venerdì 30 maggio 2014

Appunti dell'Agente Speciale DEA William Prince (I)




6/23/77
Giovedì

in viaggio verso Hidden Creek
Wisconsin
saranno trascorsi circa vent'anni dall'ultima volta a Skyeye
non ricordavo così maestose queste foreste

ricordarsi di menzionare la disponibilità del Milwaukee Police Dept nel rapporto

Ned mi ha affidato l'indagine per la mia conoscenza della Forest County
realisticamente reputo che sia più a causa degli stereotipi che altro
le intenzioni sono positive e apprezzo il pensiero
ma non porto delle piume in testa

il Bureau sta già indagando i quattro casi di suicidio a Milwaukee
il Wooden Nickel è coinvolto
era solamente questione di tempo
l'Agente Speciale Alston in persona è stato sguinzagliato
questa operazione congiunta non durerà a lungo

Gli ammortizzatori della Aspen andrebbero cambiati
occuparsene il mese prossimo

Hidden Creek è piuttosto differente da come la ricordavo
i ruderi diroccati nuovamente pieni di vita fanno un certo effetto
da bambino era una prova coraggio avventurarsi nella città fantasma

A quanto pare ci sarà un qualche tipo di festival la prossima settimana
informarsi a riguardo

C. Kincaid e il suo dipartimento si sono dimostrati disponibili ma freddi nei miei riguardi
confermata la prima impressione negativa avuta per telefono
si fingono sempliciotti ma sono convinto che non credano alla versione ufficiale fornitagli 
potrebbero sapere di più di quello che fanno intendere
Non ritengo sia ancora il caso di comunicare loro il nome del sospettato

il Northwoods Lodge è lussuoso come nel depliant
ricordarsi di ringraziare Ned per la premura
la camera è costosa
ma l'altra scelta era il campeggio Maples Riverside
non ci sono motel in paese

ricordarsi di tornare da Wisco
trovo il "menù dell'Indiano" razzista e delizioso al contempo
il listino dei prezzi è ragionevole

controllare nuovamente la documentazione riguardante i quattro suicidi
il Bureau ha già registrato gli effetti del Wooden Nickel in passato
tutti gli indizi puntano contro C. Turner di Hidden Creek
c'è qualcosa che mi sfugge al momento


6/24/77
Venerdì

ricontrollare il profilo di Casey Turner
Diane Turner vive a Milwaukee
potrebbe essere stata la giustificazione dei suoi traffici in città

la colazione dell'hotel è ottima e la vista mattutina dalla veranda contribuisce sicuramente al sapore
sarà una lunga giornata

ho incontrato il signor S. King e famiglia
soggiornano al Northwoods Lodge per una settimana
conservare l'autografo con cura

comprare un nuovo spazzolino al Lincoln Market giù in paese

l'Heritage Museum è pieno di ciarpame
il costo del biglietto è una truffa vera e propria
la statua di cera raffigurante S. Cohen è di cattivo gusto
credo di aver attirato l'attenzione di qualcuno con le mie domande

il direttore Myhers mi ha gentilmente garantito l'accesso all'archivo del museo
non sono riuscito a trovare nulla di rilevante a riguardo
come immaginavo
nessuna menzione del The Old Gentlemen's Club
R. Myhers sostiene che la maggior parte del materiale cartaceo è andato perso

controllare negli archivi catastali della Town Hall

inviare richiesta documentazione storica all'Iron River Town Office

contatto visivo con il sospettato Casey Turner
nessun precedente penale
la descrizione corrisponde alle testimonianze raccolte dalla Polizia di Milwaukee
è difficile credere che un ragazzo di buona famiglia si sia rovinato in questo modo
Diane Turner
sorella del sospettato
è pressoché identica al fratello

Mark Brewster

il nome del Club dei Vecchi Gentiluomini è emerso in correlazione ad un gruppo giovanile del luogo
C. Turner parrebbe farne parte
forse questo è il rapporto di correlazione che stavo cercando
mi servirà più di un semplice nome


6/25/77
Sabato

ringraziare il signor Wallber

effettuato sopralluogo nell'abitazione abbandonata in quella che era chiamata White Elm Road
l'apparecchiatura presente conferma la presenza nel rudere di una radio pirata
Nessuna traccia di Wooden Nickel

questo club è ben conosciuto tra gli abitanti di Hidden Creek
vengono descritti come dei bravi ragazzi
evitare il discorso con il Capo Kincaid

ancora nessuna correlazione effettiva tra questo gruppo di radioamatori e il The Old Gentlemen's Club
non può essere solo una coincidenza

Di nuovo a cena da Wisco
sta diventando un'abitudine poco salutare
ricordarsi di provare il Menù Speciale Anniversario

contatto visivo con Henry Kincaid e John VanDreel
H. Kincaid è il figlio di Clark Kincaid
Adrien VanDreel gestisce il Maples Riverside Cabins & Campground
per il momento non ho elementi sufficienti su di loro

l'autoradio ha dato dei problemi durante il pedinamento
si è accesa all'improvviso emettendo un fastidioso sibilo
non vorrei dover cambiare pure questa oltre agli ammortizzatori
forse dovrei cambiare proprio auto

credo di aver individuato la sede originaria del The Old Gentlemen's Club
l'edificio esiste ancora anche se ha cambiato funzione
planimetria alla mano
domani farò un sopralluogo

REBECCA TALLMADGE: sesta sessione completata!


Nessun segreto resta tale per sempre a Hidden Creek.

Il viaggio attraverso ricordi dimenticati continua a riservare inquietanti presagi per i nostri protagonisti. Ora che la rossa Rebecca, il misterioso quinto membro del Club dei Vecchi Gentiluomini di cui non hanno memoria, ha fatto ritorno a Hidden Creek, nuovi e cupi interrogativi si pongono davanti a Henry, John e Diane. Le rivelazioni dell'agente DEA Prince, sollevato dal caso, ora in mano esclusivamente all'FBI, come si incastrano nel già intricato mosaico di verità taciute?

Solo una chiazza di sangue ricorda chi ha amato fin troppo il proprio lavoro.

A Domenica con la prossima sessione!

mercoledì 28 maggio 2014

Atlantis' Agony: intermezzo musicale.

In ricordo di Atlas Tales, l'Agonia di Atlantide...

Ripensavo proprio oggi ad Atlas Tales e alle sue quarantesi sessioni: mi domandavo come rendere omaggio alla campagna che considero la più riuscita tra quelle che ho avuto il piacere e l'onore di masterizzare nel corso degli anni. Rileggendo qualcuna di quelle sessione ho notato come siano scorrevoli anche al loro stato grezzo e mi sono detto che forse meriterebbero lo stesso trattamento che stiamo riservando a Hidden Creek. Avevo, tempo addietro, provato a fare una cosa simile con il primo Pax Americana su consiglio di Leo solo per accorgermi di incongruenze nella tessuto narrativo che richiederebbero una radicale rielaborazione del tutto. Che Atlas Tales sia più affine a quanto stiamo giocando adesso che al suo predecessore mi sembra adesso sempre più palese. Che dite, si potrebbe tentare il trattamento che stiamo riservando ai Log?

Nel mentre, gli Eloy, storica band rock tedesca, ci forniscono un brano di space rock tratto dal loro album Ocean, anno 1977, che narra le vicende di Atlantide dalla sua creazione alla sua caduta. Qualcosa di così attinente non avrei osato chiederlo!


