non voglio arrivare impreparato, anche se lo dico sempre..."
John si volta verso Diane "Propongo di trovare un posto isolato dove fare alcuni esperimenti: dobbiamo imparare a usare le chiavi per difenderci. E comunque ne dobbiamo creare una per raggiungere Casey, il giardino è immenso."
Diane: "Allora... ci separiamo."
Henry: "Fate attenzione... John VanDreel, se succede qualcosa a Daine, non ti perdonerò... Ho già perso troppe persone care in questa storia."
John sospira e poi abbraccia Henry: "Credo che sarà lei a dover proteggere me, visto l'andazzo delle ultime volte. In bocca al lupo, Henry. Non fate follie, se le cose si mettono male scappate. Ah, e cercate di dissuaderli dall'ucciderci per favore."
Diane allunga la mano verso Henry: "Lo so che non è facile essere amico dei gemelli Turner ma... buona fortuna Henry."
Henry in un gesto inconsueto per lui, trascina nell'abbraccio Diane: "Fate attenzione."
Diane è sopresa, ma non oppone resistenza e anche Hollie si getta nell'abbraccio di gruppo.
Henry: "Fate in fretta, non credo che al club prenderanno bene una vostra assenza."
I due migliori amici si dividono, pronti per seguire ciò che ritengono più giusto.
Questa è forse la giornata più limpida avuta fino adesso in questa calda Estate. Oggi Hidden Creek appare ancora più viva del solito, o forse è solo la loro impressione percorrendo con occhi nuovi le strade un tempo così familiari. Se si dovesse scegliere un giorno ideale per rappresentare questa piccola comunità, i suoi desideri e le sue speranze, sarebbe questo. Nessuno ha idea di quanto sta per accadere tra poche ore. 

Forse, questo è l'ultimo giorno che resta a Hidden Creek.

FINE DELLA SESSIONE

Disco Inferno: intermezzo musicale

Questo potrebbe essere l'ultimo Sabato dell'intermezzo anni Settanta!

E allora: Disco! Visto che ci avviamo alla conclusione di Hidden Creek, se non ci saranno contrattempi, questo Sabato sarà con molta probabilità l'ultima occasione di postare un po' di Disco Music, croce e delizia degli anni '70... Ascoltiamoci dunque uno dei classici per eccellenza: Disco Inferno, anno 1976, singolo tratto dall'omonimo album dei The Trammps.
Non c'è altro da aggiungere!




Di seguito, un'esibizione:


Al prossimo aggiornamento!

HIDDEN CREEK LOG #16: TRUTH



HIDDEN CREEK LOG #16: TRUTH


Qualcosa è cambiato.
Dapprima è solo una pozzanghera per terra tra lo sterpame. Poi, è un boato assordante, improvviso. Con una velocità sorprendente, una massa d'acqua incalcolabile, un muro alto diversi metri, si avvicina travolgendo ogni cosa al suo passaggio. Le rovine di Hidden Creek vengono sommerse da una forza dirompente che si insidia dentro ogni anfratto. E infine, la barriera d'acqua li raggiunge sopraffacendoli mentre  l'inondazione  si richiude inesorabilmente sopra di loro.

La Sorgente.

