sabato 26 luglio 2014

Bad Luck: intermezzo musicale

Lo sapete: Sabato sera = Disco.

Rapido intermezzo musicale in mezzo alla serata di campionato: stasera vi presento Harold Melvin & The Blue Notes, band di Filadelfia attiva dagli anni Cinquanta e salita alla ribalta nei Settanta, e il loro singolo Bad Luck, anno 1975, tratto dal loro album delo stesso anno To Be True.


Di seguito, il video di una loro esibizione dal vivo:


Al prossimo aggiornamento!

HIDDEN CREEK LOG #13: QUIDLIVUN



HIDDEN CREEK LOG #13: QUIDLIVUN


Un tardo pomeriggio di inizio Luglio, Hidden Creek.
PINEWOOD SAWMILL MUSEUM, così recita la grande scritta posta sopra l'arco d'ingresso all'attrazione principale della placida cittadina del Wisconsin. L'autobus grigio metallizzato del museo, dopo aver percorso la strada asfaltata che si snoda nella foresta, giunge finalmente nel grande spiazzo del parcheggio, oggi al completo. Dopo quel tragitto breve ma piuttosto scomodo, Henry, John e Hollie con grande sollievo scendono dal veicolo assieme alla comitiva di turisti canadesi col loro tipico accento e si avvicinano lentamente alla biglietteria. Sono ormai le sei emmezza ma per i sette giorni del Summer Festival il museo resterà aperto fino a sera, senza contare tutta la parte del villaggio storico che permette di pernottare nel "vecchio Nord-Ovest", o qualcosa di simile. Come spesso accade, chi vive accanto a questo tipo di attrazioni raramente le visita più di una volta, svogliatamente.
John: "Hollie, puoi dirci qualcosa di più su questi fantasmi che vede la gente? Tu ne hai mai visto uno?"
Hollie: "A dire la verità, no. A parte il Blackout ho cercato di non farmi coinvolgere in tutto questo. Però, se Casey ci crede io mi fido. "
Henry: "Io ho visto solo un sacco di canadesi, le schiappe d'America. A questo punto è Casey quello che sembra saperne di più: conducici da lui per favore."
John: "Ti ha detto dove conduce la sua chiave? Le chiavi che conosciamo hanno un nome..."
Hollie risponde con una certa incertezza: "Credo che mi abbia accennato a un cortile o qualcosa di simile, forse un giardino. La sua idea è che questa chiave sia una specie di calamita: ti conduce alla porta e viceversa. Non so cosa volesse dire con questo." La ragazza aggiusta il cerchietto sulla sua testa: "Credo che si sia costruito da solo una chiave."
Henry: "Come è possibile?"
Hollie alza le spalle: "il più delle volte non capisco cosa voglia dire, ma lo sentirei parlare per ore."
John: "Se ci pensi forse ha un senso. Alla fine anche Shelly ha detto che le chiavi sono "solo un simbolo". Sembrava quasi non avessero davvero importanza. Quello che va capito è il loro collegamento coi mostri. La tigre era nella fonte, che era una caverna. Invece Shelly ha creato lo stesso effetto ma in un contesto reale. A meno che la "porta" fosse qualcos'altro in quel contesto, non una porta fisica. O forse, la tigre era nella "fonte" solo per caso, non è detto che i mostri stiano dentro le porte."
Hollie è confusa: "Shelly Tamlyn? E poi, quale tigre?"
Henry: "Una lunga storia di cui anche noi abbiamo capito poco."
John: "Sono dei mostri che abbiamo visto, due notti. Ci hanno quasi ucciso. Ma scusa, Hollie, tu dopo il Blackout non hai perso la memoria? Tu ti ricordi di cinque anni fa... quindi questa cosa ha colpito solo noi. E Casey? Lui si ricorda?"
Hollie: "Non sapevo della vostra perdita di memoria fino a quando non me lo avete detto voi... Però, c'è stato un periodo in cui Casey si comportava in modo strano, mi riferisco ai giorni dopo il blackout. Mi disse, se non ricordo male, che c'era qualcosa che non gli tornava, come se sentisse di non appartenere a Hidden Creek. In fondo ci sentivamo tutti così in quel periodo, con le nostre case danneggiate e tutto il resto. Fu a quel punto che rompemmo. Siamo rimasti amici e, circa un anno fa è venuto fuori con queste teorie strampalate. Non gli ho creduto subito, naturalmente, ma mi mancava e così decisi di stare al gioco. Poi però mi ha convinta."
Henry: "Le teorie fantascientifiche si sprecherebbero!"
John annuisce: "Ok, questo ha senso. Siamo solo noi ad avere perso la memoria, ci è successo qualcosa durante il Blackout. Le volte che abbiamo incontrato uno di questi mostri non riuscivamo a ricordarci quello che è successo poco dopo. Potrebbe essere che sia successa la stessa cosa quel giorno. Potremmo avere incontrato qualcosa che ci ha fatto "risvegliare" cinque anni dopo. Hollie, ti ricordi mica di qualcosa immediatamente prima del Blackout? Qualche posto dove Casey è andato, qualcosa che ti ha detto?"
Henry: "Più che altro, la questione che le stesse persone non erano più le stesse! Mettiamo che esistano più versioni dello stesso mondo: forse durante il Blackout tutte queste realtà parallele si sono incrociate portando gente simile ma diversa da noi in questo posto. Spiegherebbe anche la cosa delle porte, che portano in spazi simili ma non identici."
