mercoledì 13 agosto 2014

Waltzing Matilda: intermezzo musicale

'Stralia ending is best ending.

Cari capeggiatori, pronti a trascorrere il resto delle vacanze nel selvaggio outback australiano? La campagna è conclusa, festeggiamo il cambio di location finale con un classicone che più classicone non si può: Waltzing Matilda, ballata tradizionale folk risalente al 1895 e parte integrante della cultura australiana. La versione ivi prosta è quella cantata dal leggendario Slim Dusty (David Gordon Kirkpatrick, 1927-2003), cantante australiano di musica country la cui carriera è durata quasi sette decenni.

Riguardo ai prossimi aggiornamenti: mi metto subito al lavoro con il log finale della nostra avventura, essendo puntata doppia ci metterò un po' di più, ma voglio battere il ferro finché è caldo. Fatto questo, vorrei dedicare ancora un paio di riflessioni a Hidden Creek: sicuramente tornerà "L'angolo dello spiegone" per riscrivere meglio quanto detto ieri sera riguardo alla trama della campagna.




Di seguito, video musicale:


Al prossimo aggiornamento!

HOPE: ventesima e ultima sessione completata!



Perché anche nel momento più buio è possibile trovare la speranza...
Fi-na-lo-ne. Finalone. In quest'ultima incredibile sessione, seconda parte del Gran Finale, John e Henry hanno affrontato a viso aperto il Fiume Nascosto e con esso le loro stesse convinzioni, paure e desideri. La fine del loro lungo viaggio alla scoperta di se stessi e dei segreti di Hidden Creek è stata carica di emozioni e di scelte difficili. C'è spazio per il dialogo tra esseri umani e spiriti? Questa la domanda che ha accompagnato i nostri nel soprendente finale. Giunto il momento di dire addio alla cittadina del Wisconsin più amata di sempre, la domanda ha trovato risposta in un nuovo, emozionante viaggio. E, trentasette anni dopo, forse è arrivato il momento di provare a comprendersi a vicenda. 

Sotto i cieli tersi dell'Australia, tre amici ritrovano alla fine la propria Hidden Creek.

Grazie, cari campeggiatori, per aver giocato a questa campagna, spero che le ore passate a Hidden Creek siano state piacevoli per voi come lo sono state per me. Come DM, questa è stata un'esperienza nuova e stimolante, dove ho messo in discussione un approccio ormai consolidato alle mie campagne per proporre contenuti e situazioni diverse senza perdere di vista quanto fatto in questi anni. Trovo poi piacevolmente ironico che la prima campagna in cui tratto esplicitamente il tema del sovrannaturale sia forse quella finita in modo più naturale di tutte. Grazie ancora e, mi raccomando, tutti pronti per nuove avventure!

Il Vostro DM



La toppa ufficiale della base internazionale a Wolfe Creek.

domenica 10 agosto 2014

Knockin' on Heaven's Door: intermezzo musicale

Sempre in tema di "porte", nell'intermezzo di questa notte si bussa a quella del Paradiso...

Knockin' on Heaven's Door la conosciamo tutti, che sia la versione originale di Bob Dylan o, ad esempio, la cover dei  Guns N' Roses. E sempre di cover si tratta la versione di Eric Clapton del 1975 che vi propongo stanotte, in cui si sentono chiaramente influenze reggae. Ho scoperto questa versione solo stasera, ma mi ha subito conquistato.

La seconda parte del finale di Hidden Creek incombe su di noi, presto sapremo le tribolazioni dei nostri protagonisti hanno avuto un senso o se la loro storia andrà perduta come una goccia nel mare tra gli infiniti mondi spirituali... 


Di seguito, un'esibizione live di Clapton anno 1977:


Alla seconda parte del Gran Finale!

sabato 9 agosto 2014

HIDDEN CREEK LOG #19: HIDDEN CREEK (II)

HIDDEN CREEK LOG #19: HIDDEN CREEK (II)



Hidden Creek, primo pomeriggio di Domenica 3 Luglio 1977.