Di seguito, il viaggio:


Al prossimo aggiornamento!

giovedì 22 maggio 2014

HIDDEN CREEK LOG #5: THE OLD GENTLEMEN'S CLUB

HIDDEN CREEK LOG #5: 

THE OLD GENTLEMEN'S CLUB

Tra le cime dei pini, si alza maestosa una luna bianca che con i suoi raggi rende il paesaggio boschivo di Hidden Creek etereo. La Luna, quanto piace a Casey osservarla. Il ragazzo aveva persino portato il suo telescopio alla base, prima che fosse distrutta, certo. Già troppo adulto per voler diventare un astronauta, ha continuato nonostante tutto ad osservare le stelle.

Northwoods Lodge & Suites, quasi le nove di sera.

L'Agente Prince ascolta con attenzione senza interrompere il racconto dei ragazzi. Dopo che anche Diane ha avuto il modo di dire la sua sulla situazione, l'agente Prince può iniziare a parlare. L'uomo, quasi due metri d'altezza e imponente anche da seduto, con la faccia greve dei suoi antenati e il tono di voce gentile ma serio: "Ho capito. So dove si trova Casey Turner."
Henry: "Ci illumini!"
L'uomo si piega leggermente in avanti da dove è seduto, la sua testa adesso è quasi all'altezza di quelle dei tre ragazzi. portandosi una mano vicino alla bocca, come per accentuare il fatto che si tratti di qualcosa di riservato, l'agente Prince quasi sussurra: "Si trova ancora qui, a Hidden Creek. Non è mai andato via, ne sono più che convinto."
John: "Lo immaginavamo, avrà pensato che le strade fossero sorvegliate."
L'uomo, muove la mano che copre la bocca come per voler suggerire agli altri di imitarlo: "Questa faccenda è molto più grave del previsto." sussurra: "volevo essere sicuro di poter parlare con voi."
Henry si copre a sua volta la bocca: "Pensa che siano coinvolti altri esponenti della cittadinanza?"
Prince si limita ad annuire molto lievemente.
Henry: "Allora per scoprire la verità dovremmo trovare il nascondiglio di Casey."
Prince guardando adesso Diane, come per tranquillizzarla e poi dando un'occhiata agli atri due: "Finché resterà nascosto sarà al sicuro. Questo è certo." il suo tono cambia: "Però non posso promettervi la stessa cosa. Ho bisogno del vostro aiuto, sono solo in questa città e non ho di chi fidarmi. Ma non voglio costringervi a collaborare se non ve la sentite: le conseguenze potrebbero essere serie."
Henry: "Prima ne veniamo a capo, prima Casey sarà al sicuro. Il nostro club non abbandona i membri in difficoltà."
John: "Può fidarsi di noi, anche perché vogliamo capire che diavolo sta succedendo. E aiutare Casey."
Prince: "La cosa che potete fare adesso è non attirare l'attenzione. Siate sinceri con chi vi domanda cosa avete fatto oggi. Loro mi osservano, l'ho notato, e credo che osservino pure voi. Dite pure che avete cercato il vostro amico tutto il giorno e che siete venuti da me per raccontarmi quello che avevate visto. Con le menzogne non si va lontano: se la vostra versione dovesse risultare loro incongruente allora sareste veramente nei guai. State soprattutto attenti alle conversazioni casuali."
John: "Ma chi sono "loro"?"
Prince fa una leggera pausa, poi, con aria greve: "L'Old Gentlemen's Club."
Henry spalanca gli occhi: “Ma... ci deve essere uno sbaglio!"
Diane guarda confusa l'uomo: "Che cosa?"
John lo fissa per un attimo, poi getta un'occhiata a Henry "Come sarebbe?!"
Prince: "La vostra storia mi ha subito incuriosito proprio per questo motivo. Il vostro club porta lo stesso nome degli individui che sto cercando di consegnare alla Giustizia. Quando mi avete raccontato della vecchia scatola con i dischetti di Wooden Nickel, non ho potuto credere ad una coincidenza. Quale sia il nesso però siete voi a dovermelo dire." l'agente DEA osserva i tre con occhi che paiono loro essere inquisitori.
John sembra incredulo: "È surreale questa storia, l'unico "Old Gentlemen's Club" che conosciamo è il nostro. Che cos'è questa gente di cui sta parlando? Forse volevano far ricadere la colpa su di noi?"
Henry: "I colpevoli devono essersi ispirati al nostro gruppo, è l'unica spiegazione possibile. Probabilmente sono persone molto vicine a noi, anche per il fatto di essere riuscite a coinvolgere il nostro amico."
Prince si strofina il volto con la mano che gli faceva da schermo e poi continua: "io credo che sia l'esatto opposto, invece."
John, sempre più turbato: "In che senso l'opposto?"
Prince, fissa i tre con i suo occhi neri come la notte: "Non so per quale ragione, non so se intenzionalmente o meno, ma avete cominciato un gioco molto, molto pericoloso. Il Club dei Vecchi Gentiluomini è antico quanto questa città."
John: "Cioè senza volerlo abbiamo preso il nome di una società segreta che esisteva qui da un sacco?" John cerca di ricordare come diavolo fossero arrivati a quel nome. A pensarci bene, John non ne ricorda il motivo, così come non ricorda esattamente il perché di quella scatola piena di sigari arruginita. 
Prince: "Credo," dice poi con allentando la tensione che si è generata nell'aria: "che possiate aiutarmi a capire questo. Non vi sto accusando di nulla ma... ma ora come ora siete un pezzo fondamentale di questa vicenda."
Henry: "Ci vorrebbe un thé indiano della memoria" dice Henry, credendo di aver fatto una battuta divertente.
Prince sorride: "Già, ci vorrebbe qualcosa di simile." poi, il grosso agente DEA continua: "Tornate a casa adesso: non fate preoccupare i vostri familiari inutilmente. Domani, occupatevi di ciò di cui vi dovete occupare, cercate di non pensare troppo a questa vicenda." 
L'uomo estrae poi un foglietto dalla tasca e presa una penna, comincia a scrivere qualcosa su di esso. Finito, lo mette sul tavolo perché i tre lo possano vedere: "incontratemi qui." 
Il biglietto, in una grafia ordinata, indica: "domani pomeriggio al ponte di legno sul Little Canyon".
L'agente: "Sarò lì appena mi sarà possibile." dice mentre appallottola il biglietto, distruggendolo.
John annuisce.
Diane annuisce e aggiunge: "per favore, ci aiuti a ritrovare Casey..."
L'uomo a sua volta fa un cenno di incoraggiamento alla giovane.
Henry: "Bene, allora noi ci congediamo."
John: "Per non dare nell'occhio, potremmo riprendere a organizzare la festa... tra l'altro i miei amici si saranno accampati nel mio giardino a quest'ora."
L'agente si alza dal tavolino della veranda dove sono seduti e piegando leggermente la testa si congeda: "Mi raccomando." dice semplicemente prima di rientrare all'interno del Northwoods e di scomparire salendo le scale.
John si rivolge agli altri due: "Ragazzi, una cosa, perché mi sto un po' preoccupando: voi vi ricordate come e perché abbiamo scelto il nome del nostro club?"
Henry: "No, ma sento che è la chiave per svelare l'arcano."
Diane ci pensa su: "Non lo avevate scelto voi? Io sono entrata dopo." Strano come non lo abbia mai chiesto al fratello o agli altri.
John: "Non ha senso, Diane, prima o poi avresti dovuto saperlo anche tu... e quella scatola, da dove l'avevamo presa?"
Diane: "forse... non lo so. Ma se era di tuo padre, Henry, forse l'abbiamo presa a casa tua."
Henry: "Vedrò di indagare, senza insospettire il vecchio. Comunque dobbiamo seguire il consiglio dell'agente e domani dobbiamo dedicarci ad attività normali: inizieremo a preparare l'audio per il festival."
John si alza: "Sì, forse è il caso di andare a farmi vivo dai miei amici... non è gente che si scompone per un ritardo, ma magari cerco di non sforare le 24 ore."
Diane guarda storto John: "Non saranno quei debosciati dei DALETH, vero? Jo, i tuoi amici sono sempre al limite del presentabile..."
John: "Diane, non essere così pignola, sono gente a posto e fanno buona musica. Ok che magari sono un po' particolari, ma è parte del loro modo di essere. Sono sicuro che un giorno saranno famosi: tra l'altro, hanno talento."