Henry si sente trascinato a fondo. Fa appello a tutta la forza che ha nelle braccia e nelle gambe per cercare di risalire in superficie. John si dimena e e cerca di portare le mani davanti a sé facendole passare sotto I piedi. La superficie si fa sempre più lontana mentre il cielo oltre il muro d'acqua sopra di loro sembra come richiudersi.
L'oscurità avanza.
Henry mentre con tutta la sua forza punta verso quella luce che diviene sempre più flebile, scorge una grande sagoma con la coda dell'occhio. Un'ombra sfreccia nella direzione opposta, verso il fondo.
John a fatica, riesce a portare le braccia davanti a sé anche se il respiro comincia ormai a mancargli. La superficie non è sembrata mai così lontana. L'acqua è mossa, vorticosa poco si distingue per i detriti sollevati dall'improvvisa inondazione. John tenta di aggrapparsi a un detrito che va verso l'alto e cerca di spingersi su con le gambe con tutte le sue forze.
Henry cerca un oggetto nelle sue tasche, uno qualsiasi e pensa: "Se lo ha fatto Jo, posso farlo anche io!"
Nel frattempo John cerca disperatamente di pensare di chiudere la porta che ha aperto.
Henry trova nella sua tasca una delle due chiavi in loro possesso.
John, attaccato ad un pezzo di legno che risale rapidamente in superficie scorge anch'esso l'ombra che discende, superandolo anche lui e andando e scomparire sul fondo.
Henry con il poco fiato rimasto prega affinché la porta di quella chiave si apra, anzi, pretende che avvenga.
Il livello dell'acqua sembra aumentare all'infinito mentre la luce penetra ormai da un foro appena visibile, poco più che un unico raggio di speranza. I desideri dei due ragazzi si combinano assieme mentre ormai anche l'ultima luce svanisce, lasciandoli immersi nella totale oscurità. L'infinita massa d'acqua che li circonda acquista rapidamente una nuova forma, mentre, bruscamente la superficie li accoglie, sempre nell'oscurità.