Il caldo non accenna a diminuire in quella che di fatto è la giornata più torrida di questo inizio d'Estate. Nell'abitazione dei VanDreel, John e Diane finiscono di prepararsi per la loro prova più difficile. Riempiti i loro zaini con tutto il necessario, ripensano nel frattempo alla decisione presa. Diane, dal volto provato ma deciso, rompe la concentrazione del momento: "Jo,  pensi ancora che sia una buona idea?"
John la guarda negli occhi sperando di suonare convinto: "Diane, stiamo facendo la cosa giusta. Casey ha bisogno di noi. L'unica cosa di cui non sono sicuro è ti trascinare anche te con me a rischiare la vita. Ma d'altra parte so che vorrai trascinare tuo fratello a casa di persona. Non c'è un modo in cui posso convincerti a startene a casa e non rischiare la vita con me, vero? O magari a lasciare la città?"
Diane: "No... E poi, forse ho più possibilità di te di essere ascoltata. Comunque sia, se non rischiassi il tutto per tutto per salvare mio fratello non me lo perdonerei mai, e lo sai."
John annuisce e sorride: "Lo so, sei sempre stata molto determinata ed è una cosa che ammiro molto di te. Però se le cose si mettono male, promettimi che cercherai di metterti in salvo. Io non potrei mai perdonarmi se ti succedesse qualcosa."
La giovane prende il suo zaino e lo infila a tracolla: "Facciamo così, se le cose si metteranno male, tenteremo di metterci in salvo. Assieme." un sorriso non troppo convinto si disegna sul volto della giovane: "Andiamo, dobbiamo farlo prima che faccia sera."
"D'accordo." John annuisce: "Tentiamo allora di usare il cappello come chiave per arrivare a lui."
Diane passa il logoro cappello da baseball all'amico: "Sei tu ad aver visto come si fa..."
John afferra il cappello e prova a pensare intensamente a Casey nella speranza di raggiungerlo. Diane osserva l'amico con una certa ansia. Non sembra accadere nulla. Passato un minuto che pare un'ora, la giovane rompe nuovamente il silenzio: "Non... Non succede niente."
John riflette un attimo: "Forse devi farlo tu: questo oggetto è legato ai tuo ricordi... Prova a pensare di raggiungerlo, prova a pensare a lui."
Diane riprende con sé il berretto e si concentra. Il sudore riga il suo bel volto mentre tenta disperatamente di raggiungere l'amato fratello. Anche il suo sforzo cade nel vuoto. La sorella di Casey riapre gli occhi e lancia uno sguardo carico di amarezza verso John: "Scusa... Non ci riesco."
John riflette un attimo mentre fruga nel suo zaino: "L'agente aveva preso un oggetto per ciascuno di noi, poi aveva come recitato una formula rituale. Pensa a una parola che ti ricordi di Casey."
Dal piano di sotto, si sente con chiarezza, nell'abitazione silenziosa, l'aprirsi della porta d'ingresso. Una voce molto familiare risuona nella villetta: "John, sei a casa?"
È  la voce di Adrien VanDreel.
"Questa non ci voleva, presto, pensa a una parola!" sussurra John con un'ansia crescente.
Diane tenta di non perdere la calma: "Immagino... "fratello", sì."
John, preso dal panico, afferra la sua sveglia dal comodino, poi si schiarisce la voce: "La fretta di uscire da questa situazione orribile ci porterà da suo fratello. Questo è lo scopo della chiave!"
I passi che si odono provenire dalla scala diventano via via più ovattati.
I due ragazzi osservano la stanza mutare sotto i loro occhi: il letto, i mobili, le pareti, l'intero ambiente comincia a perdere tridimensionalità diventando la sagoma di ciò che era prima, sagome di carta. Il pavimento, fattosi sottile, comincia a strapparsi sotto il loro peso.
John ha il tempo di fare un sorrisino: "Beh, ha funzionato..."
Il pavimento cede completamente, aprendo una voragine che lascia intravedere un baratro oscuro. Diane tenta di allungare la mano verso John, inutilmente. Ciò che resta della stanza si dissolve in una miriade di frammenti: la luce che proveniva dalla finestra svanisce,  mentre entrambi sprofondano nell'oscurità.

