giovedì 8 maggio 2014

HIDDEN CREEK LOG #3: WOODEN NICKEL

HIDDEN CREEK LOG #3: WOODEN NICKEL


Trenta Giugno 1977, mezzogiorno e dieci.
Il sole estivo picchia sull'asfalto di Maple Avenue e l'umidità che proviene dalla foresta non fa che accentuare la calura.
Henry e John, usciti dal museo, si scambiano un'occhiata rapida.
C'è solo una cosa da fare al momento: risolvere questo casino il prima possibile.
Qualche turista passeggia, cappello da baseball calato in testa, per strada mentre i tre mocciosi dei Miller passano con le loro sgangherate biciclette facendo gestacci a chi gli capita a tiro.
Passa ancora qualche minuto e di Casey ancora nessuna traccia.
Dove si sarà cacciato?
Senza di lui, stanare la gemella non sarà semplice...

John: "Chiediamo ai passanti, magari l'hanno vista."
Henry guarda spazientito l'orologio: "Dove si sarà caccacciato Casey?" Poi risponde a John: "Secondo me è inutile. Molti sono turisti… aspettiamo ancora qualche minuto e poi cominciamo a cercarla!"
I due si siedono all'ombra della siepe vicino al museo e guardano con attenzione i passanti mentre le lancette dell'orologio continuano a spostarsi in avanti.
Scaduti i cinque minuti di attesa, e visto che Casey è disperso, è il momento di darsi da fare.
In genere Casey è sempre puntuale, proprio oggi decide di fare diversamente?
John: "Andiamo a vedere se è a casa. Chissà, magari la sta cercando pure lui."
Henry: "Buona idea!"
La casa dei Turner è nello stesso quartiere di quella dei Kincaid e dei Van Dreel, ovvero quello sud-est compreso tra la Town Hall e la stazione di polizia.
Dieci minuti dopo, i due amici sono già nella stradina che ben conoscono da quando erano poco più che bambini. L'abitazione dei Turner, una villetta bianca molto graziosa, è dal lato sinistro del viale alberato.
In fondo alla strada, dalla parte opposta, una Dodge Aspen verde scuro è parcheggiata vicino al marciapiede.
Quella macchina forse l'hanno vista prima...
John: "Ma quella non è la macchina che abbiamo visto quella notte? Il modello è lo stesso..."
Henry: "Magari è di un turista che ha affittato casa da queste parti. Su, bussiamo."
John si avvicina alla porta, osservando l'auto un po' sospetto.
I due suonano alla porta aspettando che qualcuno apra.
Il dottor Benjamin Turner dovrebbe essere ancora nel suo studio medico ma forse sua moglie è in casa.
O quantomeno Casey.
Aspettando davanti all'ingresso, i due vedono uscire dalla macchina parcheggiata un uomo decisamente robusto che con tutta tranquillità chiude la portiera della vettura.
John suona di nuovo nervosamente il campanello.
Lo sconosciuto, sempre con calma, sembra dirigersi proprio verso la residenza dei Turner.
Ad aprire la porta, un volto familiare: Diane.
La giovane, capelli castano chiaro e sguardo vispo e intelligente, è la fotocopia al femminile di Casey. Con indosso degli short e una maglietta verde dal logo sbiadito del Pinewood Sawmill Museum, con sguardo interrogativo accoglie i due.
Diane, mezza addormentata: "Oh. Ragazzi..."
Henry: "Cercavamo proprio te, e tuo fratello!"
John: "Ehilà, Diane. Possiamo entrare un momento?" John addocchia l'uomo della macchina chiedendosi se potrebbe essere l'Uomo del Wisco.