Respirando a pieni polmoni, benché al buio, sono riemersi dagli abissi della Sorgente.
John: "Henry... che e' successo? Penso di essere riuscito a... chiudere la porta."
Henry: "Dove siamo?"
John: "Aspetta..." John controlla se ha ancora il suo zaino, magari la torcia funziona ancora per miracolo. Lo zaino è ancora sulle sue spalle, e, nonostante il suo contenuto sia bagnato, scrollando la torcia a fatica, date le manette, riesce a produrre un fascio di luce tremolante.
La torcia elettrica illumina quella che sembra essere una grotta. Il soffitto è molto basso ma sembra esserci una riva poco distante. Su di essa, l'agente dell'FBI Alston è assieme ad Hollie, svenuta tra le sue braccia. John e Henry si rendono conto di essere immersi in uno degli anfratti  dell'Hidden Creek.
John: "Che diavolo... siamo di nuovo a Hidden Creek? Henry, hai chiuso il giardino?"
Henry fruga tra le tasche dell'agente e cerca le chiavi delle manette e le tira John.
Alston lascia frugare Henry nella sua giacca mentre sospira: "Cosa vi è saltato in mente?"
Henry: "Dobbiamo collaborare se volgiamo uscire agente."
Alston annuisce, stanco per la nuotata fuori programma: "VanDreel, puoi illuminare la superficie dell'acqua?"
John ignora l'agente e controlla se Hollie sta bene.
Henry: "Non sappiamo controllare questo potere a quanto pare.
Servirà il suo aiuto se vogliamo uscire."
Hollie pian piano riprende conoscenza, con lo sguardo perso nel vuoto tenta di capire cosa è successo.
Alston l'aiuta a sedersi.
"Il suo aiuto un corno..." John si volta verso l'agente "È lei che ci ha costretto a fare questo. Per favore vorrei, la sua pistola: non voglio che provi a spararmi di nuovo."
Alston si limita a rispondere: "Ragazzo... non ci provare nemmeno. Kincaid, tu mi sembri una persona ragionevole. Voglio farvi capire che, nonostante siamo partiti col piede sbagliato, sono dalla vostra parte."
Henry molla un pugno a John: "Stai zitto per una volta. Ci hai messo in questo casino per le tue infantili rimostranze!"
John cade a terra e tace, guardando torvo Henry.
L'uomo da una pacca sulla spalla a Hollie: "tutto bene, ragazza?"
Hollie tossisce e si limita ad annuire.
Henry: "Ora agente, come cazzo usciamo da qui?"
"Quando mi sono immerso per salvare la vostra amica, devo aver perso la mia maschera. Forse è riaffiorata qui vicino." Alston guarda John: "ora, se vuoi farmi quel piacere e puntare la luce  sull'acqua, magari la troviamo." l'uomo sospira nuovamente: "Le grotte sotto la città sono una serie di cunicoli intricati e sarà un casino uscirne senza una mappa... e poi, quella luce non durerà all'infinito."
John non dice niente e obbedisce.
Henry: "Ma non possiamo usare un altra chiave o attribuire ad un oggetto il valore di chiave?"
Alston, mentre scruta la superficie limpida dell'acqua nella grotta alla ricerca della sua maschera: "Non è così semplice figliolo... però..." l'agente si zittisce un secondo e poi: "Un momento, svuotate le vostre tasche e i vostri zaini."
Henry gli mostra le sue chiavi.
Alston: "No, no. Quelle hanno già un valore assegnato..."
John vuota tutto sul pavimento della grotta.
Alston osserva il contenuto dello zaino di John: "forse, possiamo creare una chiave di fortuna, ma mi serve qualcosa che abbia un valore simbolico per voi."
Hollie svuota le sue di tasche: ne esce qualche spicciolo e le chiavi di casa.
Henry estrae la foto del club, sebbene sempre più rovinata l'immagine è ancora comprensibile: "Questa potrebbe andare? È il simbolo di chi eravamo."
John fruga tra gli oggetti sul pavimento ed estrae una radiolina: "E questa? Abbiamo usato queste radio dai primi tempi del club."
John osserva la foto senza espressione: "Ah, ancora meglio... anche se non mi ricorda nulla."
Alston osserva questi oggetti: "Uhm... potrebbero andare. Vediamo, una foto del vostro club, una radiolina..." l'uomo: "chi vi ha dato quella foto?"
John non dice nulla e aspetta che sia Henry a  rispondere.
Henry: "È stata la nostra amica Diane, qualcosa non va?"
L'agente: "No, anzi, è perfetto. E' un collegamento con una persona a voi cara. Spero che possa bastare."
Alston prende il mazzo di chiavi di  Hollie: "Sono le tue chiavi di casa, giusto?"
Hollie: "s-sì."