Completamente al buio, John ha la sensazione innaturale di fluttuare, una sensazione mai provata prima. Il ragazzo, senza punti di riferimento ha perso Diane. Tastandosi, riesce a trovare i suoi fiammiferi nella tasca. John ne accende uno e la flebile fiammella riesce a malapena ad illuminare la sua mano. Il ragazzo si chiede per un attimo se ogni volta deve pensare a tutto il rituale. Cercando di suonare convinto a se stesso,  improvvisa una una formula: "In questo buio ho bisogno di luce, questo è lo scopo di questo... fiammifero?" 
La fiamma globulare comincia a risplendere con intensità sempre maggiore illuminando delle sagome in lontananza: come cartonati, le forme degli edifici di Hidden Creek fluttuano scolorite nel nulla mentre la luce ne svela la loro quasi totale bidimensionalità. John riesce a scorgere Diane che, ad una distanza difficile da stimare senza punti di riferimento, fluttua come lui nel vuoto. Ormai è chiaro che stiano galleggiando nel nulla più assoluto. 
Diane: "Jo, stai bene? Sembra di essere nello spazio, eh?"
John tira fuori dallo zaino una corda e, lanciando un'estremità verso la ragazza: "Devo raggiungere Diane, questo è lo scopo di questa corda." 
Diane afferra la cima e si spinge verso John. Quando si è avvicinata, John le prende la mano e la tiene vicina a sé: "Sembra che siamo in un altro di questi strani mondi alternativi. Casey si sarà rifugiato qua?"
"Già... ma perché?" La ragazza si stringe a John e volta la testa verso i cartonati di Hidden Creek che si avvicinano con una certa velocità alla loro posizione. Assieme ad essi, anche le sagome di diversi altri oggetti familiari: macchine, alberi, ma anche cassette della posta, pali della luce: l'intera città, ridotta a poco più di un ritaglio di carta. 
John si guarda intorno: "Se non sapessi quanto sono davvero pericolosi, potrei quasi dire che ci sia una certa bellezza... aliena in questi mondi."