Hollie: "Erano i giorni in cui Rebecca se ne andò: le facemmo anche una festa di addio. Fu allora che Casey mi propose di entrare nel vostro club. Poi accadde il blackout e non se ne fece più niente, smetteste pure di parlare dei vostri progetti. Non so se posso esservi di aiuto in questo senso, ma forse il signor Lazard potrebbe: non è stato lui a farvi entrare nel Club?"
John esclama "Ecco, di nuovo tutto torna a lui. Dopo aver parlato con Casey dobbiamo assolutamente andare da lui. Tutti. Vedi Hollie, per esempio noi questa cosa non ce la ricordavamo. C'è qualcos'altro del genere che ti ricordi sul club?"
Henry: "Già, quali erano i progetti del Club?"
Hollie: "Non me ne parlavate molto ad essere sincera... ma Casey si lasciò sfuggire una sera che sareste diventati presto membri a tutti gli effetti. Se ne dicono tante sul Club dopo tutto: è qui da sempre, no?"
John: "Conosci altri membri a parte noi e Lazard? E quando ha detto questa cosa, molto prima del blackout?"
Hollie: "Tuo padre, i genitori di Henry, i miei vecchi, i genitori di Rebecca, uh... il signor Lazard ovviamente! Non c'era anche Don Bowman? A pensarci bene poi, c'è mezza Hidden Creek dentro. Ne parlava credo proprio quando Rebecca se ne andò. Posso capirla dopo tutto."
John: "Perché se ne è andata?"
Hollie: "Non si sentiva adatta per il vostro Club. Partì subito dopo il Blackout. Stava per finire tutto, smetteste di essere amici."
Henry: "Sapevo che c'erano tutti dentro, però non capisco perché dopo il Blackout volevano che smettessimo con il club!"
John: "Dobbiamo aver fatto qualcosa per inimicarci gli altri membri... oppure aspettavano che fosse finito l'effetto della nostra amnesia. Potrebbero aver tentato di contattarci, in realtà... con le radio ad esempio! O il messaggio, sotto la porta di Rebecca..."
Hollie alza di nuovo le spalle: "quasi tutta Hidden Creek fa parte del Club, credo. Penso che ci abbiamo fatto l'abitudine."
John: "Tu sai cosa fanno le persone nel club? Perché esiste?"
Hollie: "per lo stesso motivo che esiste il Comitato: la nostra Comunità deve rimanere, uhm, "prospera". Si dice così?"
Henry si guarda intorno, la comitiva canadese è entrata nel museo e sul piazzale rimangono solo loro tre: "Comunque spostiamoci da qui, sembriamo dei pazzi a parlare davanti al parcheggio."
John: "Ha ragione, incamminiamoci. Hollie, ma perché parli per enigmi? Non puoi essere più specifica...?"
Henry: "Penso che stia cercando di dire che è grazie al club se la nostra città resta prospera. Un comitato interno al comitato."
John: "Sì ma... in che modo? Soldi? Noi non siamo persone influenti, Henry..."
Henry: "Ma i nostri genitori sì, John. E nelle piccole comunità, anche il più umile, può dare il suo contributo."
Hollie non capisce la domanda di John: "in che senso “enigmi”? E' qualcosa che mio padre dice sempre, almeno quando ero bambina."
John sbuffa: "Mio padre gestisce un campeggio, Henry... non è che per far piantare due tende a dei canadesi serve un club con dei miliardari dentro."
"Credo che Henry abbia ragione, John. Non me ne intendo molto, ma non è lo spirito dei primi esploratori? Uh, o erano i minatori? Bé, il concetto è quello. Forse bisogna restare uniti." Hollie intanto fa cenno ai due di avviarsi alla biglietteria.
Henry: "Non è questione di soldi, ma di semplice gestione del potere su altre persone. Lazard a parte, nessuno è ricco sfondato, ma in compenso hanno tutti un certo ascendente nella comunità."
John scuote la testa: "Ed è così importante da portare a dei pazzi come Ron e Shelly ad uccidere e a trasformarsi in mostri? Qui c'è qualcosa di più secondo me: si deve parlare per forza di un potere che esula dalle cose mondane della città che conosciamo."
Hollie: "Ehi, che di stiamo parlando esattamente? La gente si trasforma?!"
John: "Allora, per metterla facile, le opzioni sono due: o noi soffriamo di allucinazioni pesanti o la gente si trasforma in mostri. E di solito, dopo, cerca di ucciderci."
Hollie ci mette qualche minuto per processare nella sua testa queste due opzioni.
Henry: "Ora comunque pensiamo a trovare Casey, a dopo le domande: stiamo sprecando tempo in questioni che ci portano sempre agli stessi interrogativi. Dove dobbiamo andare Hollie?"
La ragazza indica l'edificio in legno della segheria oltre l'ingresso vicino alla biglietteria. Senza dire altro tenta di accettare il fatto che quei due potrebbero essere completamente pazzi e, camminando rigida come un robot, si avvicina alla cassa facendo segno con le dita: "tre biglietti, grazie."
John osserva la ragazza, forse la sua paranoia ha raggiunto il livello terminale ma non si fida ancora.
Debbie, la giovane cassiera dal lavoro estivo come lei, da dietro il vetro del gabbiotto passa tre biglietti alla conoscente: "Eh, Hollie, che ci fai con questi due debosciati?" 
Hollie si limita a pagare l'ingresso, piuttosto alto per essere in un luogo così remoto, e taglia corto: "Deb, perché non pensi ai debosciati che frequenti tu?" Dopo aver scambiato un'occhiata d'odio alla cassiera, passa i biglietti ai due: "Possiamo entrare."