L'uomo raggruppa i tre oggetti: "Ora viene il bello: i totem funzionano per associazione di idee, la loro creazione richiede un grado di affinità con gli oggetti in questione per poter creare un collegamento. Avete mai giocato all'associazione libera di idee? Non è poi così differente: bisogna creare una catena di idee con gli oggetti in questione, questi creeranno un ponte, una "porta" che ci permetterà di uscire di qui..." l'uomo fa un respiro profondo: "vediamo cosa viene fuori."
"Ora vi guiderò in questo procedimento... l'ho già fatto altre volte, ma non in queste condizioni..." Alston fissa John: "quella radiolina, che cosa ti fa venire in mente?"
John fissa un attimo l'oggetto: "Mi fa pensare alla radio che avevamo..."
Alston: "Riassumi questo pensiero in una parola, può essere un sentimento, un oggetto... basta che mi dai una parola."
John ci pensa un attimo: "Amicizia."
Alston: "Ottimo. Henry, quella fotografia, cosa ti fa venire in mente?"
Henry: "Amici che ci hanno aiutato.....Legami"
Alston: "Perfetto." l'uomo si volta verso Hollie: "signorina Dewey, questo mazzo di chiavi cosa le fa venire in mente?"
Hollie ci riflette un secondo: "sono le chiavi di casa... uhm... uhmmm... "casa"?"
Alston: "Bé, penso che possa andare."
L'uomo, estrae dalla sua giacca il suo tesserino dell'FBI e, facendo l'occhiolino ai tre, col suo forte accento texano: "lo uso sempre come jolly... "dovere"." L'agente lo posa assieme ai tre oggetti: " "Legami", "Amicizia", "Casa", "Dovere"..." dopo una pausa drammatica, l'uomo, dopo aver constatato di avere l'attenzione dei tre, dichiara: " "Il Legame di Amicizia che unisce queste persone ci condurrà all'uscita di questo labirinto ritrovando la strada di Casa: è il Dovere di questa chiave."
Dopo aver pronunciato questa formula, la torcia di John d'improvviso si spegne. Una flebile luce brilla per qualche istante illuminando l'oscurità piombata su di loro, flash troppo rapido perché si possa scorgere altro se non le persone presenti. Finalmente, l'oscurità diviene penombra: la luce del giorno penetra dalle finestrelle di quello che sembra essere un garage. L'auto di Benjamin Turner si trova a pochi passi da loro.
Henry: "Siamo finiti in casa di Diane?!"
John si guarda un po' intorno "Non pensavo fosse cosi' facile creare una di quelle chiavi."
L'agente scruta il garage, poi si china a recuperare il suo tesserino: "Di fatti non lo è."
John recupera la radiolina.
Henry si china e riprende la foto: "Forse dato che siamo qui, sarebbe il caso di comunicargli la decisione del figlio."
John: "A me e' sembrato facile... o e' tutto "addestramento"?"
L'uomo tenta di aggiustare il completo scuro ancora zuppo d'acqua: "Ho impiegato quindici anni di studio per raggiungere questo grado di naturalezza, ma richiede di andare contro gli schemi logici di causa ed effetto a cui il nostro cervello è naturalmente abituato. Le chiavi, le porte... quelle creature. E' tutto più simile al sogno. Prima di entrare a far parte dell'FBI ero un antropologo, ho continuato a girare il mondo per il Bureau alla ricerca di nuove tecniche e nuove porte... Il Mondo è molto più grande di quanto possiamo immaginare."
John sbuffa e annuisce "Non stento a crederlo."
L'uomo apre la porta che conduce in casa Turner: "sono stupito comunque, è chiaro che non è la prima volta che vi cimentate in qualcosa del genere. Il signor Lazard me ne aveva parlato ma... sono colpito."
John fa un sorrisino "Pare che abbiamo un "dono". Ma ci ha portato solo guai finora."
Henry: "Che intendeva nel dire che il disastro di 4 anni fa era colpa nostra?"
Alston: "Voglio dire esattamente quello che ho detto. Durante la prova di iniziazione dell'estate di quattro anni fa, quattro di voi hanno creato il Blackout."
Sentendo aprire la porta del garage, Diane si alza dal divano e va a vedere chi è. Suo padre Ben spunta dalla porta del salotto mentre la ragazza corre verso John e gli altri.
John sorride un po' fiacco: "Diane... sono contento che stai bene."
Henry con una faccia scura dice: "Vi dispiace se entriamo e parliamo un po'?"
Una voce decisa ma cortese, dal salotto li accoglie: "Ma certo, anzi, speravamo che vi presentaste..."
Superato Benjamin, la figura di un uomo elegantemente vestito con un completo bianco si appresta ad accoglierli. L'uomo sulla cinquantina, capelli grigi tirati indietro e folte sopracciglia nere, con l'accento tipico delle loro parti: "Abbiamo molto di cui parlare."
Alston scatta sull'attenti: "Signor Lazard, non sono riuscito a portare indietro il ragazzo... in compenso ci sono tutti gli altri qui."
"Quindi infine è lei la persona che ci darà le ultime risposte." Henry si accomoda senza fare complimenti.