I tre giovani sono fuori dall'hotel le cui luci brillano nella notte della foresta.
Diane: "ci aspetta una bella camminata, torniamo indietro?"
"Direi di sì." John si incammina: "Sapete, la cosa che mi turba è che di solito non dimentico le cose importanti. Secondo voi perché non ci ricordiamo così tante cose del club?"
Henry: "Non vedo scelta. Forse John ha un'altra maglia da bruciare per usarla come torcia."
John ride "No, a questa sono affezionato!"
La giovane estrae dal suo zaino una torcia elettrica: "Tah-dah!"
John: "Ehi, brava Diane! Ma in realtà..." John con un sorriso estrae anche la sua: "Così siamo sicuri di non inciampare e non abbiamo bisogno di dar fuoco a nulla. A proposito, le radioline tenetele, non si sa mai!"
La ragazza annuisce: "lo ammetto, mi ai stupito."
John, fingendosi offeso e ridacchiando "Ehi, io invece ho sempre pensato tu fossi una donna di mille risorse. Questa sfiducia..."
Henry prende la sua radio e l'accende per fare una prova.
John: "Ah sì, esatto, provatele, non vorrei che le batterie fossero a terra, una era anche accesa per qualche motivo quando l'ho tirata fuori."
La giovane accende la sua radiolina mentre esclama: "di devono essere costate un sacco, speriamo che prendano a più di dieci passi nel bosco..." dice con un ghigno sul viso. Il walkie-talkie di Diane sembra in ordine: tutto ok."
John sbuffa e prova la sua "Sei invidiosa perché ho avuto un'idea geniale..."
La ragazza alza le spalle: "Eh, può essere..."
Henry: "Vero, questa è una rarità."
John sospira: "Tutto il mondo mi è contro, il tragico destino del genio incompreso..."
Henry: "...Disse quello che voleva dar fuoco a 500 dollari."
John: "Il disprezzo per il denaro e i possedimenti terreni è proprio del genio e di chi è spiritualmente illuminato!"

I tre continuano a camminare lungo la strada nel silenzio delle pinete dove solo il sottofondo della vita notturna del sottobosco provvede ad animare il buio che le due torce infrangono. La scarpinata è lunga dallo strapiombo del fiume Hidden Creek alla cittadina e sono ormai le dieci. Ad interrompere la loro solitudine ci pensa il rumore distante di un'auto e due fari nella notte che provengono dal paese.
John di riflesso spegne la torcia: "Chi sarà a quest'ora? Sempre queste auto, ormai sono paranoico."
Diane fa lo stesso.
Henry: "Andiamo a vedere, magari e Casey!"
John: "Spostiamoci dalla strada. E stiamo attenti."
La macchina è sempre più vicina ed i fari illuminano a bordo della strada i tre ragazzi.
Henry riconosce subito quella forma: è una delle due volanti del distretto.
John: "Oh che bello, ci mancava l'ALTRA polizia."
La macchina, ormai accanto a loro, accosta.
L'agente di Polizia Kosinski si sporge dal finestrino del conducente per fare un cenno ai tre di avvicinarsi. Nell'altro posto c'è lui, il Capo Kincaid.
Henry si avvicina.
Diane, si attacca come una ventosa dietro a Henry e lo segue.
John segue i due.
Andrew Kosinski tira un sospiro di sollievo nel vedere i tre mentre il Capo non proferisce parola, l'agente dai baffetti sottili li invita a salire: "Vi stavamo cercando ragazzi, saltate dietro, vi riportiamo noi a casa."
Henry obbedisce senza fiatare, percependo la silenziosa irritazione del padre solamente guardandolo.
John: "Oh, beh, grazie mille agente." John sale in macchina cercando di sembrare a proprio agio.
Diane fa lo stesso, ma appena vede il vetro che divide i due posti davanti da quelli dietro, si sente una criminale. La giovane chiude la porta. L'agente Kosinski sta per ripartire quando il Capo gli fa cenno di aspettare un secondo: Clarke Kincaid, senza voltarsi, osserva i tre dallo specchietto retrovisore.
Passa qualche secondo che sembra qualche ora prima che, col suo tono di voce pacato ma ruvido come la corteccia di un pino, cominci a parlare: "Diane. Tuo padre è in pensiero."
La ragazza si fa piccola, minuscola: "M-mi scusi, sign-Capo Kincaid."
Kincaid si limita ad annuire, poi ricomincia: "Ho una brutta notizia da comunicarvi. E tuo padre e tua madre lo sanno già, Diane: tuo fratello Casey è ricercato ufficialmente dal Governo. Lo accusano di qualcosa di molto grave." dopo una breve pausa: "Sapete di cosa si tratta, voi? Ne avete già sentito parlare per caso?"
Henry: L'Agente della DEA ce ne ha parlato. Abbiamo cercato Casey tutto il giorno, poi siamo andati dal signor Prince."
John: "Casey non potrebbe aver fatto nulla di male... deve essere un errore." John è abbattuto, inizia a chiedersi se davvero possa essere così.
Diane singhiozza in silenzio poggiata contro il finestrino.
Kincaid: "Capisco. Supponevo che l'agente Prince vi avesse contattato. L'accusa è molto grave, visto anche che sono ci sono legate anche delle morti per overdose. L'FBI si occuperà del caso: questo pomeriggio è giunto un loro agente per informarci di questo sviluppo. A quanto pare si tratta di un'operazione congiunta tra le due agenzie. Ci hanno chiesto la massima collaborazione e noi, come Dipartimento, gliela forniremo."
Kincaid si volta finalmente e apre il vetro divisorio per guardare i tre meglio: "Dov'è Casey? Sono sicuro che vi sarete fatti un'idea."
John scuote la testa sconsolato: "Purtroppo non ne abbiamo idea. È sparito."
Diane, senza volerlo: "Non lo so... forse è già lontano."
Kincaid: "Mi sembra ragionevole pensare che non vi abbia informati di nulla. Un segreto così pesante non riemerge così facilmente immagino." il Capo si rigira chiudendo il vetro. Poi, fa cenno a Kosinski di partire.
Nessuna parola per il resto del viaggio da parte dei presenti.