Ormai piuttosto vicino, l'uomo è chiaramente distinguibile: sulla trentina, di origine nativa, capelli lunghi e corvini raccolti in una treccia. E' vestito con un completo grigio scuro, decisamente non adatto alla campagna.
Diane, ancora frastornata: "Sì... certo."
La ragazza fa cenno ai due, decisamente sospettosa, di entrare in casa.
Henry entra, più preoccupato dei soldi che per il tizio.
John entra e osserva i movimenti dell'uomo da una finestra.
Diane si rivolge ai due visitatori inaspettati, vedendo che non biascicano parola: "Beh?"
Dalla finestra, John osserva l'uomo fermarsi a pochi metri dall'abitazione, come assorto nei propri pensieri.
John: "Diane, hai mai visto quel tizio?"
Henry: "Casey dov'è?"
Diane si avvicina a John mentre risponde a Henry: "Non l'ho visto stamattina. Non era con voi al vostro rifugio? Comunque..." dice sbirciando dalla finestra: "No, chi dovrebbe essere?"
Henry: "E i 500 dollari?"
John: "Un tizio che forse una volta ci ha seguito di notte, con quell'auto. A proposito, i soldi ci servono."
Diane non cambia espressione del volto, ancora intorpidito dal sonno: "Woah, frenate! Quali soldi?"
Henry guarda John un po' preoccupato.
John la guarda negli occhi "Eddai Diane, lo sai che hai fatto una cosa sbagliata. Quei soldi servono, dai una mano anche tu e alla fine si divide tutto, su..."
La ragazza rotea leggermente gli occhi, poi: "Jo, sei tornato per fare lo stronzo? Ragazzi, di cosa state parlando, si può sapere?"
John sbuffa e guarda fuori dalla finestra. "Non sei passata oggi al museo? La madre di Henry dice che ti ha visto lì... A meno che..."
Henry: "Oh Casey......."
John sbuffa: "Che fastidio."
La ragazza fissa con una certa dose di sodddisfazione i due: "Siete due cretini."
John alza le spalle: "A nostra discolpa, noi non c'eravamo."
Qualcuno suona alla porta.
Diane guarda i due e con sarcasmo: "E' il vostro pedinatore?"
John le fa cenno di parlare piano e sbircia dallo spioncino.
La giovane si avvicina alla porta e guarda dallo spioncino.
E' il loro uomo, dritto davanti alla porta.
Diane, sussurrando: "Che volete che faccia?"
Henry: "Non aprire... Avete un uscita sul retro se ricordo bene."
John: "No aspetta. Io dico, facciamolo entrare. Non sta cercando noi, come avrebbe fatto a sapere che eravamo qui? Chiedigli che vuole."
L'uomo suona nuovamente.
Diane respira profondamente e sussurando: "Ok... allora, uh, chiedo chi è..."
John si mette di lato rispetto alla porta per non essere visto.
Diane, a voce alta: "Questa è casa Turner, che cosa vuole?"
Da dietro la porta, una voce profonda ma misurata, con un accento del Wisconsin come il loro, risponde: "DEA. Sono l'Agente Speciale William Prince. Sto cercando Casey Turner."
John sussurra "Chiedi un distintivo!"
A quella presentazione, Diane non sa che rispondere, poi, preso coraggio: "M-mi mostri il suo distintivo."
Henry: "DEA? Cosa vogliono da tuo fratello?"
Dallo spioncino l'uomo mostra il distintivo.
Sembra tutto dannatamente vero.
Diane, a Henry: "Non lo so... non lo so!"
Henry: "Fallo entrare."
John: "Non è te che vuole. Puoi dirgli che non è in casa. Noi usciamo dal retro."
L'uomo all'esterno: "Vorrei farle qualche domanda, apra per favore."
Diane prende istintivamente la mano di Henry: "Non lasciatemi..."