Nel nulla senza vita, la voce di Casey Turner.
Poggiato con una mano alla grande sagoma di uno dei campanili della cittadina, il fratello di Diane osserva i due avvicinarsi alla sua posizione: "Jo... Diane..." la sua voce è carica di sorpresa.
John esclama: "Casey! Ti abbiamo trovato, finalmente. Siamo qui per portarti a casa e non in una prigione federale!" John sorride all'amico cercando di nascondere il suo nervosismo: "Andiamo, prima torniamo dall'altra parte e meglio è."
Diane tenta di tenere a freno l'emozione e si limita a dire, con voce quasi tremante: "Casey... allora stai bene!"
I due giovani continuano ad avvicinarsi alla posizione di Casey, o forse è l'opposto, mentre scansano con le mani le piccole sagome di carta che continuano a scontrarsi con loro.
Casey: "Jo... grazie di aver portato Diane. Grazie." La sua voce sembra carica di sollievo: "Ti trovo bene, mi fa piacere sorella."
John si rivolge all'amico con una certa cautela: "Casey, non siamo qui per restare, ho portato con me Diane perché era in pensiero per te. Cosa stai facendo? Vieni con noi, lo dicevi anche tu che eri già rimasto troppo."
Casey sembra ignorare l'ultima frase e continua: "Questo è quello che il Club chiama "L'Abisso", ma preferisco chiamarlo "Il Vuoto"." al giovane scappa un sorriso compiaciuto, poi prosegue: "Non appena avrò concluso i preparativi per la nuova chiave tornerò a casa, promesso."
"La chiave?" John e' un po' preoccupato: "Che chiave?"
Casey osserva l'amico e la sorella stretti tra loro: "Oh, finalmente. Mi fa piacere vedere che vi siete decisi. Avete la mia approvazione per quel che mi riguarda, meglio te che Henry, eh Jo?" continuando il suo discorso distaccato dalla realtà: "La chiave che mi servirà a portare a termine quanto avevamo  iniziato quattro anni fa... Mancava così poco, avremmo aperto l'Ultima Porta e saremmo stati liberi. Guardaci adesso, Jo, guarda come ci siamo ridotti."
John si crogiola per un momento nella prima parte del discorso e fa un sorrisino: "Ehm... grazie" poi si riconcentra: "Intendi quella porta che ci ha fatto perdere la memoria e ha quasi distrutto la città?" John fissa l'amico: "Casey, cosa stai facendo? E soprattutto perché? Ci hai pensato?"
Casey: " "Quasi distrutto"?! Ti sei messo a credere alle menzogne di Lazard e del Club? Non capite? Quello che abbiamo cercato di fare qui è stato portare la liberà nella nostra esistenza. La libertà che solo questi mondi possono donare agli uomini..."
I due sono sempre più vicini a Casey e alla sagoma del campanile.
Diane: "Casey, non capisco, quello che dici non ha alcun senso."
Turner prosegue: "In principio convivevamo con quelli che Henry ha chiamato "mostri"..." il giovane è irritato: "Non sono mostri, sono spiriti nobili, antichi e maestosi. Possiamo tornare a farlo, posso finalmente tornare a casa."
John inizia a pensare che ciò che più temeva potrebbe essersi realizzato: "Casey... gli unici spiriti nobili e maestosi che ho incontrato hanno cercato di uccidere me, Henry e anche Diane..."
Casey osserva con occhi sereni John: "È perché avete scelto lo scontro invece del dialogo. Io ho fatto la mia scelta, e ora loro camminano con me."
John fissa Casey incredulo: "Lo scontro invece del...? Ma di che stai parlando?! Noi non abbiamo mai attaccato nessuno. Sai che sono contrario alla violenza, anzi, ho pure cercato di impedire a Henry di fare del male a queste creature. Ma ciò non gli ha impedito di cercare di ucciderci in tutti I modi, ci siamo salvati per miracolo, come quella volta con Shelly e Ron..."
Casey lascia la presa e si lascia fluttuare nel nulla. Invece si essere alla deriva, il giovane sembra in pieno controllo dei suoi movimenti e, schivando le sagome vaganti, è ormai a poca distanza da loro: "Vedi John, è questo che mi piace di te, sei sempre così disponibile al dialogo. Ed è per questo che sono contento che tu sia qui. Perché non mi aiuti? Prenditi cura Diane e osserva mentre il mondo diventerà un posto migliore davanti ai nostri occhi."
Diane allunga la mano verso Casey: "Sei ancora in tempo, Casey... Non è ancora troppo tardi per lasciarci alle spalle tutto questo!"
John: "Casey, per favore, fermati e pensa un attimo a quello che stai facendo. Che succederà al nostro mondo? A quelli che non sono "pronti al dialogo" come dici tu? Verranno uccisi da persone come Shelly e Ron che vogliono solo il potere e la legge del più forte?"
"I Tamlyn... già. Perché sei così ossessionato da loro? Lascia perdere, Jo: hanno fatto ciò che era più giusto." Casey tira fuori dalla tasca una chiave che John ha già visto, sebbene per poco: la chiave dell'Inverno che indossava Shelly.
John impallidisce: "Quella chiave? Dove l'hai presa? E stai forse dicendo che hanno fatto bene a uccidere Rebecca e a provare a uccidere anche noi?"
Finalmente, Casey perde la pazienza a quel nome: "Rebecca?! Quella stronza ci aveva tradito, John: aveva abbandonato il Club, aveva abbandonato i suoi amici. Ma soprattutto,  aveva rivelato il nostro desiderio a Lazard: meritava di morire. E così, non appena sono riuscito a farla tornare, ha pagato il giusto prezzo."
Diane impallidisce, sconvolta: "Fratello... allora li hai mandati tu...?"
John impallidisce ancora di più e stringe Diane un pochino più forte: "Questo è peggio ancora di quello che temevo... è colpa di questo mondo..."
Casey scuro in volto: "No, John, è solo colpa nostra." Il giovane impugna la chiave e la punta verso i due: "Credo sia ora che andiate."
John fissa la chiave come se stesse fissando una pistola: "Stai puntandomi contro un'arma...? Casey, cosa ti hanno fatto queste creature? Che persona sei diventato? A ogni costo, ti porterò via da qui."
La temperatura attorno a loro comincia a calare vertiginosamente. Cristalli di ghiaccio fluttuano nel vuoto spendendo alla luce ancora accesa dal fiammifero.
Casey: "Fra poche ore il mondo cambierà, speravo che poteste sedervi accanto a me per guardare questo evento, come quando guardavamo i fuochi d'artificio dalla torre dell'acqua, ricordi? ...Mi sbagliavo."
Nel luogo senza direzioni in cui si trovano ora, sotto di loro si apre una crepa nel buio, lasciando intravedere un paesaggio innevato ancora parzialmente offuscato.