Nel salotto di casa Turner, il gruppetto di ritorno dalla ciò che si trova oltre la realtà di Hidden Creek si sistema come può mentre Benjamin distribuisce loro asciugamani e abiti asciutti presi dal suo armadio.
Il signor Lazard attende pazientemente che si siano ricomposti mentre finisce di parlare con Diane in cucina.
Alston, con indosso un'orribile camicia di una taglia più grande e dei pantaloncini corti del signor Turner: "Francamente, quando ho perso la maschera ho temuto che saremmo restati a marcire in una di quelle dannate grotte... quanti turisti ci sono morti lì dentro comunque?"
Hollie, che se l'è cavata con dei vestiti di Diane: "Uhm, troppi?"
Henry: "È perché sono canadesi....non riuscirebbero nemmeno ad allacciarsi le scarpe senza l'aiuto della guida turistica."
Warren Lazard ritorna con Diane per sedersi vicino ai nuovi arrivati. Poi, guardando John e Henry: "Ho aspettato quattro anni, ma alla fine siete tornati."
John lo fissa senza espressione. "Non ci ricordiamo ancora nulla, comunque. Immagino che ci spiegherà tutto."
Henry: "Per noi è come se fosse il nostro primo incontro, spero sarà comprensivo."
John sbuffa alla servilità di Henry.
Lazard: "Posso solo immaginare come vi sentiate... ne parlavo giusto con Diane."
La ragazza si limita ad annuire.
Lazard: "Come prima cosa, vorrei scusarmi con voi, se ci sono state delle incomprensioni. La nostra decisione di lasciarvi fuori dal Club è stata molto sofferta, ma necessaria."
Henry: "Necessaria per il fatto di non riuscire a controllare bene il nostro dono e aver provocato il Blackout?"
Lazard sospira: "Non esattamente: mi riferisco al vostro tradimento nella fattispecie. Durante la prova d'iniziazione al Club, qualcuno di voi, o tutti, poco importa, ha deliberatamente tentato di aprire la porta che conduce direttamente a colui che alimenta la sorgente di vita e di morte che rende vitale l'Hidden Creek e tutte le creature che vi abitano, umani e non. In questo tentativo, grazie al cielo non riuscito, avete messo in serio pericolo tutti gli abitanti di questa comunità ed avete perso la memoria."
Lazard: "Anziché punirvi per qualcosa di cui non possedete memoria, abbiamo deciso di comune accordo di estromettervi dalle nostre attività."
Diane scuote leggermente la testa: "Tutto questo sembra ancora un sogno..."
John: "E adesso? Vi dobbiamo chiedere scusa? Ce ne possiamo andare? Che ne sarà di noi?"
Henry: "Non vorrei essere quello che punta il dito, ma probabilmente è stato Casey: l'abbiamo incontrato dall'altra parte, è scappato preferendo una vita di isolamento assieme alle creature di quella parte.
Ha ammesso di essere il colpevole e di volerla uccidere...." sospira " ...Era giusto che lo sapeste."
Lazard: "Casey... già." l'uomo risponde a John: "Visto i recenti avvenimenti, è plausibile ipotizzare che sia stata sua la responsabilità di quanto accadde quattro anni fa. A questo punto, potrebbe essere interessante una nuova iniziazione al club, sempre che siate disposti."
A quelle parole Benjamin è quasi scosso.
Diane: "Che ne sarà di mio fratello?"
Lazard: "Vorrei che la questione si risolvesse nel migliore dei modi, mia cara, lo voglio veramente."
"Cioè vorrebbe che sparisse, come sembra sparire la gente che si oppone al club?" John scuote la testa "Perché dovremmo volere ritentare di accedere al club, non sappiamo nemmeno cos'è."
Henry: "Credo che se gli vogliamo bene, sia meglio lasciarlo in pace. Sembra essere appagato con se stesso in quel mondo. La sua offerta non mi sorprende, avevo capito che avrebbe proposto questa cosa fin da quando l'ho vista qui dentro. La mia risposta e che ci devo pensare, e devo parlarne con i miei. Gli ho dato molte preoccupazioni e ho pensato che fossero ipocriti quando volevano solo proteggermi."
"Credo sia meglio lasciarlo in pace? Sei tu quello che non ha battuto ciglio mentre lo stavano arrestando e mentre mi stavano per sparare..." John sbuffa di nuovo "Comunque, ci spieghi un po' di questo club una volta per tutte."
Lazard: "Capisco tutte le vostre perplessità, John, e vorrei che veniste a vedere di cosa si occupa il The Old Gentlemen's Club con i vostri occhi." poi per tentare di tranquillizzare tutti: "Riguardo a Casey: non voglio che gli venga fatto alcun male, ma quello che ha fatto in questi quattro anni non può essere dimenticato. E' ricercato dall'FBI, i suoi crimini purtroppo sono più che reali."
John annuisce: "E vediamo tutti da che parte sta l'FBI. Da quella giusta, ovviamente, come sempre. Comunque d'accordo, mi sembra che qui si stia cercando di ragionare come persone civili. Verrei, sempre che l'agente me lo consenta, visto che immagino di essere in arresto."