John ci pensa un attimo. "Va bene hai ragione. Facciamolo entrare. È l'ora di vederci chiaro con questa storia."
Diane con la mano libera apre lentamente la porta: "Buon g-giorno. Sono Diane Turner. Se vuole accomodarsi..."
L'agente DEA William Prince, in tutta la sua presenza intimidatoria  è sull'uscio della porta, ma le sue parole sono cordiali: "Grazie. Con permesso." dice varcando l'uscio.
L'agente, dopo aver squadrato i due ragazzi, li saluta con un gesto della testa.
Henry: "Perché sta cercando il nostro amico?"
John fa un cenno "Buongiorno agente, che ha fatto Casey?"
L'uomo: "Una cosa alla volta." poi, rivolto a Diane: "Non ci vorrà molto, ha dove sedersi?" Diane accompagna i tre in cucina per farli sedere al tavolo.
L'uomo, tolta la giacca del completo e rimasto nella sua camicia bianca con cravatta rossa, inizia ad esporre la situazione hai presenti: "il vostro amico è nei guai, temo."
L'agente  speciale Prince fa poi un cenno a Diane: "Ha mica un lattina di Coca-Cola? Sono assetato."
Poi, l'agente continua: "Sospetto che il signor Casey Turner sia coinvolto nel traffico di una sostanza stupefacente altamente tossica e che si sia messo nei guai con chi gliela fornisce."
Henry: “Chi? Casey? Non è il tipo!"
John, che nel frattempo stava pensando al pacchetto di tabacco che ha in tasca si riprende "Casey!? Ma no, impossibile..."
Henry: “Si mette a frignare per qualunque cosa e di certo non ha né l'aspetto né l'atteggiamento da spacciatore."
Con mano tremante, Diane porge una lattina tirata fuori dal frigo all'agente: "ne è sicuro? Forse si confonde con qualcun'altro..."
L'agente con tutta calma apre la lattina: "Quand'è l'ultima volta che lo avete visto?"
Henry: “L'abbiamo visto stamattina, dopo che... beh, una vecchia casa diroccata che usavamo come ritrovo, è crollata. C'eravamo dati appuntamento davanti al Museo a mezzogiorno, ma lui non è venuto e siamo andati a cercarlo a casa sua."
Diane: "Ieri pomeriggio. E' stato con i ragazzi da allora."
John: "Dovevamo organizzare l'impianto audio della Summer Fest..." sembra un po' una cosa triviale davanti a un'accusa simile.
L'agente sorseggia la Coca con gusto: "Vedete, adoro questo sapore, anche se crea assuefazione in effetti..." poi, prosegue: "Il signor Turner è nei guai seri. Non posso divulgare i dettagli di un'operazione in corso, ma la sostanza che ha aiutato a spacciare ha già causato delle vittime altrove."
John: "Di che sostanza si tratta, si può sapere? Io non gli ho mai visto usare nulla, non mi è mai sembrato diverso dal solito, di certo non un drogato..."
Prince: "Solo gli spacciatori stupidi usano ciò che spacciano." l'uomo si mette una mano in tasca e tira fuori una bustina di plastica.
Con cura, la apre e ne tira fuori un dischetto piatto con sopra stampata l'immagine stilizzata di una testa d'Indiano: "Lo chiamano "Wooden Nickel": sapete, come quelle monetine di legno."
L'uomo fa in modo che i tre osservino bene il dischetto: "Avete mai visto uno di questi?"
Diane scuote la testa: "No..."
John: "No... che cos'è?" John cerca di mostrare un interesse il più possibile scientifico.
Henry: “Mai!"
L'uomo fa girare tra le dita il piccolo dischetto come fosse un prestigiatore.