Dopo aver superato i tornelli, i tre si ritrovano oltre i cancelli del Pinewood Sawmill Museum. Davanti a loro, l'edificio principale, un tempo la segheria vera e propria, ospita la mostra propriamente detta mentre il resto dell'area si divide tra il negozio di souvenir, il ristorante costruito nello storico treno. Si scorge anche l'area successiva, quella dell'insediamento storico e le sue casupole di legno che sembrano uscite da un set western. Tutto è immerso nella cornice della splendida pineta così come concordato con l'ente nazionale dei parchi anche se il silenzio è rotto incessantemente dalla confusione dei numerosi turisti che continuano ad arrivare nonostante si stia facendo quasi sera.  Qualche decina di metri più in là, sopraffatto dai mocciosi, il povero Lumbear-Jack e la sua pelliccia di peluche distribuiscono accette da  boscaiolo in gomma piuma. Hollie fa strada verso l'edificio dell'esposizione: "La porta a cui si riferiva Casey dovrebbe essere sul retro nel magazzino della segheria."

Arrivati dietro all'edificio e sceso qualche gradino del piccolo spiazzo di cemento, dove sono accumulate delle casse di materiale, i tre si ritrovano davanti ad una porta di metallo con la scritta "magazzino".
John: "Bene. Entriamo?"
Henry: "Hollie, aprila per favore."
La giovane guarda i due e prova ad aprire la porta, senza alcun risultato; riprova nuovamente ma nulla: "Uhm, è chiusa a chiave..."
Henry: "Non me lo dire..."
John la guarda scettico: "Non mi dirai che ci hai portato qui senza avere la chiave..."
Hollie, imbarazzata: "Ehi, vi ho solo detto dove credo che possa essere! Uhm..." 
La ragazza si guarda intorno, ci sono delle finestre strette e lunghe qualche metro più in là: "Proviamo? Se mi sollevate ci arrivo."
John sbuffa: "Proviamo."
Henry estrae quella del giardino: "Proviamo con una chiave."
John sospira: "Ecco, speravo non facessi questo."
La chiave di bronzo con la targhetta è palesemente troppo grande, forse potrebbe aprire la serratura di un cancello.
John: "A quanto pare, non è la chiave giusta, proviamo in un modo ortodosso per una volta. Se volete vado io per primo, non sappiamo cosa potrebbe esserci."
Hollie: "intanto guarda cosa si vede dalla finestra..."
"D'accordo, datemi una mano." John si avvicina alle finestre.
Hollie fa cenno a Henry di aiutarla a sollevare John visto che da sola non è capace e il ragazzo da vero cavaliere si offre di farlo da solo.
La giovane è piacevolmente colpita dalla prova di forza di Henry e sorride sotto i baffi.
"Grazie Henry..." John si appoggia al vetro e guarda all'interno del magazzino  dove si scorgono diversi macchinari di antica fattura smontati e posizionati in delle casse da cui spuntano gli ingranaggi e i telai, l'intero stanzone sembra quasi un ferramenta. Sforzandosi di vedere meglio, nonostante la penombra, a John sembra di scorgere, infondo alla stanza, la sagoma di un grosso cancello oltre il cumulo di ferraglia più o meno conservata.
Hollie: "Che cosa vedi?"
"Sembra un magazzino. Provo ad entrare e ad aprirvi." John apre la finestra senza difficoltà, abbastanza larga da permettere all'esile figura del giovane di penetrare all'interno: "Meno male che sono vegetariano."
Dopo un minuto, la porta del magazzino si apre senza difficoltà e John con un gesto teatrale lascia entrare Hollie: "Madame..." 
Hollie: "Grazie John." dice entrando.
"Prego. Ora vorrei farvi notare una cosa." John preme l'interruttore della luce ed i faretti sul soffitto si accendono dopo poco con una breve intermittenza prima di illuminare correttamente l'ambiente.
Henry entra: "Cosa dobbiamo vedere?"
Alla luce dei faretti, tutti i vecchi macchinari di lavorazione del legno risplendono, almeno quelli non arrugginiti dal tempo. In questa specie di laboratorio, dove è chiaro che le componenti ammassate servono da ricambi per i macchinari in esposizione nell'altra parte della segheria, appoggiato al muro in fondo allo stanzone c'è un grosso cancello metallico finemente lavorato che solitario prende polvere.
John: "Guarda la serratura."
Henry prende la chiave: "Sei sicuro che dobbiamo farlo John?"
"No. Prima vorrei dire qualcosa." John si volta verso Hollie: "Tu sapevi di questo?"
Hollie, con espressione  poco sveglia come al solito ma sincera: "Uhm, se sapevo che avremmo trovato questo cancello i una villa  abbandonato qui dentro?! ...no." La ragazza osserva quella serratura: "Non crederete che basti infilare... Oppure sì?"
John fissa molto intensamente l'ex fidanzata di Casey: "Hollie, punto primo: la scorsa volta che mi sono fidato di chi credevo fosse un amico, mi sono trovato un fucile puntato in faccia. Punto secondo: la scorsa volta che abbiamo aperto una di queste porte, sono quasi finito divorato da una tigre e per poco non siamo tutti morti. Sono disposto a fidarmi e accantonare per un attimo la teoria del complotto che tu ci abbia portati qua per aprirti la porta: lo faccio perché voglio comportarmi come il John che sono stato negli ultimi cinque anni, cioè uno che si fida. Non come il John degli ultimi cinque giorni che viene tradito e rischia la vita a ogni occasione. Quello che voglio dire è: se apriamo quella porta esiste il concreto rischio di morire tutti. Vuoi venire anche tu?"
Hollie: "Uh, ho una domanda anch'io: vi fidate di Casey? Perché dal mio punto di vista la cosa è questa: se lui mi ha detto che questo è un possibile suo rifugio, voglio crederci. Per me puoi aprire questo... uh, cancello. Voglio venire."
John annuisce, poi si volta verso l'amico: "E tu Henry? Che vuoi fare?" 
Henry: "Se proprio non abbiamo scelta lo aprirei, ma sento puzza di trappola. Troppo facile trovare la rossa che all'ultimo minuto ti dice dov'è Casey. Sarà la paranoia da figlio del poliziotto, ma la cosa non quadra, sa troppo da trappola tipica da film... Senza offesa, Hollie."
La ragazza alza le spalle.
John: "Il fatto è questo, Hollie. Io mi fido di Casey e sono dalla sua parte fin dall'inizio di questa storia, ma il fatto è che lui non si è fatto né vedere né sentire, quindi è possibile che sia lui a non fidarsi di noi. Quindi vorrei chiederti di aiutarci, se questo succedesse. Oltretutto, come saprai, è accusato di aver fatto cose orribili. Cose in cui sembra c'entrare anche il Club."
Hollie annuisce: "Sì, lo farò... ma non dovremmo essere intimoriti... almeno è quello che credo. Se è venuto da me dopo il Blackout, se ha voluto essere mio amico, spero che sia ancora il ragazzo che conosco e a cui voglio bene."
"Speriamo... sembra che le persone cambino piuttosto drasticamente negli ultimi tempi." John si volta verso Henry: "Hai tu la chiave, la decisione finale è tua. Io sono per trovare Casey, come dall'inizio."
Henry: "E allora vediamo che c'è qui dietro!"
Appena il ragazzo inserisce la chiave, l'intera struttura comincia a tremare. Come se un terremoto scuotesse l'intera Forest County, le vibrazioni fanno oscillare i fari del soffitto. Colti alla sprovvista, i tre perdono l'equilibrio e si ritrovano a terra. Le due radioline nei loro zaini cominciano a gracchiare incontrollatamente mentre il terremoto continua. Dai vari ripiani e scatoloni la ferraglia continua a cadere e scontrarsi facendo un gran fragore. L'illuminazione comincia a farsi intermittente per poi spegnersi completamente. Di nuovo nella penombra, la luce proveniente dalle finestre sembra più flebile di quanto non lo fosse prima. Hollie, terrorizzata, striscia vicino a Henry: "lo sapevate?!"
"Non credevamo fosse così intenso!" Henry tenta di alzarsi per rimuovere la chiave.
John: "Era successa una cosa simile l'altra volta, ma non così forte... che il Blackout sia stato causato dall'apertura di una porta?!"
Il terremoto comincia a calare d'intensità, Henry a fatica si alza in piedi. Della polvere continua a cadere dalle assi di legno del soffitto. Anche il rumore dei walkie-talkie comincia a calare d'intensità. John afferra una radiolina e abbassa il volume come per cercare di sentire come l'altra volta. Henry ormai sentendo calare il terremoto di intensità aspetta che si plachi per rimuovere la chiave. Il terremoto è divenuto una leggera ondulazione e il rumore delle radioline talmente flebile dall'essere inascoltabile. Ormai, il fenomeno sembra passato e Henry può estrarre la chiave.
Senza alcuna difficoltà, la chiave viene fuori dalla serratura.
Anche Hollie si alza in piedi, tramortita dall'improvviso e violento terremoto.
"Bene, andiamo." John apre il cancello mentre Henry accende la sua torcia elettrica. Spostando la pesante porta del cancello, davanti a loro il muro del magazzino. Hollie fissa i due con aria interrogativa mentre una certa inquietudine la pervade e, quasi sussurrando: "A-anche questo era previsto?"
John fissa un attimo il muro: "Uhm. Henry, l'altra volta avevamo forse aperto la porta con la chiave dentro?"
Henry rinfila la chiave, ma ha un brutto presentimento: "Posso provare, ma ho paura che non sia il cancello a condurre ad un apertura nuova, ma la porta del magazzino.
John: "Ok allora aspetta, getto un'occhiata fuori."
Non appena John apre la porta, davanti a lui, nella luce di un tramonto così limpidi si apre una sterminata radura mentre gli alti pini gettano le loro lunghe e mutevoli ombre su di essa.
John: "Avevi ragione Henry. Venite un po' a vedere... Hollie, vedi anche tu o siamo solo noi ad avere le allucinazioni?"
Hollie, con precauzione, si avvicina alla porta, poi con espressione ancora più stupita di prima: "Dove siamo?"
John tira un sospiro di sollievo: "Ok, non siamo solo noi, cominciavo a dubitare."
Henry: "Mi viene la tentazione di richiudere quella porta!"
"Anche la caverna sembrava un posto suggestivo... prima della tigre." John si incammina.
Henry lo segue, stavolta non lascia andare in avanscoperta l'amico da solo.
Hollie: "Uh! Aspettatemi!"