Alston: "Non sei in arresto, la situazione era tesa e non bisogna mai abbassare la guardia quando si è dall'altra parte. Se posso permettermi, vi consiglierei di dare ascolto al signor Lazard."
Henry: "Una sola cosa però: che fine a fatto l'agente Prince? Abbiamo trovato i suoi effetti nella casa diroccata  che dava sulla sorgente."
Lazard: "I suoi oggetti personali? Questa mi è nuova. Abbiamo fatto in modo che fosse riassegnato ad un nuovo caso e che avesse lasciato la città."
"In pratica, la questione si e' risolta "nel migliore dei modi"." John fa un sorrisino gelido.
Lazard: "Certo, nel migliore dei modi."
Henry, rivolto a John: "Beh, non è da escludere che terzi si a occuparsi di lui....ricordati di Ron e sua sorella."
John: "Certo, ovvio. Due sbandati che attaccano un agente della DEA senza motivo, e non era nemmeno del club. Certo. Stai diventando bravo a trovargli delle scuse, sai? Il signor Lazard ha l'aria di uno che se la cava bene anche senza il tuo aiuto."
Lazard si fa serio: "Vi riferite ai fratelli Tamlyn? Diane mi ha raccontato tutto..."
Diane: "Dovevano saperlo... quella notte è stata infernale."
Lazard: "Henry, tuo padre ed i suoi colleghi sono andati a cercarli, ma non li hanno trovati."
Henry: "Loro sono una minaccia concreata, che è bene estirpare quanto prima. Ma perché nel resto della città c'è quest'astio verso il club?"
Lazard: "E' per via di quanto successo quattro anni fa: il patto di fiducia tra i membri e gli abitanti si è infranto: la gente non si sente sicura, Henry, è spaesata dopo il Blackout."
John: "Veramente da quanto mi ricordo quei due volevano entrare nel club a tutti I costi e pensavano di riuscirci uccidendo noi... quasi come se fosse una cosa che avrebbe... fatto piacere al club."
Lazard, leggermente infastidito: "Non accettiamo gente simile nel Club. E non ci si può proporre, si viene scelti."
John: "Già, infatti. Brutta gente quella che uccide per ottenere quello che vuole. Comunque a noi ci avete scelti per questo dono che abbiamo?"
Lazard: "A che "dono" ti stai riferendo, John?"
John: "Era una cosa che diceva Ron, speravo potesse dirmelo lei. A meno che non sia il dono di cacciarsi nei guai, in cui sembriamo essere maestri. Forse si riferiva al fatto che siamo riusciti ad aprire quella porta che diceva prima, causando il blackout. Ci aveva provato qualcun altro prima? Dove si trova?"
Lazard, sempre con espressione terribilmente seria: "Credo che avremo ancora molto di cui parlare." poi, stemperando la tensione: "La porta? E' l'intera Hidden Creek. La domanda giusta è: qual'è la chiave? Volete vederla? Rinnovo il mio invito: venite a Villa Løvenskiold, vorrei avere la possibilità di mostrarvi il motivo esatto dell'esistenza del Club."
Henry: "E sia. San Tommaso diceva "vedere per credere", quindi mi pare giusto darvi questa possibilità."
John: "E se dicessimo di no? Si risolverà di nuovo "tutto per il meglio"? Ancora non capisco perché ci rivolete dopo tutto il casino che abbiamo fatto."
Lazard sta quasi per perdere la pazienza: "Perché vi rivogliamo? Perché ho passato anni ad insegnarvi cos'è giusto e cos'è sbagliato, anni a mostrarvi le meraviglie che si celano oltre le stelle, anni in cui vi ho considerato come dei figli... ecco perché. Avevo fiducia in voi. E... ne ho ancora adesso. Per questo quando Casey venne da me lo accolsi a braccia aperte."
John aggiunge: "Una cosa che mi sono sempre chiesto, ma nel blackout si e' fatto male qualcuno? A parte noi intendo."
Lazard, dopo aver respirato profondamente, riprende la sua naturale espressione: "No, ma ci andammo vicini, molto vicini."
John: "Ah, meno male. Almeno so che non sono responsabile di morti e feriti... io. Comunque speriamo di non deluderla di nuovo, vero Henry?"
Henry: "Come ho detto, valuterò con i miei occhi e con la mia testa ciò che è giusto o sbagliato. Non le garantisco niente, ma almeno da parte mia sono disposto a visitare la sede del club ed accertarmi di ciò che fate."
Lazard a questo punto, soddisfatto della risposta si alza e facendo cenno all'agente di seguirlo, si congeda: "Vi aspetto questa sera, venite pure con i vostri genitori, ci tengo... anche lei, signorina Dewey, ci faccia la cortesia di deliziarci con la sua presenza e quella dei suoi genitori."
L'elegante milionario lascia dell'abitazione assieme all'agente Alston e accompagnato alla porta dal signor Turner.
John si volta verso Diane, il suo tono ormai è solo stanco: "Diane, tu stai bene?"
Diane abbraccia John, cogliendolo di sorpresa. Prima che possa reagire, sussurra al suo orecchio: "Dobbiamo salvare Casey... lo sai vero?"