Prince: "Quello che posso dire è poco. E' fatto per essere sbriciolato, bruciato ed inalato. Pare che provochi un trip talmente potente da essere letale. Sono morte già quattro persone. Di quello se ne sta occupando un'altra agenzia governativa. La DEA si occupa dell'aspetto legato alla sua circolazione."
Prince guarda a sua volta l'immagine del dischetto: "perché la testa d'Indiano? Si dice che faccia parte di qualche tradizione non meglio specificata, ma si tratta solo di un modo per renderlo ancora più appetibile agli Hippie."
Prince rimette via il dischetto: "Avete idea di dove possa trovarsi il vostro amico? Se sapete qualcosa dovreste dirmelo, lo dico per la sua sicurezza. Credo che possa essere in grave pericolo."
John: "Perché dovrebbe essere in pericolo? Qualcun altro gli sta dando la caccia?"
Prince: "Temo di sì. Se chi mette in circolo questi dischetti ha scoperto che il vostro amico è ricercato dalla DEA, potrebbero non farsi scrupoli nell'eliminare ogni traccia che possa ricondurli a loro."
L'uomo  finisce la lattina: "Sinceramente, non sono interessato al vostro amico: dal mio punto di vista è solo un tassello di un quadro molto più ampio. Se collaborasse avrebbe la nostra protezione. E farebbe la differenza in un processo."
Henry: “Non sappiamo dov’è adesso, come le ho detto, lo stavamo cercando qui."
John: "Proveremo a cercarlo! Io ancora non ci posso credere, anche solo per parlargli."
L'uomo tira fuori tre biglietti, recano sopra il logo del Northwoods Lodge & Suite: "al momento alloggio su al Northwoods, potrete trovarmi lì questa sera. Chiamatemi pure se scoprite qualsiasi indizio che possa essere utile all'indagine. Continuerò a cercare il vostro amico nel frattempo. Inoltre, devo chiedervi di essere discreti su questa conversazione."
John: "Sì, ovviamente..." John appare scosso, davvero non ci può credere.
Henry: “Mio padre sa che siete qui?"
Prince: "Suo padre?" dice rivolto a Henry. Ci pensa un secondo: "Lei è il figlio del Capo Kincaid, giusto? Il capo è stato informato della mia presenza qui in città una settimana fa al mio arrivo."
John: "Ma avete prove a suo carico?"
Prince: "La prova a suo carica l'avete vista: Ho trovato nella casa abbandonata che avete occupato un sacchetto di Wooden Nickel."
John: "Cosa!? Ma quando? Ma questo vuole mica dire che sospetta anche di noi!? Come fa a essere sicuro che sia stato lui?"
Prince: "Attualmente no. Credo che siate sinceri quando dite di non essere a conoscenza delle attività del signor Turner. Ho finto interesse nell'acquistare uno di questi dischetti e lui me ne ha fornito uno. Perquisire il vostro rifugio è stato il passo successivo."
John: "Ha comprato un dischetto da lui? Da Casey!? Ma davvero? È assurdo..." John si lascia cadere su una sedia.
John: "Ma gliel'ha fornito di persona?"
Diane, sconvolta, è rimasta senza parole: "Non... perché avrebbe fatto una cosa simile?"
Henry: “Ma ci deve essere un errore… probabilmente lui non sapeva cosa stava vendendo... non è il tipo..."
L'agente annuisce rispondendo affermativamente poi aggiunge: "Se quello che dice è vero, lo verificheremo una volta rintracciato il vostro amico."
Prince si alza e ringrazia per la lattina offerta.
John: "Una cosa, ma quanto tempo fa è successo questo?"