"Non così in fretta!" John cerca di chiudere la porta ma la spaccatura non accenna a chiudersi diventando sempre più grande. Finalmente, si cominciano a delineare i dettagli: una distesa  fino all'orizzonte di montagne completamente formate da ghiaccio si stagliano nel desolato paesaggio innevato, sotto di loro, poco più che un punto, quella che sembra essere Hidden Creek vista dall'alto. La grande frattura sembra avvicinarsi, o forse sono loro che hanno cominciato a cadere verso di essa.
"Casey, fermati!" esclama John: "Te la ricordi questa? Cosa rappresenta per te?" il giovane estrae dalla tasca il pezzo della sua radio: "Avevamo giurato che saremmo rimasti insieme e che non ci saremmo mai fatti del male gli uni con gli altri! Lo hai dimenticato? Questo pezzo di radio rappresenta la nostra amicizia, è un pezzo della nostra vita! Ascoltami: i tuoi amici siamo noi, non quelle creature!"
Casey ha un momento di incertezza alla vista di quell'oggetto. Diane e John sono ormai al limitare della frattura. Diverse sagome di edifici hanno già cominciato a cadere liberamente al suo interno accelerando sotto la forza di gravità che li ha catturati.
Casey stringe il pugno e, con un filo di voce: "Mi dispiace, mi dispiace... prenditi cura di Diane." dice mentre si volta nella direzione opposta.
John preso dalla disperazione lancia il pezzo di radio verso Casey: "Questo oggetto ti lega a noi, che tu lo voglia o no! Non puoi liberarti di noi cosi' facilmente!"
Casey a quelle parole sembra come costretto a voltarsi. Senza aggiungere altro si lascia cadere anch'egli nella frattura. Diane cerca di dire qualcosa al fratello, ma non appena entrati all'interno del nuovo mondo, un fortissimo vento gelido copre la sua voce. Diane e John si ritrovano sospesi in cielo mentre il resto dell'Hidden Creek di carta viene violentemente strappato dalla corrente. Nonostante continuino a cadere verso terra, la loro velocità non è aumentata e, lentamente, proseguono la loro discesa. Casey è una decina di metri sopra la loro posizione che discende alla loro stessa velocità mentre la frattura si richiude oltre di lui. 
John tira un sospiro di sollievo e guarda Casey negli occhi grida per farsi sentire: "Ora ascoltami e ascoltami bene: ti ricordi come eravamo tanti anni fa? Ci volevamo bene, eravamo amici: era quello che contava ed è quello che conta anche adesso. Sono queste le cose importanti, non il volere imporre agli altri il proprio mondo ideale con la violenza. Lascia andare questo mondo, Casey, ci ha portato solo cose orribili, abbiamo iniziato a dubitare gli uni degli altri e ci siamo fatti del male a vicenda. Non possiamo condannare tutto il mondo allo stesso destino."
Casey discende alla loro stessa altitudine mentre il paesaggio sotto di loro si è fatto ancora più vicino. Ora Hidden Creek è sempre più distinguibile, gli edifici della cittadina sono intrappolati quasi fino al tetto in uno strato compatto di neve che lascia a malapena intendere le strade sottostanti. Nella desolazione del luogo diverse ombre si muovono tra gli scheletri degli alberi che creano una foresta morta estesa fino all'orizzonte, dove la Luna Azzurra, oltre la leggera foschia, brilla spettrale. Casey, il cui volto è ancora più gelido dell'Inverno: "Hai ragione John, se ho fatto un errore, è stato quello di lasciarmi sopraffare dai ricordi. Le persone che eravamo un tempo sono morte e tu lo sai. Non costringermi a farvi del male."
John scuote la testa e ribatte: "Non è vero! Casey, non siamo morti: possiamo essere a ancora gli amici di un tempo! Non ti lascerò andare, anche se mi farai del male, perché questa è la vera amicizia. Ti sarò vicino perché so che in questo momento più che mai hai bisogno di noi per ricordarti quello che e' davvero importante!"
Ormai prossimi al suolo, i tre si posano delicatamente sul tetto di quella che doveva essere una volta la scuola elementare Red Oak. Poco distante il campanile della chiesa di St. Joseph si slancia malinconico sul paesaggio innevato. Casey, con sguardo rassegnato, fissa i due: "Forse... forse hai ragione, John. Sarai sempre qui a ricordarmi ciò che conta?"
John sorride all'amico: "Io sono parte di un altro mondo, Casey e quel mondo è anche il tuo. Torna a casa con noi."
Casey: "John, sto per tornare a casa. E quando lo farò, sarà tutto come doveva essere fin dall'inizio." Il giovane allunga la mano: "Siamo d'accordo?"
John: "No, Casey, non lo siamo. Tu non vuoi tornare a casa! Dimmi, cosa vuoi fare esattamente?"
Il tono di voce di Casey si fa nuovamente aggressivo: "Te l'ho detto! Sto per tornare a casa. E tutto questo verrà con me. Ho dei preparativi da portare a termine..."
"No." John si avvicina a Casey: "Tu non vuoi tornare a casa, tu vuoi invadere il nostro mondo con questo! Non capisci?! Stai aggredendo il nostro mondo. Farai scoppiare una Guerra senza precedenti." con un sorriso amaro in volto: Ti ricordi? Nei film di fantascienza che guardavamo assieme eri sempre dalla parte dei buoni, non cambiare adesso."
Casey: "Sono stanco, John. Stanco di provare a farti ragionare." Il fratello di Diane è dritto di fronte a VanDreel e, senza aggiungere altro, allunga la mano con un gesto rapido e lo prende per il bavero della camicia. John non reagisce: "È inutile che tu mi faccia del male, non cederò: sono diverso da Shelly e Ron. Come diceva Gandhi, ci si può liberare della violenza soltanto ricorrendo alla non violenza. L'odio può essere solo sconfitto dall'amore. Questo messaggio è il centro della mia vita." E, alzando lentamente le mani e abbraccia: "Non lasciare che il nostro mondo venga invaso dalla violenza e dall'odio che hanno invaso anche te. Lasciali andare con questo mondo!"
Diane, disperata, tenta di far ragionare il fratello: "Casey, Casey! Lascialo stare, ti prego!"
Nel silenzio rotto solo dall'ululato del vento che si insidia tra le montagne cristalline, con occhi vuoti, lo sguardo oltre quel luogo e quel tempo, Casey molla la presa limitandosi a fissare un'ultima volta John.
Diane, appena vede quell'espressione in faccia a Casey, grida: "John, non è più Casey!"