Finalmente, usciti dal bosco e rientrati in paese, la volante accosta davanti alla casa di Diane. La ragazza si limita a ringraziare e salutare tutti per poi dirigersi rapidamente verso un luogo idealmente sicuro.
Dopo è il turno di John: davanti a casa sua c'è ancora parcheggiato il pulmino rosso e dal suo retro si sente della musica. Kosinski sta per scendere istintivamente per andare da quei disturbatori della quiete notturna ma con un semplice gesto il capo fa lui intuire di lasciar perdere.
John: "Buona notte e grazie per il passaggio. Speriamo che Casey salti fuori presto, deve essere tutto un tragico sbaglio."
Henry: "Buona notte John."
Senza voltarsi a guardare il figlio dei VanDreel, Clarke si rivolge a lui: "Vedete di mantere il decoro, tu e i tuoi amici. Buona notte."
John: "Gli dirò di abbassare il volume. Grazie." John scende dall'auto, pensando alle parole del Capo Kincaid.
La volante riparte mentre John si avvicina al furgoncino dei DALETH.
Kincaid, al figlio: "Spero che tu abbia detto ai tuoi amici che non voglio più sentirvi parlare di quel club." dopo una breve pausa: "Il mio istinto aveva ragione, a quanto pare."
Henry: "Quel club... figurati che non ricordo nemmeno perché abbiamo scelto quel nome... Comunque non mi puoi chiedere di abbandonare un amico in difficoltà."
Kincaid: "Certo che no. Aiutare la propria comunità è il primo dovere di ogni cittadino di Hidden Creek. Solo è ora di crescere, Henry."

Primo giorno di Luglio, Hidden Creek 1977.
La giornata è splendida fin dalla prime luci dell'alba.
Nella deserta Barred Owl Road, solitario Henry Kincaid si incammina verso la casa dei VanDreel. Ripensando alla giornata di ieri, gli sembra ancora incredibile tutto quello che è accaduto.
Quello sgangherato furgoncino è ancora parcheggiato sul marciapiede di fronte alla casa di John. Nel piccolo porticato è seduto, in mutande, quello scansafatiche/criminale/chitarrista/cantante/Hippie/etcetera di Edward.
Fumando una sigaretta fatta in casa, strimpella la chitarra di John. Appena vede Henry, smette di suonare e lo saluta con una mano.
Henry: "Buon giorno Ed" risponde al saluto Henry: "John è in casa?"
Il giovane, della stessa età e capiglatura di John, solamente bionda, risponde: "credo che sia dentro a prepararsi la colazione. Gli altri ragazzi dormono ancora."
Già, gli altri.
Il resto della band, uno più improponibile dell'altro agli occhi di Henry.
Henry: "Beh, io entro e vedo di scroccare la colazione, ci si becca in giro."
Detto questo si congeda ed entra.

Superata la barriera del disordine e gli altri tre "musicisti" accampati in salotto, Henry arriva in cucina dove l'amico è intendo a cuocersi qualcosa.
John, che sta friggendosi uova e pancetta, saluta: "Oh, buongiorno Henry! Vuoi mangiare qualcosa?"
Henry: "Non rifiuto mai uova e pancetta."
John mette su una porzione in più: "Qualche novità? Tuo padre ti ha detto qualcosa?"
Henry: "Le solite cose: di non perdere tempo con il club e di crescere. Ho cercato di portare cautamente la discussione sul nome del club, ma non ha nemmeno considerato l'argomento."
John: "No, eh?" mentre serve il cibo all'amico, John ripensa alle parole di Kincaid della sera prima: si chiede se è il caso di informare il suo amico dei suoi dubbi o se è solo paranoia.
John: "Comunque siamo a posto per la musica, adesso do una mano ai miei amici ma penso che per la maggior parte del lavoro si arrangeranno. Quindi dovremmo avere il pomeriggio libero."
Henry: "Beh, a vederli adesso non mi sembrano lavorativi." risponde Henry mentre scrocca la colazione.
John: "Nah, fidati, quando si tratta di musica si fanno in quattro. E poi non è che se uno si alza tardi è per forza un perdigiorno: la verità è che ognuno ha il suo bioritmo, bisogna vivere in armonia con la propria natura e con il cosmo." John fissa la pancetta che istintivamente stava per versarsi nel piatto e con uno sforzo sovrumano la cede tutta a Henry: "Fidati, so cosa vuol dire. Sono vegetariano."
Henry: "Meglio, più pancetta per me. Ah, stasera Wisco."
John: "Sì... hanno delle ottime... patate fritte. E formaggio." la sofferenza di John è palpabile, ma stoicamente resiste mentre guarda l'amico abbuffarsi. Per calmarsi si accende una sigaretta e divora le sue uova.
Mentre i due si ingozzano, in giardino Edward tira un frisbee al suo pastore tedesco Blondi. Gli altri tre membri dei DALETH, ossia il bassista Garrett, il batterista Sullivan e il tastierista Page si risvegliano dalla profonda dormita e in processione salutano i presenti. Fatta ora di andarsene, John si raccomanda ai quattro di non fare casini e di occuparsi di quanto stabilito la sera prima.
John li saluta con un sorrisone: "Se tutto va bene, stasera dovremmo esserci anche noi. Sono sicuro che farete faville, sarà un successone! Ancora grazie mille ragazzi."
Henry: "Grazie ragazzi per la mano che ci date, lo apprezziamo molto."
Edward fa un leggero inchino all'amico: "Tutto per chi ha unito la band, Jo."
John è commosso "Io non ho fatto nulla, era il vostro destino incontrarvi e portare bellezza nel mondo! A stasera!"

Quando i due escono dalla residenza dei VanDreel, trovano fuori Diane pronta per cominciare una nuova giornata. Jeans e maglietta scolorita verde con il logo dei Green Bay Packers, la squadra di football più seguita del Wisconsin, la giovane saluta calorosamente i due, contenta di non essere sola a questo mondo.
Diane: "anche se i miei non volevano... eccomi qui."
Henry: "Bene signori, iniziamo!"
John: "Ottimo, la squadra è al completo! Andiamo ora, c'è qualcosa che mi ha dato da pensare e che volevo discutere con voi."
Diane: "Qual'è il programma?"
Henry: "Andiamo ad affittare le attrezzature e poi iniziamo il montaggio."
Diane: "perfetto. Ricordiamoci che abbiamo fino all'una circa, poi dovremo fare una scarpinata fino al vecchio ponte."
John: "Sì, mi sono messo d'accordo con la banda, si occuperanno loro di tutto da quel momento in poi."
I tre si incamminano verso il centro della cittadina.
Diane: "di cosa volevi discutere, Jo?"
John si guarda intorno con circospezione, poi parla a bassa voce sperando di non essere sentito: "Ieri sera, il capo Kincaid ha detto una cosa che mi ha colpito. Ci hai fatto caso Henry?" John continua: "Ha detto: "Un segreto così pesante non riemerge così facilmente immagino." Non so come, ma questa cosa potrebbe avere a che fare con il fatto che sembrano esserci cose che non ricordiamo."
Henry taglia corto: "Non credo che mio padre sia capace di frasi di tale profondità."
John: "Non lo so, Henry, capisco che la cosa possa non piacerti e infatti non sapevo se dirtelo o no, ma potrebbe voler dire che lui sa qualcosa di più che non ci ha detto. Magari vuole solo proteggerci..."
Diane smette di camminare e fissa le schiene dei due: "Un momento... perché il nostro gruppo si sciolse, quando eravamo ragazzini? Vi ricordate? Per quattro anni non ci frequentammo più."
Henry cerca di ricordarsi, inutilmente: "Dovremmo chiedere in giro cosa successe 4 anni fa." dice voltandosi verso la sorella di Casey.
La ragazza annuisce e continua a camminare con loro.
Henry: "Conoscere il nostro passato è la chiave per defifrare questo strano presente....vedi John, anche io so essere profondo!"
John ridacchia e annuisce. Ma il non ricordare una parte del proprio passato lo turba profondamente: non sopporta l'idea di aver perso qualcosa di così prezioso. Quelle memorie devono essere recuperate, a qualunque prezzo. Una volta aveva letto dei libri di meditazione, forse sarebbe possibile tentare qualcosa del genere? O forse qualcuno dei suoi amici potrebbe dargli una mano per tentare qualcosa, magari con l'ipnosi o qualche trucco psicoanalitico... dovrà proporlo agli altri, ma dubita accetteranno.