Basta qualche passo fuori per accorgersi che, tra l'erba alta della radura si nascondono, ormai in rovina, i resti del Pinewood Sawmill Museum. Voltatisi, anche l'edificio della segheria sembra poco più di un rudere abbandonato: la foresta ha reclamato l'intera struttura, mentre un profondo silenzio, così alieno da essere disorientante, è calato sull'attrazione più visitata della Forest County. Camminando sul selciato smosso dalle radici degli alberi tra panchine arrugginite e chioschi delle bibite chiusi da sempre, il vento freddo che preannuncia la sera soffia tra le cime dei pini scuotendoli. Il tramonto sta lasciando il posto alla notte mentre le stelle si accendono via via più numerose. Finalmente, tra le cime degli alberi comincia a comparire una luna. Non la Luna, una luna: una grande luna azzurra dove delle masse di terra in mezzo ali oceani si scorgono tra le bianche nubi vorticose. Una queste masse, una forma che conoscono da quando erano bambini, vista infinite volte nei più svariati momenti differenti delle loro vita: il Nordamerica.
Casa.
Una voce risuona nel vento, richiamando l'attenzione dei tre: inerpicata sul tetto della biglietteria del museo, Casey Turner osserva le tre figure familiari sotto di lui. Mentre la notte avanza, solo una frase pronunciata da una voce carica di sentimenti contrastanti: "Grazie. Grazie di esser venuti a cercarmi..."

FINE DELLA SESSIONE

mercoledì 23 luglio 2014

LIES: quindicesima sessione completata!


La densa coltre di menzogne si sta lentamente dissipando.
Il viaggio di Henry e John alla ricerca della verità diviene ad ogni nuova rivelazione sempre più doloroso; raggiunti dall'Agente Speciale dell'FBI Royal Alston, sciamano originario del Texas al servizio del Governo, i nostri sono costretti a confrontarsi con la dura realtà: Casey Turner è colpevole dell'omicidio di quattro uomini, stretti collaboratori di Warren Lazard. Forse antieroe incompreso, forse assassino senza redenzione, Casey riesce a sfuggire, grazie all'aiuto di John, dall'agente FBI dalla maschera di rapace. Ma La Sorgente, richiamata dallo stesso John, sommerge le rovine dell'altra Hidden Creek e con esse tutti coloro che si trovano nel Giardino. Ma quale porta fu spalancata dai ragazzi del The Old Gentlemen's Club quattro anni fa?

A Giovedì con la sedicesima sessione di Hidden Creek!

domenica 20 luglio 2014

In the year 2525: intermezzo musicale

Per chiudere la serata, un rapido aggiornamento dritto dall'Estate del 1969.

Mi sto riferendo ovviamente al singolo del duo statunitense Zager & Evans, famoso fondamentalmente solo per In the year 2525, la loro hit fantascientifico-apocalittica salita alla ribalta proprio nel periodo dell'allunaggio.

Di seguito:


Al prossimo aggiornamento!

Buon 45° Anniversario dello Sbarco sulla Luna!