Prince: "Tre giorni fa. Una volta trovato il riscontro al laboratorio di Chicago, sono tornato oggi. Sono passato al vostro rifugio solo per trovarlo distrutto..."
John: "Come a fatto a capire che era Casey che vendeva questa droga qui? Voglio dire, sembra incredibile che l'ultimo ritrovato in fatto di droga si venda a Hidden Creek... Secondo me non aveva idea, come potrebbe una cosa simile finire qui?"
Prince taglia corto su questo dettaglio: "Quest'informazione è riservata essendoci un'indagine ancora in corso. Quello che posso dire è che a Hidden Creek c'è qualcosa di profondamente corrotto. Conosco bene questa zona, sapete? Ho vissuto in questa contea quando ero bambino. Allora la città era ancora abbandonata..."
L'uomo rivolge poi parole di conforto a Diane: "Signorina Turner, vedrà che questa brutta faccenda si risolverà per il meglio."
Poi, guardando nuovamente i due, si avvia alla porta.
John cede la sedia a Diane. Esclama "Non ci posso credere. È finito in un guaio, per forza."
Diane: "Jo, dovete trovarlo al più presto!"
John: "Sì, direi che andiamo subito. Tu stai bene? Spero non abbia preso i soldi per scappare il più lontano possibile. Anche se potrebbe essere... la vostra macchina è ancora qui?"
Diane: "Sì, è ancora nel garage."
Henry: “Merda, è una pessima situazione!"
Diane: "Io lo aspetterò a casa, in caso tornasse qui..."
John: "Con quei soldi potrebbe addirittura aver comprato un'auto, forse... sicuramente un passaggio l'ha trovato. Diamoci da fare e troviamolo. Diane, hai qualche idea di dove potrebbe essersi nascosto?"
Diane cerca di concentrarsi.
Dopo qualche istante di silenzio: "Vi ricordate quella volta in cui siamo andati tutti insieme nelle grotte? Utilizzando il pozzo."
John: "Questa è una buona idea! È assente da solo stamattina e magari non è andato via strada se è braccato dalla polizia... le strade saranno sorvegliate."
Diane: "Ma allora i soldi?"
John: "Ci stavo pensando... non è che ne ha bisogno per qualcosa? Forse per le persone che gli stanno dando la caccia? O forse vuole lasciare la città dalle caverne per poi andare via strada..."
Henry: “O magari gli deve dei soldi… se vi ricordate l'idea di chiedere un anticipo è stata sua."
John: "Potrebbe essere... ma allora vorrebbe mica dire... che sa cosa sta facendo? Io non ci posso credere. Penso ancora che pensasse fosse qualcos altro"
Diane si porta una mano alla testa: "Casey che cazzo stai facendo...?" poi, ai due: "Spero allora che non lo abbiano trovato già loro."
Diane accompagna i due alla porta: "Mi raccomando..."
"Lo troveremo, Diane, non temere." John è piuttosto abbattuto "E mi spiace un sacco per averti chiesto dei soldi."
La ragazza bacia sulla guancia entrambi: "Non potevate saperlo..." poi apre la porta.
Henry: “Alle grotte dunque."
I due Vecchi Gentiluomini, ognuno assorto nei propri pensieri, si avvia a passi svelti verso la River Mine. 
Quando erano ragazzi i quattro avevano scoperto che dal vecchio pozzo, che dovrebbe essere sigilillato ma che in realtà è parzialmente scoperto, è possibile entrare nella miniera senza passare per l'ingresso turistico.
Una bravata pericolosa che, con il giudizio di oggi, avrebbero dovuto non fare assolutamente. Eppure un tempo, prima che il club fosse smantellato, sarebbero potuti andare avunque, loro quattro.