VanDreel sente su di lui tutto il peso di ciò si trova oltre la soglia di comprensione umana. Il suo naso comincia a sanguinare mentre un'oppressione infinita gli cinge la mente. Diane cade sulle sue ginocchia tenendosi la testa, come se quel gesto potesse proteggerla in qualche modo. John fa un passo indietro e pensa disperatamente a proteggersi. La sua mano cerca il pezzo di legno della sua casa sull'albero, l'unico rifugio dove si sentiva davvero al sicuro da bambino. Ormai riversa a terra, anche Diane comincia a sanguinare copiosamente dal naso. John, impugnato il legno, si getta su Diane gridando: "Dentro questa casa niente può farci del male!"
Il peso oppressivo calato sopra di loro sembra allentare la presa mentre lascia lo spazio ad un bisogno irrefrenabile di dormire. Lo sguardo di John si fa sempre più appannato, le gocce del suo sangue bagnano il capo di Diane, ormai priva di conoscenza. Ormai solo una sagoma, Casey, o almeno ciò che ha la sua forma, sembra come alzarsi in cielo. O forse è solo un'allucinazione.
John cerca di scrollarsi il sonno di dosso e lascia il pezzo di legno in una tasca di Diane. Rialzatosi a fatica, tenta qualche passo in avanti gridando verso la sagoma sempre più lontana: "Chiunque tu sia, ridacci Casey! Cosa ne hai fatto di lui?"
Colui che ha rubato la voce di Casey, risponde tramite il ragazzo: "Io sono il Fiume Nascosto, fonte di Vita e di conoscenza. Sono colui che unisce i mondi, sono il custode di tutti gli spiriti che vi rendono, siano essi Grandi Spiriti o Esseri Umani. E se ti rispondo, John VanDreel, è perché questo corpo mi lega a voi. Ma ancora per poco. E visto che non posso mentire, lascia che ti dia un consiglio: la notte sta per scendere, questa è la tana dell'Inverno..." le ultime parole suonano sempre più distorte anche se John si sforza con tutta l'energia che ha in corpo di resistere.
John, al limite della sua resistenza, grida verso la figura con la forza della disperazione: "Se davvero sei così grande, come puoi aver portato il nostro amico a fare tutte queste cose orribili?! Lascia stare il nostro mondo, la Guerra non è una soluzione... Grandi Spiriti e esseri umani possono convivere pacificamente solo quando saranno pronti ad accettarlo..." In un momento di lucida follia, 
 VanDreel ripensa alla famosa frase di Kennedy: "L'umanità deve porre fine alla Guerra o la Guerra porrà fine all'umanità. Questo è quello in cui credo! E vale anche per..." Alle ultime parole, il gusto del proprio sangue arriva alla sua lingua accorgendosi di stare continuando a sanguinare. John non ha più parole. La sua vista è ormai completamente offuscata, facendolo come ripiombare nell'oscurità. Il giovane di Hidden Creek sente che qualcosa, qualcosa che non è in grado di identificare, dentro di lui si è irrimediabilmente danneggiato. Non c'è più nulla, nulla a cui possa appigliarsi. Anche il solo pensiero di rimanere ancora cosciente svanisce nel vento gelido mentre, senza più forze ricade all'indietro sul duro tetto metallico. Quello che sente, non è più il vento, è qualcosa più simile ad ululato.
Che l'Inverno sia tornato a reclamare le prede sfuggitegli?
Non ha più importanza.
A tastoni, tenta di ritrovare Diane ma in quell'ultimo gesto la sua mano non incontra quella della persona amata. John sente qualcosa afferrarlo per un braccio e trascinarlo via, anche se non è più in grado di comprendere che cosa sia. Colto dalla disperazione, pensando alla sua casa, spera che almeno la ragazza si sia salvata. Ma è l'ultima emozione che lo sfiora prima del buio.