Hidden Creek è animata dai preparativi per la Summer Fest.
Gli operai montano il palco e gli stand, la piccola ruota panoramica già svetta dietro alla scuola elementare. Una corriera argentea si ferma vicino al municipio facendo scendere i suoi passeggeri. Turisti per la maggior parte, ma anche qualche abitante del luogo tornato a trascorrere i giorni più belli dell'Estate nella sua città. Giornate come queste sono il motivo per cui l'Hidden Creek Heritage Commitee esiste ancora. E come ogni anno, arriverà per l'occasione anche il signor Lazard in persona a trascorrere qualche giorno con il suo progetto, la sua piccola cittadina che ha fatto rivivere con il potere della sua ricchezza.

Una giovane ragazza osserva con sguardo sicuro il suo paese, la sua Hidden Creek. Aggiustandosi i rossi capelli sospira leggermente al pensiero di riunirsi alla sue vecchia compagnia. Come saranno cambiati nel frattempo i sui amici? Si ricorderanno ancora di lei?

Il quinto membro del The Old Gentlemen's Club è tornato a casa dopo quattro anni...


FINE DELLA SESSIONE

Entangled: intermezzo musicale

Per non farci mancare nulla, dopo il Log ecco l'intervento musicale.

Continuando il nostro viaggio nella musica degli anni '70, oggi capitiamo dalle parti dei Genesis - al solito, non servono presentazioni - e del loro singolo Entagled, anno 1976, tratto dal loro album A Trick of the Tail

Vedrò di avere pronto il quinto Log a breve, meglio togliersi il dente subito che accumulare materiale: per esperienza so che se si rimane indietro è dura che si finisca con la correzione delle sessioni, Children of Tomorrow in primis docet!



Di seguito:


Al prossimo aggiornamento!

HIDDEN CREEK LOG #4: TRACES

HIDDEN CREEK LOG #4: TRACES

La luce tremolante di una torcia illumina il contenuto di un'arruginita scatola da sigari. Leggermente sudati per l'umidità e la tensione, Henry e John si scambiano un veloce sguardo come per ricordare qualcosa che accadde sette anni prima. C'è qualcosa di cui non vogliono parlare, qualcosa che hanno promesso di non rivelare. Questa convinzione è rimasta lì, dentro di loro, come una piccola scatola nascosta in un pertugio. E come la scatola venuta dal passato ha rivelato un contenuto inaspettato, anche la scatola che contiene il loro passato nella memoria sta per rivelare qualcosa di altrettanto inatteso...

La volante della polizia si ferma davanti allo studio medico di Benjamin Turner vicino all'incrocio tra Maple Avenue e Pine Street. Il Sergente Mosley accosta per lasciare scendere il Capo Kincaid. Clarke Kincaid, un uomo robusto ma dal portamento elegante, prima di scendere dalla volante lancia uno sguardo nello specchietto retrovisore aggiustandosi rapidamente i folti baffi perfettamente curati: sempre nella sua divisa blu e impeccabile, potrebbe essere scambiato senza troppa difficoltà per il generale Custer se si presentasse a una qualche rievocazione storica. Con passo rapido e ampio, entra all'interno dello studio dove ad accoglierlo ci pensa Cynthia, la signora Turner. Senza badare troppo alla donna, Kincaid entra dopo aver bussato rapidamente nello studio di Turner. Non appena Ben vede entrare l'amico, capisce che qualcosa di grave sta accadendo. Non servono molte parole, e d'altronde Clarke è sempre stato lapidario. Tanto basta al dottor Turner per diventare pallido in volto; ha sempre funzionato così, tra di loro: quando qualcosa sta per turbare l'ordine delle cose a Hidden Creek, tocca a Clarke Kincaid occuparsene. Senza aggiungere altro, il capo della polizia della cittadina si riavvia alla volante: se tutto deve accadere come prestabilito, non c'è più nulla da fare adesso.
Non resta che aspettare.

Alla luce tremolante della torcia improvvisata, i due amici si guardano nuovamente negli occhi: non hanno idea di come quell'arrugginta scatola di sigari sia finita li sotto. La prova di coraggio, il tempo in cui erano ragazzini... Tutto appare oggi così chiaro eppure così sfocato. Che cosa ne era stato del loro primo club, quello della loro adolescenza? Perché oggi sembra tutto così lontano? Quella scatola piena di Wooden Nickel appare ancora più minacciosa di quanto non lo fosse un minuto prima.
Henry: "Dovremmo avvertire quell'agente, anche se questa storia sembra sempre più ridicola!"
John: "La prima cosa che dobbiamo fare, ora, è trovare Casey." John si guarda intorno in cerca di tracce: "Henry, pensi che i dischi fossero nella scatola fin dall'inizio?"
Henry: "È l'unica spiegazione: la scatola non sembra essere stata aperta da quel giorno. Casey è in guai grossi, e la cosa migliore che possiamo fare per lui è rivolgersi ad un professionista!"
John: "Herny... non è l'unica spiegazione... da dove abbiamo preso questa scatola?"
John non è sicuro di ricordarsi "Non l'avevamo fregata... a tuo padre?" fissa l'amico.
Henry: "Era la scatola dei sigari di Pà! So dove vuoi arrivare, e vacci piano, stamo parlando di mio padre!"
John: "Henry, sveglia! Se andiamo dall'agente, quello mette in galera tutta la città! Non posso credere che anche tuo padre c'entri in questa storia, qui c'è qualcosa sotto." John fissa il cunicolo "L'unico che può rispondere a queste domande è Casey o chi gli dà la caccia. Dobbiamo trovarlo."
Henry: "C'è di sicuro un altra spiegazione.
Per ora richiudiamo la scatola e lasciamola qui, e continuiamo ad esplorare le grotte."
Ad interrompere la discussione dei due ci pensa un sinistro tonfo metallico.
La flebile luce che in lontananza proveniva dall'apertura del pozzo, d'improvviso svanisce.
Henry: "Spegni la torcia e nascondiamoci."
John fissa l'amico. "Mi sa che qualcuno ha deciso per noi. Ci hanno chiuso dentro! L'unica è andare avanti, secondo me."
Henry: "Dovremmo riallacciarci con il percorso turistico procedendo."
Mentre procede lungo il passaggio, John riflette a voce alta: "Sapevano che eravamo qua... posso solo pensare a due possibilità: o l'agente ci ha seguito... ma perché ci avrebbe chiuso dentro? Quindi lo escluderei. O Diane lo ha detto a qualcuno e doveva essere qualcuno di cui si fidava... altrimenti sono state le persone che inseguono Casey."
Henry: "Probabilmente chi inseguiva Casey ha deciso di sigillare qui le prove, e non è detto che nelle tue ipotesi una escluda per forza l'altra."