Il sole del primo pomeriggio è mitigato dall'ombra degli alti alberi.
Fatta attenzione a non essere visti dal casotto dei biglietti e delle guide all'ingresso della River Mine, passato un gruppo di turisti, i due proseguono nel bosco.
Più un buco nel terreno che altro, parzialmente occultato dalla vegetazione, eccolo lì, il pozzo.
La sua copertura, più che altro una lamiera di metallo bloccata da pesanti pietre, è parzialmente spostata lasciando scoperto l'accesso.
John guarda nel buco e prova a chiamare "Casey? Siamo noi! Sei là sotto?"
La voce di John rimbomba nella cavità.
Lì sotto regna la più profonda oscurità, i raggi del sole sopra di loro riescono solo ad illuminare fino ad un certo punto il pertugio che conduce fino alla grotta.
Nessuna risposta.
John: "Beh, sembra che l'unica sia scendere... Secondo me quel poliziotto ci starà già seguendo o potrebbe essere qui a momenti."
Henry: “Allora muoviamoci prima che ci vedano. Prima tu."
John inizia la discesa nel buio aggrappandosi ai precari pioli metallici che formano una rudimentale e grezza scaletta.
Henry lo segue.
I due amici cominciano una lenta discesa mentre la luce del sole si fa via via più flebile là sotto. L'aria è quasi fredda sottoterra. Finalmente, arrivano a posare i piedi sull'umido suolo della grotta. Al contrario del resto della Miniera l'acqua piovana, filtrando dal pozzo, rende l'ambiente sotteraneo ancora meno ospitale.
L'unica luce proviene dall'apertura sopra di loro.
Perché diavolo scesero qui sotto anni fa?
Non che abbia importanza adesso.
Fortunatamente, John non esce mai di casa senza fiammiferi. Si guarda intorno per vedere se c'è qualcosa che si può bruciare.
Henry si rende conto del madorenale errore di andare senza niente per illuminare.
John nota, al limite dell'oscurità, qualcosa: sembra essere una sacca o uno zaino.
"Guarda!" John si avvicina e accende un fiammifero per vedere meglio.
John ha per un attimo un brivido: è lo zaino di Casey.
Henry corre verso di lui per guardare meglio....
John: "Avevamo ragione..." John afferra lo zaino e ispeziona i contenuti.
Aprendolo, di tutto ciò che avrebbero voluto trovare, forse quella era la cosa che meno speravano, adesso: i 500 dollari tra alcuni effetti personali del loro amico.
John: "Ha lasciato qui i soldi? Com'è possibile? A meno che... chi lo cercava non l'abbia preso."
Henry: “Era qui, e qualcuno lo ha preso, non c'è altra spiegazione. Forse è il caso di dirlo all'agente."
John: "Dobbiamo andare avanti, non può essere passato troppo tempo!" John guarda se c'è qualcosa per fare luce. Inizia a pensare di bruciare i soldi.
Henry immagina l'intenzione dell'amico: “No, bruciare i soldi è reato, e poi ci servono!" 
Henry gli strappa di mano il malloppo.
Dentro allo zaino c'è una maglietta di Casey.
John: "Questa maglietta è perfetta, possiamo cercare di darci fuoco e usarla come torcia." si guarda intorno per cercare qualcosa intorno a cui avvolgerla. Non è il momento di pensare ai soldi, Henry, che cavolo!"
Henry mette in tasca il malloppo e cerca qualcosa tipo una sbarra o simile.
C'è un piolo improvvisato che si è staccato dalla parete poco lontano da loro.
Henrylo raccoglie e lo porge a John.
John afferra il piolo. Ci avvolge intorno la torcia. Estrae da una tasca del suo giaccone un flacone di un liquore misterioso e lo versa sulla maglietta.
John: "Ok, ora basta che non mi dia fuoco... allontanati Henry e pronto a spegnermi nel caso!"
Henry: "Nascondi più cose misteriose te in quella giacca che Batman nella sua cintura."
John: "Eh, da certe cose non ci si separa mai..."
John dà fuoco al piolo.
Henrysi allontana.
La torcia improvvisata prende subito fuoco producendo calore e illuminando la grotta. La scorsa volta furono abbastanza accorti da portarsi delle torce elettriche.
La luce risplende delineando subito l'ambiente.
Il cunicolo sotterranea in cui si trovano gli è in qualche modo familiare.
A che stupida prova di coraggio si erano sottoposti da ragazzi.
E proprio in quel momento ad entrambi torna in mente, come un ricordo accantonato da tempo, l'immagine della scatola di metallo che avevano piazzato lì sotto.
Da entrambe le parti del cunicolo in cui si trovano, oltre la rassicurante luce, solo buio e silenzio.
Henry: “Avanziamo ancora un po'."
John guarda il pavimento cercando qualche traccia e avanza.
Avanzando nel cunicolo, e allontanadosi dall'apertura del  pozzo, i due, continuando far rieccheggiare le loro voci alla ricerca di Casey, arrivano ad un punto morto, ed è lì che la ritrovano: una vecchia scatola arrugginita, ancora legata con lo spago. E' in un anfratto della galleria, proprio dove l'avevano lasciata.
Henry prende la scatola e la osserva con attenzione.
Magari Casey ha lasciato qualche indizio.
Tolto lo spago, che legava la vecchia scatola da sigari di Kincaid senior, Henry ha una lieve sensazione di nostalgia che subito svanisce non appena ne appura il contenuto: come tante fiches di un gioco mortale, diversi dischetti Wooden Nickel riempono la scatola sigillata sette anni prima.
John afferra uno dei dischetti, incredulo, tenendolo lontano dalla torcia. Lo osserva attentamente cercando di capire se davvero potrebbe trattarsi di una droga letale. Scuote la testa "Ancora non posso crederci."
Henry: “Dovremmo dirlo all'agente... è l'unico che può aiutarci a salvare Casey."