Il pomeriggio è ormai tardo, nella foresta le ombre hanno ormai invaso il sottobosco dove le piccole creature che vi abitano cominciano a strisciare fuori dai loro nascondigli. La grande Luna Azzurra si staglia oltre il tetto di rami della pineta. Casey Turner riposa sdraiato sulla logora coperta che ha recuperato da qualche parte. Lì, all'interno della nuova base segreta, costruita arroccata su uno degli alti pini che sovrastano gli infiniti boschi del Giardino, le ombre non fanno paura.
Accanto a lui, l'amico di sempre. Con il viso da profonde occhiaie e dallo sguardo rivolto alla Terra, Casey sussurra alla persona che sempre ha tenuto lui compagnia in questo mondo: "Ti prometto che questa volta anche loro verranno con noi. Un nuovo Club ci aspetta, ma solo quando avremo finalmente distrutto quello vecchio."
Non una voce, ma un sibilo indistinto risponde al ragazzo.
Casey, come a comprendere il rumore strisciante, risponde dolcemente: "Sì, non mi sono dimenticato della porta. La chiave è quasi finita."
Le entità striscianti e sibilanti che avvolgono il giovane subito si dissolvono quando un paio di voi raggiungono la serenità del rifugio. Casey i affaccia da quella specie di casa sull'albero per guardare chi sia venuto a disturbarlo. I tue fratelli Tamlyn, arrivati fin sotto al rifugio con fare sicuro richiamano Turner. Ronald alza al cielo una fiala contenente del liquido rossastro e la mostra con orgoglio al giovane: "Ora ci farai entrare nel tuo Club?"
Casey Turner senza esitazione: "Benvenuti, la serata più importante della vostra vita sta per cominciare..."

FINE DELLA SESSIONE

venerdì 1 agosto 2014

Non dimentichiamo i pionieri

Che poi non dimentichiamo che musicalmente gli anni 70 sono anche...


Il pubblico e' l'immagine vivente del wtf.

FRIENDSHIP: diciassettesima sessione completata!


Verso la fine del viaggio.
Le strade dei nostri due protagonisti questa sera si sono divise. Due modi di vedere il mondo in opposizione tra loro trovano nell'amicizia un motivo per coesistere. Nelle prossime due sessioni singole, che andranno a comporre il finale di Hidden Creek, Henry e Hollie si richeranno ad incontrare Warren Lazard e il resto del Club mentre John e Diane tenteranno di riportare indietro Casey una volta per tutte. L'arrivederci di stasera potrebbe essere stato un addio...

Anche il nostro viaggio nel Wisconsin della fine degli anni Settanta sta per giungere a termine. Hidden Creek è stata una campagna piacevole nella tradizione di questi gdr narrativi. Abbiamo vissuto un'Estate assieme ai ragazzi del The Old Gentlemen's Club e ai misteri della piccola provincia americana cercando di guadagnare un lieto fine. Riuscirà questa impresa?
   
Alla prossima settimana con la conclusione di Hidden Creek!