Hidden Creek, ormai notte.
La bianca luna, ormai iniziata la fase calante, illumina con la sua gentile luce le strade ancora piene di gente per la Summer Fest. La vita nel mondo sembra fare benissimo a meno dei ragazzi del The Old Gentlemen's Club. La folla che spensierata bivacca tra gli stand allestiti, ancora non si è accorta di nulla.
A far tremare ogni cosa, come un terremoto, rovesciando bicchieri e muovendo le insegne, un tonfo secco, angosciante. Tutti alzano la testa, verso quella luna che ora appare celata. Una sagoma opaca si staglia su Hidden Creek, una sagoma che ricorda quella di un lupo. Il suo ululato preannuncia l'inizio: il mondo sta per cambiare.

Anche la luce al neon sopra la sua testa traballa mentre John, con immensa fatica, riapre gli occhi. Accanto a lui, seduta su un freddo sgabello di metallo, Diane  riposa sofferente poggiata al lettino. A  VanDreel serve ancora qualche attimo per capire di trovarsi all'interno dello studio medico del dottor Turner. Un altro boato, e poi, un altro ancora. Il giovane, nonostante sia stato gravemente provato dall'esperienza appena precedente, cerca di mettersi seduto. Diane, senza alzare le testa dalla sua posizione, mormora, quasi singhiozzando: "credevo di averti perso."