Proseguendo in quella direzione, i due notano che il soffitto man mano che si prosegue, si abbassa esponenzialmente. Non si erano di certo mai spinti a questa profondità delle grotte e cominciano a provare una sensazione di disagio quando la loro torcia è avidente che non durerà ancora a lungo.
John: "Dannazione. Abbiamo bisogno di altre cose da bruciare." John si toglie la maglietta e aggiunge quella alla torcia, sperando che le fiamme durino più a lungo così. La fiamma riprende vigore, quanto basta per far scorgere della luce infondo alla galleria.
Henry si avvicina con circospezione.
John lo segue con la torcia, a una certa distanza: "Vai avanti tu, vedi se è il caso di spegnere la torcia".
Henry scorge la provenienza della fonte di luce: davanti a loro, oltre una grata per bloccare l'ingresso al cunicolo si vedono chiaramente i faretti del percorso guidato.
Henry aspetta un secondo per ascoltare se ci sono voci nel passaggio, e analizza la grata per vedere come scassinarla.
John spegne la torcia.
In lontanaza si sentono le voci del tour guidato.
E' una vecchia grata arrugginita, forse è possibile riuscire a sbloccare il passaggio facendo forza sul corroso metallo.
John si avvicina alla grata e tenta di fare leva col piolo della torcia: "Proviamo così, dammi una mano."
La grata comincia a cedere.
Henry: "Aspetta che passi il Tour, e dopo scassiniamo e usciamo."
John: "D'accordo."

Le voci si avvicinano sempre di più fino a riconoscere quella del buon vecchio signor Parker dell'Hidden Creek Heritage Society, ex minatore da qualche parte nel nord-ovest e adesso guida turistica. Chissà poi com'è finito in questo luogo sperduto?
I due vedono la comitiva di caschi e giacchette gialle superare il loro punto e svoltare per addentrarsi ancora maggiormente nella miniera.
Henry: "Bene, ora usiamo la sbarra come leva sulla grate!"
Dopo che i turisti si sono allontanati, i due si mettono a far leva.
La grata salta non senza un certo rumore, ma il gruppo è troppo lontano per sentirli.
Henry valuta la distanza con il suolo, sporgendo un poco la testa.
Si trovano all'incirca ad un metro emmezzo dal suolo, niente di insormontabile.
John: "Ok, andiamo. Ora resta solo da capire dove potrebbe essere andato Casey, sicuramente non da questa parte. Forse c'era un altro tunnel? O forse ha lasciato lì lo zaino per depistare degli inseguitori..."
Henry: "Ma non avrebbe senso lasciare qui anche i soldi."
John: "Ci stavo appunto pensando... non riesco davvero a capire."
Henry: "Secondo me l'agente è l'unico che può aiutarci a capire qiesta storia. Se c'è veramente del marcio ad Hidden Creek, allora forse ci possiamo solo fidare di chi viene da fuori."
John: "Se c'è davvero così tanto marcio a Hidden Creek e non possiamo fidarci di nessun cittadino, non voglio pensare che fine potrebbe aver fatto quell'agente... Probabilmente tutti sapevano che era in città."
John: "Intanto cerchiamo di trovare un modo di uscire da questa miniera senza dare troppo nell'occhio. Dobbiamo ancora capire che fine ha fatto Casey."
Henry: "Sì, per ora concentriamoci sull'immediato."

Procedendo nella direzione opposta a quella del tour e seguendo la fila di luci elettriche attaccate lungo i lati dei cunicoli, ricordandosi della loro precedente visita di qualche anno fa alla River Mine, i due raggiungono l'uscita senza particolari problemi. Finalmente giunti all'ascensore da carico che porta all'esterno, possono risalire a vedere la luce del sole. Quello che hanno incontrato doveva essere l'ultimo tour della giornata perché ormai è pomeriggio inoltrato.
I due, fuori dall'ingresso, passano dietro al casotto dei biglietti per non essere notati. Subito, si ritrovano sulla stradina che conduce in paese.
John: "Ne siamo usciti vivi, ma nessuna traccia di Casey. Che si stesse nascondendo lì sotto e qualcuno l'ha preso? Forse non avremmo dovuto lasciare lì la scatola, potrebbe essere usata come prova contro di noi... come hanno incastrato Casey potrebbe succederci lo stesso."
Henry: "Una cosa è certa, dobbiamo indagare più a fondo, ma non dobbiamo dare nell'occhio, o potremmo fare la stessa fine. Domani dobbiamo occuparci della festa come se niente fosse, e mantenere un profilo basso. E per la scatola, dovremmo dirlo all'agente, magari omettendo il particolare che non era stato mai aperta."
John: "Non lo so, non mi fido. Mi riesce difficile pensare alla festa con tutto quello che è successo. Ci stanno dando la caccia, non possiamo farci vedere così in mezzo alla gente. Ti ricordo che ci hanno chiuso nella miniera. Io propongo di cercare di contattare discretamente Diane. Dobbiamo sapere se ha detto a qualcuno che stavamo cercando Casey alle miniere. Tra l'altro rimane il perché quella scatola in mano a tuo padre fosse piena di quei dischetti... lui sapeva anche che l'uomo della DEA era in città. Altrimenti se vogliamo andare dall'agente, propongo di farlo subito. Forse lui è davvero estraneo alla vicenda, ma non vorrei tirasse dentro anche noi come ha fatto con Casey."
Henry: "Sì, andiamo subito."
I due si dirigono in paese, facendo attenzione di non essere visti da nessuno.

Giunti al limitare sud-ovest di Hidden Creek, dalla piscina pubblica, si pone loro il problema di dove trovare il signor Prince. Si ricordano del biglietto dato loro e delle sue parole: lo avrebbero potuto trovare al Northwoods Lodge & Suites, verso sera.
Henry: "Aspettiamolo li."
John: "Propongo di cercare prima di parlare con Diane. Con un po' di fortuna possiamo arrivare a casa sua e bussare alla sua finestra senza essere visti."
Henry: "Oppure possiamo dividerci e ritrovarci li."
John: "D'accordo. Allora tu vai e avvisa l'agente, io mi occupo di Diane, magari potrebbe avere qualche altra idea su dov'è Casey. Prima però mi è venuta in mente una cosa: a casa ho delle radioline nuove di zecca, ti ricordi? Passiamo un attimo a prenderle, potrebbero essere utili. Non hanno una gittata enorme, ma se sono nei paraggi almeno posso contattarti. Nel caso succedesse qualcosa." John è già entrato nella modalità piccolo avventuriero, ammetterebbe di aver comprato quegli aggeggi proprio sognando che succedesse qualcosa di simile.
Henry: "Valle a prendere, insieme a Diane, e poi ci ritroviamo all'ex-rifugio.
John: "Non è più sicuro, come posto. E se ci ritrovassimo al primo, quello che era crollato un sacco di tempo fa? Controlla prima per bene che la zona sia sicura e tieni gli occhi aperti. Se non dovessi tornare, vai dall'agente appena è sera." John ha sempre un po' sognato di dire una frase del genere, sembra uscita da un film.