Questa notte è la notte. E sono già 45 anni.
Come per il 4 Luglio, anche questa ricorrenza, oltre ad essere un fatto storico fondamentale, assume un certo valore per Hidden Creek e questo blog. Lo spazio in generale ha sempre avuto un posto speciale nell'economia dei nostri gdr fin da Children of Tomorrow (per poi tornare nuovamente alla ribalta in Anno V mettendo al centro proprio la Luna) e, in manera molto più sottile, nei due Pax Americana, essendo i progressi dell'esplorazione e della tecnologia una componente sullo sfondo ma sempre presente. E ci ritroviamo in fine nell'Estate del '77 dopo un gruppo di ragazzi della provincia americana si ritrova ad esplorare le profondità ignoto... di nuovo il tema dell'esplorazione, che sia fisica o spirituale poco importa, sempre al centro delle nostre campagne.
Felice Sbarco sulla Luna!

Il Vostro DM



HIDDEN CREEK LOG #12: BLACKOUT



HIDDEN CREEK LOG #12: BLACKOUT


Hidden Creek, il pomeriggio di un assolato giorno di festa.
Un uomo sulla quarantina, elegantemente vestito con un completo nero che ha personalizzato indossando un cravattino di cuoio a ricordargli le sue origini, si aggira tra la folla festosa di sudati turisti che si accalcano tra gli stand di quella che i residenti chiamano “Summer Festival”.
A Roy questo evento ricorda le fiere che si tengono nei dintorni di Paris, la città dov'è nato laggiù nel polveroso Texas: c'è qualcosa di profondo che lega tutti i paesi d'America, una sensazione familiare per chi ha vissuto la realtà della Provincia. Abituato al caldo, dopo i mesi trascorsi in California tra le varie riserve dello Stato, di cui conserva oltre che un piacevole ricordo anche l'abbronzatura, trova la temperatura del Wisconsin ben poca cosa a confronto. Stufatosi ben presto dell'ennesimo giro tra le strade gremite di turisti della cittadina, Roy si dirige fischiettando verso la Town Hall, dov'è posteggiata la volante della polizia locale. Il Capo Kincaid, ritto e rigido come il tronco di un albero, è intento a scrutare i passanti con occhi rapaci, pronto a scattare in caso di un qualsiasi accenno di disordine eccessivo. L'uomo di origine texana si decide a rivolgersi al Capo: "Ho visto abbastanza, Kincaid. Bella manifestazione avete organizzato, ma non sono venuto qui per questo." 
Clarke, nella sua naturale diffidenza, non può che guardare storto l'uomo: "Agente Alston, so benissimo perchè lei si trova qui, non occorre che me lo rammenti costantemente."
L'Agente Speciale Royal Alston dell'FBI, spazientito dall'anonimo poliziotto della provincia più remota d'America, taglia corto: "Allora, se se lo ricorda, potrebbe cortesemente condurmi dal signor Lazard? So che lei è un uomo molto impegnato in questi giorni, signor Kincaid, ma mi creda: lo sono anch'io."
Con un gesto che non nasconde una certa stizza, Clarke Kincaid fa salire in macchina l'agente del Bureau per condurlo alla villa. A bordo della volante, Alston ne approfitta per aggiungere un ultimo commento, forse a tradimento, mentre con un piccolo pettine di plastica si aggiusta i capelli biondo grano: "Grazie, suppongo che non siate stati così disponibili anche con il mio collega della DEA..."

John e Henry, seduti attorno al tavolo di cucina, lanciano un'occhiata all'orologio appeso nella parete di fronte a loro nell'abitazione dei VanDreel. Sono ormai le cinque e venti del pomeriggio e di Diane non si vede neppure l'ombra. Nel solito silenzio della casa di John, i due ripensano alla scorsa notte e non solo: il gioco si è fatto pericoloso, eppure nessuno dei due ha intenzione di smettere di giocare.
Henry: "Continuiamo ad aspettare?" dice Henry con tono annoiato.
John prova a chiamarla con la sua radiolina ma quella di Diane sembra essere spenta. Il ragazzo inizia a temere il peggio: "Stamattina prima che partissero i miei amici mi hanno lasciato una nota dicendomi che qualcuno mi voleva incontrare al Wisco."
Henry: "Hai idea di chi si tratti? Non vorrei che Ron e sua sorella fossero tornati alla carica, forse dovremmo cercarla a casa sua."
John: "Sono d'accordo, andiamo. Ma discretamente, è quello che si aspetteranno..."