Casey è colpevole.
Com'è potuto succedere?
Il loro amico, il compagno con cui sono cresciuti assieme...
Perché nascondere un segreto simile?
Henry scuote leggermente la testa, forse per biasimo, forse per compassione.
Mentre rigira tra la mani la spago con cui era legata la scatola, ha una rivelazione...
John osserva il volto dell'amico farsi lievemente pallido.
Il logoro spago è ancora lo stesso che usarono sette anni fa: la scatola era sigillata.
Questa storia si addentra nel profondo delle loro stesse vite.

Forse, è arrivato il momento di pensare anche alla propria salvezza.

FINE DELLA SESSIONE



Come al solito, un piccolo commento musicale.
Siccome si parla di droghe psichedeliche, vorrei ricordare i bei tempi in cui i Pink Floyd erano psichedelici davvero. Anno 1970, uova fritte e cereali per tutti. 


martedì 6 maggio 2014

Vivere a Hidden Creek: volti noti (Log #3)




L'abitazione dei coniugi Turner, Thrush Nightingale Road

Con l'arrivo dell'alta stagione Hidden Creek, Wisconsin ed i suoi dintorni si riempiono di turisti che, assieme agli abitanti della cittadina, animano il periodo estivo. Sessione dopo sessione, impareremo a conoscere coloro che ad Hidden Creek vivono e coloro che sono solo di passaggio:

William Prince (35 anni):
Nato a Chicago nel 1942, William è figlio del Tenente Alexander Prince, nativo americano veterano della Seconda Guerra Mondiale orgoglio della riserva Objiwe di Skyeye. Per metà di sangue Objiwe, William è cresciuto tra Wisconsin e Illinois fino all'arruolamento nel Corpo dei Marines. Dopo il Vietnam decide di abbandonare la carriera militare con grande delusione da parte del padre: sceglie di unirsi alla neonata DEA nel '74 diventandone ben presto uno stimato agente speciale. Attualmente è impegnato nell'indagine riguardante il Wooden Nickel, svolta in collaborazione con l'FBI.

Diane Turner (20 anni):
Vivace sorella gemella di Casey, Diane ha sempre avuto un rapporto molto stretto col fratello: sebbene dall'esterno appaia il contrario, è la parte sensibile tra i due. Finito il Liceo, ha deciso di non proseguire gli studi ma di inseguire la sua vocazione artistica: la pittura. Trasferitasi da due anni a Milwaukee, condivide un piccolo appartamento con un'amica e si guadagna da vivere vendendo i suoi quadri, per la maggior parte paesaggi naturali in cui rieccheggiano i ricordi di Hidden Creek. I coniugi Turner hanno accettato, nonostante un'iniziale dramma familare, la scelta di Diane la quale trascorre i mesi estivi nel cittadina per trarre nuovi spunti per i suoi soggetti.

(Don't Fear) The Reaper: intermezzo musicale

I got a fever, and the only prescription is more cowbell!

Il caro vecchio Culto dell'Ostrica Blu...
Siamo nel 1976, un anno prima della nostra storia, ed i Blue Öyster Cult fanno uscire il loro quarto album, Agents of Fortune, da cui viene tratto il singolo (Don't Fear) The Reaper, decisamente la loro canzone più famosa (anche se la mia preferita l'ho già postata in occasione di Atlas Tales).

Più tardi posterò il terzo "Vivere ad Hidden Creek: volti noti" con la descrizione dei nuovi comprimari incontrati dai nostri nell'ultima sessione. Se vi state chiedendo che fine abbia fatto il promesso "Hidden Trivia", in realtà è già qui, solo in incognito: sia l'origine del nome della cittadina che la leggenda dei Tre Pini avrebbero dovuto essere due veloci curiosità, ma ho preferito approfondire gli argomenti. Arriverà comunque, l'elenco di trivia annotati nei miei appunti sta aumentando ad ogni Log.


Di seguito:


Al prossimo aggiornamento!

WOODEN NICKEL: terza sessione completata!


Uno sguardo nell'Abisso.
Questa sera i nostri due protagonisti sono discesi in due abissi: uno dell'animo e uno molto reale. Casey Turner, loro amico da sempre, con la sua scomparsa ha aperto una fessura per sbirciare nei segreti di Hidden Creek. Scoperta l'identità del misterioso straniero, che si è rivelato essere l'agente della DEA William Prince, ai nostri non è rimasto altro che l'amara consapevolezza di non aver mai veramente conosciuto una persona a loro così vicina. L'enigmatico e letale Wooden Nickel, droga a cui si è legato il destino di Casey, ha fatto la comparsa nella cittadina gettando una lunga ombra sulla vita all'apparenza così ordinaria della provincia americana di fine anni '70. Dal passato e dal sottosuolo è emersa invece una vecchia e arruginita scatola metallica che costringe Henry e John a fare i conti con il loro passato.