Separatosi dall'amico, John, cercando di non farsi notare da nessuno, punta verso casa, sempre nel quartiere di Henry e dei Turner.
È impossibile non essere notati a Hidden Creek e, inevitabilmente, viene visto o addirittura salutato da alcuni residenti.
La casa dei VanDreel rimane di fatto vuota nel periodo estivo quando i genitori di John si trasferiscono in un bungalow nel campeggio per gestire gli affari. Quello che però nota John vicino a casa sua è qualcosa di inopportuno: un furgoncino Volkswagen Type II rosso e bianco è parcheggiato proprio davanti all'abitazione.
John pensa ai suoi amici che aveva chiamato per il concerto, che siano loro? Si avvicina comunque alla casa con circospezione e dal retro.
Senza essere visto, John riesce a scorgere fuori dal furgone Edward Hanson, suo amico di vecchia data e lead singer dei DALETH, una sgangherata ma promettente band, evidentemente qui col resto della combriccola.
Cercando di essere il più discreto possibile, John entra in casa passando per il retro. Le radioline sono in camera sua. Spera di riuscire a evitare il resto della banda, non vuole coinvolgerli in questa storia.
In mezzo al casino lasciato da lui stesso, approfittando della disponibilità della casa, John naviga tra il disordine fino alla sua cara vecchia stanza. Le radioline sono in un cassetto e John le afferra. Poi, dopo averci pensato un attimo, afferra anche uno zaino, qualche maglietta, una torcia elettrica e un coltellino. La sua roba per le escursioni potrebbe essergli utile. Mentre sistema gli oggetti che possono servigli nello zaino, nota che una delle due radioline è accesa.
John: "Com'è possibile?" pensa John. Prova a vedere se prende qualcosa.
La radiolina emette un monotono white noise che sibila.
Mentre John smanetta per cercare di captare qualcosa, qualcuno suona alla porta.
John: "La banda! Dannazione!" John afferra le sue cose, scende di sotto e cerca di allontanarsi il più discretamente possibile.

Henry giunge senza problemi alla vecchia base, o meglio, ciò che ne resta.
Il quartiere sud-ovest di Hidden Creek è, come altre zone della cittadina, disabitato. La Natura, lasciata libera di riprendersi ciò che le spetta, sta inglobando il limitare esterno della città nel bosco. Quelle che una volta erano abitazioni, spesso in legno, ora sono ruderi inghiottiti dalla vegetazione.
La loro base, il loro primo rifugio, è diverso: ecco che troneggia, al limitare della città, la vecchia Chiesa Evangelica, quando ancora Hidden Creek possedeva tre luoghi di culto. Il campanile, seppure dalla punta leggermente rovinata, è ancora ben conservato. Si erano appostati lì dentro, come cecchini, quasi nove anni fa. O erano dieci?
A Henry non resta che entrare.
La chiesa, senza parte del tetto, è stata invasa dalle erbacce e dai rovi ma il campanile, sigillato dal Capo Kincaid perché pericolante, è ancora relativamente intatto. 
Henry ripercorre in silenzio le strette scale danneggiate per salire fino alla sua sommità.
Le campane sono state tolte da tempo, quel che resta sono le tracce della loro prima base, dove portavano i loro sacchi a pelo, un giradischi e favoleggiavano sul futuro. Sembrano passati diecimila anni. Posando i pedi sulle assi schicchiolanti, Henry nota qualcosa: parte della pavimentazione in cima al capanile è stata aggiustata.
Henry incuriosito dalla riparazione cerca qualcosa che possa suggerire il perché."
L'area della riparazione è circoscritta ad una manciata di assi, come se qualcuno avesse voluto bloccarle in un'area ben precisa. Il lavoro sembra essere stato fatto recentemente.
Henry continua ad esplorare la vecchia chiesa incuriosito.
Osservando attentamente il resto dell'edificio abbandonato, si nota la presenza recente di altre persone: alcune parti della vegetazione selvatica sembrano essere state divelte e la polvere depositata non è uniforme, come se dei contenitori rettangolari fossero stati posati per qualche tempo all'interno dell'edificio.

John, facendo attenzione a non incappare nei suoi amici venuti da Madison, raggiunge l'abitazione dei Turner nella strada dopo la sua.
Nei pressi della villetta bianca non sembra esserci nessuno di sospetto.
John sa dov'è la camera di Diane e spera di trovarla in casa. Cercando di non farsi vedere si dirige verso la sua finestra.
John è sotto la finestra di Diane, che è situata al primo piano della villetta.
Cercando di essere più discreto possibile, John getta qualche sassolino contro il vetro.
Dopo poco, la finestra si apre e spunta la testa dai lunghi capelli castano chiari della giovane.
John gli fa un cenno di fare silenzio e di venire a parlargli al piano terra dietro la casa.
La giovane dopo una manciata di minuti fa cenno dal retro di avvicinarsi. Diane, sussurrando a John con leggera apprensione: "Lo... avete trovato?"
John le racconta rapidamente quello che è successo e conclude: "Diane, è importante, vorrei sapere se hai detto a qualcuno dove siamo andati."
La ragazza risponde senza esitare: "No, non è passato nessuno..." poi aggiunge: "un paio d'ore dopo che ve ne siete andati ho ricevuto una telefonata strana."
John: "Racconta. Intanto prendi questa, usiamola nel caso ci separassimo." John le dà una radiolina.
John: "Se sei nei guai, usa il messaggio in codice, te lo ricordi, come quando eravamo piccoli." sembra buffo che una cosa del genere possa davvero servire a qualcosa.
La ragazza prende la radiolina e annuisce, poi racconta: "Non lo so, quando ho alzato la cornetta non c'era nessuno dall'altra parte, ma potevo sentire distintamente un fruscio, come quello della televisione quando finiscono i programmi di sera. Ho ascoltato per un minuto buono e poi ho buttato giù. Il telefono non aveva mai fatto una cosa simile."
John ripensa un attimo alla radiolina: "Anche a me è successa una cosa simile. Comunque ora il piano è di andare dal tizio della DEA. Ci vediamo con Henry fra poco. Vuoi venire con noi o preferisci restare qua a vedere come evolve la situazione? Forse è più saggio."
La ragazza scuote la testa: "No, portatemi con voi... voglio sapere."
John: "D'accordo allora. Stiamo uniti, è meglio così. Andiamo. Hai bisogno di prendere qualcosa? Non sappiamo cosa potrebbe succedere."
La ragazza fa cenno di aspettare, poi entra rapidamente in casa.
Cinque minuti dopo esce fuori con un logoro zaino.
Diane sospira: "direi che ho preso tutto."
John: "Ottimo, andiamo!" i due si dirigono verso il luogo dell'appuntamento.