L'abitazione dei Turner è esattamente a cinque minuti di cammino da quella dei VanDreel; arrivati quasi nel vialetto di fronte, John fa il giro della casa per vedere la finestra di Diane mentre Henry resta in disparte. La villetta appare in ordine, l'auto del signor Turner è parcheggiata nel garage e la finestra della camera di Diane è chiusa. John ci lancia qualche sassolino senza ricevere alcuna risposta dall'amica, ma Benjamin Turner scorge John dalla finestra della camera matrimoniale accanto. Il padre di Diane spalanca la finestra e si rivolge a John: "Ancora tu? John, per carità..." 
John fa un cenno di saluto: "Buongiorno, Doc... Stavamo cercando Diane, c'eravamo dati appuntamento oggi. "
L'uomo sospira vedendo anche Henry al limitare del giardino di casa: "Entrate forza, vi vengo ad aprire."
Benjamin Turner, un uomo basso e dall'aspetto gioviale, sceso al piano terra apre la porta d'ingresso ed invita i due ad entrare.
"Buon pomeriggio signor Turner." dice Henry entrando seguito dall'amico.
Benjamin: "John, Henry..." dice semplicemente richiudendo la porta: "Diane non si sente bene oggi e, già che siete passati, vorrei approfittarne per fare due chiacchiere con voi." non sembra avercela con i due, sembra solo molto provato.
Henry: "Riguarda il club, immagino. Di questi tempi c'entra sempre il club."
"Non si sente bene? Che cos'ha? Possiamo vederla?" John è preoccupato.
L'uomo tranquillizza i ragazzi: "No, è solamente piuttosto stanca. So cosa state facendo e, ve ne sono grato ma... lasciate che se ne occupi le forze dell'ordine. Diane è tornata in condizioni preoccupanti ieri mattina. Per favore, e lo dico anche per voi, interrompete questa vostra ricerca di Casey. Non ho nulla contro di voi, so che siete dei bravi ragazzi e che avete buone intenzioni, ma non è salutare e ve lo dico anche come medico. Non illudete Diane, non le fa bene."
John: "Dunque lei crede alla storia della polizia?"
Henry: "Lei sa più di quanto è disposto a dire dottore, glielo si legge in faccia."
L'espressione di Ben Turner si fa più cupa: "Io credo alle parole di tuo padre, Henry, ecco a cosa credo. E non mi piace quello che stai implicando: se sapevo che Casey aveva un problema? Sì, ma Dio mi fulmini se non abbiamo provato ad aiutarlo."
John: "Ma allora lo sapevate? Che cosa vi ha detto, a noi non ha mai detto niente..."
Henry: "Un problema di cui i suoi migliori amici non si sono accorti. Le riconosco la bravura nel trucchetto: lei apre la bocca e la voce che esce è quella di mio padre. Comincio a spazientirmi del velo di ipocrisia dietro questa faccenda."
Benjamin, spazientito dall'atteggiamento di Henry: "Casey è mio figlio, maledizione! Se hai un problema con tuo padre, dovresti parlarne con lui, ci hai pensato? Casey... lui si era cacciato in un brutto guaio. Vorrei dirvi di più ma..." l'uomo fa breve pausa: "Quattro anni fa, sì dopo l'incidente, non era più lo stesso. Nessuno a Hidden Creek era più lo stesso in effetti: qualcosa era irrimediabilmente cambiato. Abbiamo provato a tornare alle nostre vite di sempre, ma qualcuno non c'è riuscito. Casey non si rassegnava all'idea di non essere più la stessa persona, per questo si è cacciato nei guai. Se solo si fosse fatto aiutare..."
Henry: "Ora parliamo la stessa lingua dottore; cosa accadde 4 anni fa? Perché ne uscimmo cambiati? Perché non ricordiamo niente prima di allora? E perché tutti in questa maledetta città vogliono far parte del club?"
"Allora è vero cosa si dice in giro: state cercando di recuperare la vostra memoria adesso." L'uomo è visibilmente agitato: "Quattro anni fa, è successo quello che chiamiamo "il Blackout". In realtà fu un evento che non siamo riusciti a comprendere. Nessuno c'è riuscito, nemmeno il Governo. Ricordo ancora quando la città venne letteralmente invasa dall'FBI e dai suoi agenti.  Fu uno spavento per tutti. A quanto pare, qualcosa si è generato sotto terra, come un terremoto, un'esplosione di energia. Non saprei essere più specifico e d'altronde la spiegazione ufficiale fu quella del danno alla centrale elettrica giù a Crandon. Ci fu qualche ferito ma non morì nessuno, grazie a Dio, ma da allora la sensazione che qualcosa si sia incrinato nella nostra comunità non è più andata via."
John: "Voi... voi sapevate tutto questo e ce l'avete tenuto nascosto!? Perchè? E noi dov'eravamo quando è successo? Chi eravamo?"
Benjamin: "Per la maggior parte degli abitanti di Hidden Creek è solo una spiacevole constatazione, come se, ripensando a degli avvenimenti passati, vi sia la sensazione che non tutto sia successo come esattamente lo ricordiamo. Ma per alcuni il trauma è stato più grave. Per voi, ad esempio."
Henry: "Noi abbiamo dimenticato tutto.... Cosa facevamo prima del Blackout? Perché il club si sciolse subito dopo?"
Benjamin è in imbarazzo, come se questa rivelazione non fosse compito suo, ma dei genitori dei due ragazzi: "Decidemmo quella che allora ci sembrò la scelta migliore: cercare di dimenticare l'accaduto e andare avanti con le nostre vite. Volevamo solo proteggervi. Ed ha funzionato, almeno fino a qualche giorno fa a quanto vedo. Purtroppo, Casey è sempre stato un ragazzo intelligente, così curioso... Quello che sto cercando di dirvi, molto male devo ammetterlo, è di non pensare a tutto questo: lo so che sembra una richiesta insensata, ma è meglio così. Non sempre ricordare è la soluzione migliore."
John è sconvolto: "Non pensare a tutto questo!? Casey è scomparso, persone sono morte e noi ci siamo salvati per miracolo! Dobbiamo sapere cosa sta succedendo! Doc, lei è una persona a posto: la prego, per il bene di tutti noi, ci dica tutto quello che sa."
"Henry... John..." Diane, nel suo pigiama estivo, spunta in cima alla rampa delle scale e, con molta fatica, comincia a scenderle.
"Diane!" John si precipita verso l'amica "Come ti senti?"
Il Benjamin Turner, guardando la figlia, ha una stretta al cuore: "Diane..."
La ragazza piano piano si avvicina a John e tenta di sorridere: "vorrei dire "bene", ma non è vero."
Ben si rivolge ai due con tono quasi supplichevole: "Per quando detto prima,: va bene, ma solo ad una condizione: lasciate fuori mia figlia."
John si volta verso il dottor Turner furibondo: "Lei non ha idea di cosa sta parlando, se non ci fossimo aiutati a vicenda, saremmo tutti già morti."
Benjamin cerca di reagire a tono, nonostante non sia nel suo carattere: "John, John! Ho commesso troppi errori con Casey, non voglio commetterne altri con Diane! Lasciala fuori!"
"Ci dica quello che sa. Anche volendo, Diane non è nelle condizioni di seguirci." taglia corto Henry.
John: "Tutti voi... sapevate tutto e ce l'avete nascosto! Non ci avete nemmeno dato scelta, ci avete solo tenuto all'oscuro!"
Diane è confusa da quanto sta accadendo: "Papà, che cosa state dicendo?"
Benjamin riacquista la sua calma: "Tutto a posto, Diane... Voglio solo parlare con John e Henry. Torna in camera, ok?"
John non accenna a calmarsi: "A posto un cavolo!"
Henry: "Jo, calmati. Quello che chiede il dottore è solo una cosa di buon senso. Un padre deve proteggere come può i suoi figli, non va biasimato per questo."
"Non mi calmo affatto! Ti sei già dimenticato di Rebecca? Hanno pensato a proteggere lei!? Abbiamo rischiato di finire uccisi per questo e altri sono già morti!" John non può accettare questo compromesso: "Diane, tuo padre sapeva tutto, di Casey e del blackout. E anche tutti gli altri. Ce l'hanno tenuto nascosto per proteggerci o qualcosa di simile. Qui tutti sanno quello che sta succedendo tranne noi e non è giusto!"
Diane si appoggia al corrimano, quasi ha un mancamento: "C-che cosa?"
Benjamin: "Va bene, basta." l'uomo sta sudando: "Fuori da casa mia... subito."
John lancia un'occhiata gelida all'uomo: "Non è nascondendo la verità che si proteggono le persone, questo lo si fa coi bambini. Avete voluto proteggere il vostro quieto vivere, questa è la verità, mentre pazzi scatenati come Ron giravano indisturbati."
Henry afferra l'amico per un braccio e si avvia alla porta: "Andiamo Jo, a questo punto dovremo cercare da altre fonti."
Benjamin Turner va verso la figlia abbracciandola: "Diane..."
Diane, dalle spalle del padre, fa cenno con la testa a John di andare fuori in giardino: "Henry, Jo... andatevene via, è meglio."
John tenta di calmarsi: "Arriveremo in fondo a questa faccenda, che lo vogliate o no." il ragazzo lancia un ultimo saluto a Diane "Riprenditi Diane, sarai comunque più al sicuro qui. E son sicuro che abbiate molte cose da dirvi."