Dove si nasconde Casey Turner?

lunedì 5 maggio 2014

La leggenda dei Tre Pini


Buonanotte cari campeggiatori,
insonne, non mi resta che raccontarvi una storia mentre il fuoco del campo diviene brace.
Chiunque visiti la cittadina nota la presenza di un'immagine ricorrente, quella dei Tre Pini, già simbolo di Hidden Creek dal tempo del suo primo insediamento e adesso logo del Pinewood Sawmill Museum; ma da dove deriva tale effigie?

Trasformata in parabola ammonitrice dalla lente Cristiana, la leggenda dei Tre Pini emana ancora, sebbene celata sotto i cambiamenti avvenuti nel tempo da parte dei nuovi abitanti di queste terre, l'aura mistica dell'originale racconto Objiwe:


Sulle sponde del lago Skyeye vivevano tre fratelli. Un giorno, venuti a conoscenza che alla sorgente del fiume nascosto risiedeva nel suo rifugio un vecchio sciamano, potente mago, in grado di esaudire i desideri di chi fosse riuscito a raggiungerlo, decisero di intraprendere un viaggio rischioso nel sottosuolo per incontrarlo.

Il primo fratello era molto alto, decisamente più dei suoi compagni, e vanitoso della sua statura. Nonostante fosse già sopra tutti gli altri abitanti della riva del lago,  il suo desiderio era quello di essere ancora più alto, tanto da superare qualsiasi uomo o donna.

Il secondo fratello invece era molto pigro, decisamente più dei suoi compagni, e insofferente ai doveri. Passava il giorno a bighellonare nella foresta senza meta sfuggendo il più possibile alle responsabilità; il suo desiderio era quello di essere per sempre libero dalla fatica del lavoro.

Il terzo fratello era angosciato dal pensiero di invecchiare, decisamente più dei suoi compagni, e non passava ora della giornata senza che pensasse al decadimento del suo corpo. Il suo desiderio era quello di vivere una lunga vita nella giovinezza, senza più il terrore della vecchiaia.

Così i tre fratelli si misero in viaggio e con la loro canoa cominciarono a risalire il sinuoso e inquieto fiume fino all'imboccatura del mondo sotterraneo alla ricerca del rifugio dello sciamano. Si inoltrarono nell'oscurità dove riposavano gli spiriti del sottosuolo e, prestando estrema attenzione a non ridestarli, navigarono fino alla sorgente del fiume dove era piantata la tenda dello sciamano.

L'anziano uomo, che conosceva i segreti degli spiriti e poteva influenzare le loro azioni, accolse calorosamente i tre fratelli, non ricevendo mai visite in quel luogo remoto, e gli offrì di che nutrirsi ascoltando poi il motivo della loro visita. I tre rimasero sopresi della facilità con cui lo sciamano accettò di esaudire i loro desideri e, ben felici di essere stati ascoltati, riempirono il vecchio mago di lodi. Lo sciamano disse loro di tornare nel mondo superiore e di recarsi nella foresta: fatto questo, i loro desideri si sarebbero avverati. Ritornati dal loro viaggio, i tre, ansiosi di vedere i propri deisideri realizzati, di corsa si inoltrarono nella foresta.

Il primo fratello, che desiderava essere più alto di qualsiasi uomo o donna, fu il più alto pino della foresta e la sua verde chioma spiccava ritta tra le cime degli altri alberi. 

Il secondo fratello, che desiderava essere libero dal lavoro, fu il pino con le radici più profonde tra gli alberi della foresta, pronte a nutrirsi costantemente della terra circostante.

Il terzo fratello, che desierava una lunga vita priva della preoccupazione della vecchiaia, fu il pino più robusto e vitale della foresta, l'albero un albero dal tronco spesso resistente.

Se vi recate nella foresta forse potreste ancora scorgere i Tre Pini, l'uno accanto agli altri, e, se il vento soffia tra le loro chiome, potrete ancora sentirli mormorare parole di rammarico per la loro stoltezza.