Henry, dalla cima del vecchio campanile della chiesetta, scorge i due membri del club sgattaiolare verso l'ex rifugio.
Gli va incontro con una certa fretta.
Diane saluta calorosamente l'amico: "Ci siamo..."
John dà una radiolina anche a Henry e riassume rapidamente gli ultimi eventi anche a lui.
Henry: "Dobbiamo allontanarci da qui, questo posto è stato usato di recente."
John: "A quanto pare, qualcuno ha usato i nostri rifugi a nostra insaputa tutto questo tempo..." John scuote la testa incredulo. "Saranno ancora quegli spacciatori?"
John: "Andiamo all'albergo allora? "
Diane: "E' la nostra opzione migliore..."
Henry: "Questa storia continua a peggiore ad ogni minuto che passa.
Come siamo potuti essere così miopi da non accorgerci che qualcosa in città si stava muovendo?"
John alza le spalle: "Io sono stato via, poi in generale nonostante tutto siamo persone oneste. Voglio dire, tu sei pure il figlio del capo della polizia..."
Diane guarda i due: "io eviterei la strada, se ci mettiamo in cammino tra tre ore potremmo essere al Northwoods. Prima che faccia buio insomma."
John: "D'accordo, andiamo."
Henry: "Facciamo come dice lei."
La ragazza annuisce con una punta di soddisfazione nonostante il momento.
I tre membri rimasti del The Old Gentleman's Club si mettono in cammino tagliando per il bosco, tenendo sempre nel loro campo visivo la strada oltre gli alberi per evitare di perdersi.

Il sole è al tramonto quando i tre giovani, dalla boscaglia, scorgono lo spiazzo del parcheggio davanti al Nortwoods Lodge & Suites. L'hotel si presenta in tutta la sua semplice eleganza rustica fatta di legno e pietre.
John guarda il parcheggio cercando di vedere se c'è la macchina dell'agente.
La macchina dell'Agente DEA è parcheggiata tra le altre.
John la indica: "Ok, è all'albergo. Ora cerchiamolo senza farci notare. Le entrate potrebbero essere sorvegliate, a questo punto potrebbero essersi accorti che siamo in giro." John teme di suonare un po' al limite della paranoia, ma non si sa mai.
Henry: "Dobbiamo per forza entrare dall'ingresso principale e chiedere di lui, o non lo troveremo mai."
John: "Volendo, potrei entrare io e voi aspettate qua. Se qualcosa va storto abbiamo le radio, non ha senso che ci prendano tutti."
Diane ferma John: "lascia andare me invece. Ci metterò un minuto. Vedrò di farlo scendere qui nel parcheggio."
John: "No, non sono d'accordo. Tu resta qui con Henry, è sicuramente più pericoloso per te, che sei identica a Casey. Ti riconoscerebbero subito." John spera di convincerla con questo argomento. "E poi non voglio perdere nessun altro di voi."
Henry: "Vado io, voi aspettate qui."
"Se veramente c'è un complotto e mio padre è immischiato, allora è meglio che ci pensi io."
La giovane capisce subito le intenzioni dei due ragazzi e senza dargli retta sgattaiola verso l'ingresso: "Guardate che è mio fratello prima di tutto." sussura verso i due.
John: I due si guardano per un attimo, poi John sbuffa e la segue. "Non ti lascio rischiare la pelle da sola."
Henry: "Idem!"
I tre entrano assieme all'interno dell'hotel.

Nella grande sala dell'atrio. tutto è rifinito in legno, il legno pregiato di questa foresta. A rendere vivaci i muri bianchi, decorazioni colorate che richiamano i disegni ed i motivi degli Objiwe dello Skyeye. La hall è piuttosto animata vista l'alta stagione e diversi turisti sono seduti ai tavolini.
Henry da un colpetto con il gomito a John e gli dice: "Chiedi dell'agente."
John si dirige verso la reception un pochino a disagio "Ehm... buona sera."
Il concierge del Northwoods accoglie gentilmente il presunto turista: "Buonasera Signore, posso fare qualcosa per lei?" 
Dato il lavoro stagionale dell'hotel, in genere i suoi impiegati vengono da fuori Hidden Creek.
John: "Sto cercando l'agente WIlliam Prince, alloggia qui all'hotel."
L'uomo, sulla quarantina, si mette dietro al bancone per controllare: "Sì. Vuole che lo chiami? Chi posso dire?"
John: "Boh, gli dica John, il ragazzo con cui ha parlato oggi..."
Il concierge assume un'espressione leggermente dubbiosa ma compone il numero della stanza al telefono. Dopo poco, annuncia al telefono la visita per il signor Prince.
Il concierge: "ha detto che scende immediatamente. Aspettatelo pure nella veranda."
John non può nascondere un minimo di apprensione, dopotutto Prince è del governo, ci sarà da fidarsi? 
"Grazie..." John si dirige verso gli amici: "Allora: gli ho detto che sono qui. Io non so, ci fidiamo completamente di lui? Altrimenti potrei parlargli da solo e accertarmi che sia tutto a posto. Scusate, ma sapete che io, questi agenti del governo... e poi è convinto che Casey sia colpevole e potrebbe incastrare anche noi."
Diane: "abbiamo qualche altra opzione?"
John: "Beh, potreste nascondervi un attimo, io mi accerto che sia tutto a posto e poi casomai ve lo porto. Non gli ho detto che siamo qui in tre."
Henry: "Non credo che sarebbe opportuno, e poi è un agente del Governo:
se non ci fidiamo del Governo degli Stati Uniti, di chi possiamo fidarci?"
Diane annuisce.
John sta per ribattere, gli vengono in mente un bel numero di cose di cui si fida più rispetto al Governo degli Stati Uniti ma decide di lasciar perdere: "Ok, come volete voi... speriamo bene. Una cosa comunque: io mi fido più di voi che del Governo. E vale anche per Casey."
I tre si mettono a sedere nella veranda da cui è possibile scorgere, sporgendosi, il fiume Hidden Creek scorrere nella gola del Little Canyon. 

Il sole sta ormai tramontando.
Mentre osservano il fiume scorrere sotto di loro, la massiccia figura dell'agente Prince si avvicina al tavolino: "Buonasera."
Diane: "B-buona sera."
Henry: "Buonasera Agente."
John osserva un po' il fiume, nella sua testa sta immaginando di fuggire agli agenti del governo gettandosi dalla veranda, come in un film. "'sera."
L'agente si siede assieme a loro. Non dice nulla, aspettando che siano i tre a cominciare.
John: "Allora, abbiamo deciso di raccontarle questo." John descrive come sono andati nelle caverne pensando che l'amico potesse nascondersi lì, come abbiano trovato altri dischi nascosti in una scatola che apparteneva al loro "club" e come siano rimasti chiusi dentro le miniere. John: "Abbiamo trovato lo zaino di Casey là sotto, con dentro dei soldi che aveva ritirato e che dovevano servirci per organizzare la Summer Fest."
Henry aggiunge che in tutti i luoghi in cui il club si riuniva, sembra essere passato qualcuno, come nel caso della chiesa diroccata.
L'Agente Prince ascolta con attenzione senza interrompere il racconto dei ragazzi. Dopo che anche Diane ha avuto il modo di dire la sua sulla situazione, l'agente Prince può iniziare a parlare. L'uomo, quasi due metri d'altezza e imponente anche da seduto, con la faccia greve dei suoi antenati e il tono di voce gentile ma serio: "Ho capito. So dove si trova Casey Turner."


FINE DELLA SESSIONE