Tornata i camera, appena il padre chiude la porta della stanza, Diane lega con un elastico la vecchia fotografia il primo oggetto che le capita a tiro, un astuccio dei suo pennelli, e si fionda alla finestra.
John, intuendo il cenno della ragazza, fa il giro verso il giardino portando Henry con sé.
Appena vede i due amici, Diane apre la finestra e senza dire altro, tira l'astuccio con attaccata la fotografia verso di loro; senza aspettare di vedere se l'hanno presa, richiude velocemente.
"Allontaniamoci adesso." dice Henry con una certa fretta.
"Sì sì..." John raccoglie l'astuccio e rapidamente lo segue.
La vecchia fotografia, stropicciata e rovinata dal tempo, mostra il The Old Gentlemen's Club degli albori, quando ancora Henry aveva undici anni e John quattordici. A ripensarci adesso, la loro è stata un'amicizia atipica fin dall'inizio. Assieme ai due, i gemelli Turner e una ragazzina, poco più grande di Henry, dall'inconfondibile chioma rossa. Ma la figura che subito salta all'occhio è quella di un uomo dai capelli grigi sulla quarantina, un uomo che hanno visto da lontano diverse volte, sui giornali e in città: Warren Lazard, colui che possiede Hidden Creek.
Henry: "Abbiamo una pista." Dice entusiasta Herry: "Cosa dicevano gli appunti di Prince su Lazard?"
John estrae il taccuino di Prince e lo sfoglia: "Qui dice che la sede originaria del Club era una villa acquistata da Lazard e che ha fatto delle modifiche alla planimetria. Mi era proprio tornato in mente ieri sera."
Henry: "Allora è la che dobbiamo andare per sapere la verità."
John: "Pensi che il blackout possa avere fatto perdere la memoria a noi e aver trasformato la gente in... mostri?"
Henry: "Non so, ma penso sia tutto collegato."
"Comunque prima vorrei andare da Wisco e vedere chi è che vuole incontrarci. Magari è proprio Lazard, ormai non mi stupisco più di niente..." John sbuffa.
Henry: "Una deviazione potrebbe non essere male, ma evitiamo la carne; dopo quello che è successo ieri sono diffidente verso tutti i rivenditori della città."
"Hai visto? Alla fine sei diventato vegetariano anche tu..." John si incammina.
Henry: "E tu che mi hai cazziato per la battuta di stamattina..."
John: "Sembra che il nostro senso dell'umorismo stia andando alla deriva, stiamo attenti che rischiamo di diventare degli psicopatici anche noi."

Nessuno dei due si è ancora recato da quella parte della cittadina e, avvicinandosi a Pine Street, vengono investiti dalla confusione più fastidiosa e inopportuna. Nonostante si fatichi a camminare tanti sono i turisti, alla fine riescono a raggiungere Wisco la cui insegna al neon a forma "W" è luminosa come un faro e rappresenta per tutti i giovani di Hidden Creek il punto di ritrovo per eccellenza. Entrati nel locale, non sono sorpresi di trovare anche questo sovraffollato.
Henry si guarda un po' intorno. Alla vista dei due, intenta a servire due sudati e obesi turisti provenienti ad occhio e croce dal Michigan, Hollie fa cenno ai due di aspettarla. I suoi capelli rossi, di un rosso scuro quasi castano, sono così diversi da quelli di Rebecca.
Dopo in paio di minuti, driblato il maniaco al tavolo dieci, la ex Miss Forest County si presenta davanti a John e Henry, divisa rossa e senape con grembiule bianco addosso. La giovane istintivamente lancia un'occhiataccia ai due ma subito cambia espressione: "Giusto... VanDreel, Kincaid, ciao."
John, che è sempre stato gentile con la ragazza nonostante la sua cortesia non sia mai stata contraccambiata: "Ehilà Hollie. Eri tu che volevi vederci?"
Hollie annuisce: "Yup. Volevo ringraziarti per la scorsa serata... intendo, per Ed... sai, no?" cala un leggero imbarazzo tra i tre e prima che il silenzio sia troppo lungo, la rossa aggiunge: "Ma... ma non è per questo che vi ho fatto lasciare un messaggio: voglio aiutarvi."
Henry, sarcastico ma allo stesso tempo incuriosito: "In cosa vuoi aiutarci? Fin ora sei sempre stata immotivatamente ostile."
Hollie: " "Immotivatamente"?! Kincaid, dopo come mi avete trattata era il minimo..." la ragazza si scalda subito come al solito, ma stranamente oggi si trattiene: "Scusa. Non fatela difficile, dai."
John sbuffa: "Ehi, Henry, guarda qui c'è la prima persona al mondo che non sa che abbiamo perso la memoria..."
Hollie guarda il ragazzo con espressione interrogativa: "...eh?"
John alza gli occhi al cielo: "Lascia perdere Hollie, ci dispiace per quello che ti abbiamo fatto. E prego per Ed, spero vi siate divertiti. Ora siamo grati del tuo aiuto, dicci tutto."
"Non ricordiamo niente prima di 4 anni fa....comodo, soprattutto quando uno di noi può averti fatto un torto." Henry guarda John con uno sguardo d'accusa.
Hollie alza le spalle, poi abbassa il tono di voce facendo cenno ai due di aspettare un secondo. La cameriera si avvicina al bancone e scambia un paio di parole con il suo capo, un uomo grande e grosso di nome Mac che gestisce il Wisco di Hidden Creek. Dopo mezzo minuto punta dritta verso l'uscita del locale facendo cenno ai due di seguirla.
Fuori, dopo essersi accesa una sigaretta, inizia a parlare.
Hollie: "State cercando Casey, giusto?"
John si ricorda che non fuma da un secolo, fruga nella giacca, estrae il suo tabacco e si prepara una sigaretta anche lui. Poi annuisce: "Esatto."
Henry si discosta un po', infastidito dal fumo.
Hollie: "credo di sapere dove possa trovarsi... ma non ne sono sicura, ecco." poi, sussurrando nonostante non li ascolti nessuno: "succedono delle "cose" a Hidden Creek, lo sapevate?"
Henry: "Ma non mi dire..."
John fa una faccia stupita: "No, davvero? Tipo?"
Hollie, non cogliendo il sarcasmo: "Tipo? La gente dice di vedere dei fantasmi, o qualcosa di simile. Nella foresta, giù nella miniera, nel quartiere abbandonato..." la ragazza ci pensa un secondo: "più che fantasmi, "spiriti" o qualcosa del genere. Ma non che li vede veramente. Credo che uh, siano tutto quello che abbiamo accumulato quattro anni fa."
John: "In che senso accumulato?"
Hollie: "Quella volta, cosa credete che sia successo veramente? Cioè, che spiegazione vi siete dati? i federali ci hanno riempito di cazzate, ma io credo che in realtà sotto di noi ci sia ancora qualcosa rimasto dai tempi in cui questa terra non era nemmeno degli indiani lì della riserva. Lo dice sempre anche Casey."
John: "Scusa ma quand'è l'ultima volta che l'hai visto? E perché sai dov'è?"
Hollie: "Bé, io e Casey stavamo insieme, ma forse questo non ve lo ricordate, eh?"
Henry: "Questa si che è una rivelazione!"
John: John sbuffa: "No, non ce lo ricordavamo."
Hollie: "Ah."
John non ne può più: "È bello vedere che l'amnesia ci ha privato non solo della nostra personalità e di tutto ciò che sapevamo, ma anche del gossip... Hollie, per favore, dov'è Casey? Dobbiamo parlargli."
Hollie cerca di focalizzarsi senza perdere tempo in altri dettagli inutili: "Uh, dunque... una volta mi aveva portato... bé, avete presente com'è fatto il Pinewood Sawmill Museum, no? Alla vecchia segheria c'è, nell'edificio principale del museo, tutta una parte chiusa al pubblico dove tengono i doppioni dei macchinari della mostra. Bé, Casey mi ha detto che lì dentro c'è una porta nascosta. Più che nascosta, inutilizzata.  Se usata la chiave giusta, conduce in un luogo differente da Hidden Creek. Pazzesco, vero!?" Hollie è molto soddisfatta di sapere qualcosa che i due genietti davanti a lei non sanno, proprio come da ragazzini.
John: "Hollie... tu hai questa chiave?"
Hollie scuote la testa: "Casey ha la chiave... è in bronzo credo." la ragazza sospira: "il giorno prima di sparire è venuto da me. Anche se non stiamo più assieme ha voluto salutarmi ancora una volta. Quel ragazzo è la persona più straordinaria che abbia mai conosciuto... ma sono stupida per lui, credo. Già."
John sorride: "Penso che Casey volesse tenerti fuori dai guai più che altro. Credi che lui si sia nascosto lì quindi?"
Hollie annuisce: "Sì, credo di sì. Ci sono molti modi di vivere a Hidden Creek, il nostro è solo quello a noi più familiare."
John: "Hollie, ho l'impressione che tu sappia un sacco di cose, ma non so se abbiamo il tempo di chiarirci. Giusto una cosa, tu sai qualcosa del nostro "dono"?"
Hollie tira un'altra boccata profonda, poi: "No, mi spiace. Però... posso venire con voi, se mi volete... la verità è che vi ho visti cambiare in così poco tempo. Ci siamo persi di vista, in un modo o nell'altro, proprio quando stavo per entrare nel vostro Club. Mi piace la musica, lo sapete, il canto... sarebbe stato bello e invece... Forse ora ha un poco più senso tutto questo, forse no. Siamo diventati adulti senza accorgercene."
John: "Beh, Hollie, a me sembra giusto, del resto sembri tenere a Casey tanto quanto noi. Però potrebbe essere molto pericoloso, sei disposta a rischiare la tua vita?"
Hollie, guardando la grande insegna luminosa del Wisco sorride con una smorfia: "Mi vado a cambiare e arrivo!"
John: Mentre la ragazza si allontana, John esclama "Una cosa, Hollie, ma che ti ho fatto prima di perdere la memoria...?"
Henry, senza nascondere un sorrisetto: "Ma soprattutto, cosa hai trovato in quel quattrocchi di Casey?"
Hollie sghignazza alla domanda di John: "ci avete provato con me... tutti e due." poi risponde a Henry, con un candore quasi commovente: "Uh, avete presente Superman? L'apparenza inganna!"

Tempo pochi minuti e Hollie esce fuori dal Wisco mentre il capo le grida dietro qualcosa di poco consono. La ragazza, vestita con una maglietta viola ed una gonna scura respira a pieni polmoni l'aria della libertà. Dopo aver guardato i due amici di un tempo, poco abituati a frequentare una ragazza ben al di sopra delle loro possibilità obbiettive, dando una pacca sulle spalle ad entrambi: "Forse non saremo più amici come una volta... come prima del Blackout... ma possiamo provare ad esserlo adesso, nel presente. Siete cambiati, ma anch'io lo sono!"
La grande W brilla come una stella sopra di loro.

FINE DELLA SESSIONE