FINE DELLA SESSIONE

venerdì 8 agosto 2014

Goodbye Yellow Brick Road: intermezzo musicale

Nel tempo che resta prima della parola FINE, non restiamo senza buona musica...

Aspettando di completare la sessione senza nome, intermezzo musicale con una ballata Soft Rock di Elton John che apprezzo particolarmente: Goodbye Yellow Brick Road, singolo tratto dall'album omonimo del 1973.

Non mi rimane che postare il Log HIDDEN CREEK (II), per la prima parte del finale aspetto di aver giocato anche la seconda per postare tutto assieme in quanto idealmente sono un'unica lunga sessione.


Di seguito:


Al prossimo aggiornamento!

HIDDEN CREEK LOG #18: HIDDEN CREEK (I)


HIDDEN CREEK LOG #18: HIDDEN CREEK (I)


Il sole ormai sta calando su Hidden Creek ed è giunto il momento di procedere.
A casa Kincaid i preparativi in vista della serata sono quasi finiti. In  una delle rare eccezioni, Clarke non indossa la sua divisa ma un normale completo. Per l'occasione, visto che è rechiesta una certa eleganza per recarsi a villa Løvenskiold, Henry ha tirato fuori lo smoking indossato al ballo di fine liceo. Quella volta strafece, visto come si presentarono alcuni dei suoi compagni, ma questa volta l'abito sembra più che appropriato per l'occasione. Sua madre, per una volta senza quei grigi vestiti che indossa normalmente al museo, è agghindata quasi come per andare ad un matrimonio. La voce autoritaria del Capo Kincaid richiama il figlio per scendere al piano terra: è ora.
Henry scende al piano terra e dice: "Speriamo di fare una buona impressione."
Clarke lo guarda con un'aria meno severa del solito: "Henry, stai... bene. Non c'è nulla da temere, il signor Lazard vi conosce da una vita. Anche se non ve lo ricordate." poi, tagliando corto, dice alla moglie: "Aspettatemi sul vialetto, prendo la macchina."
Henry per sicurezza, approfittando dell'assenza del padre, cerca nella tasca interna della giacca la vecchia foto e la chiave, i suoi eventuali assi nella manica. Sentendo gli oggetti, in qualche modo si sente leggermente rassicurato.

Appena fuori da casa, una sobria ma elegante villetta a due passi dalla centrale di polizia, li aspetta Clarke già in macchina, che per un'ironia involontaria è lo stesso modello delle volanti in uso a Hidden Creek. Sua madre Juliet si accomoda davanti lasciando i sedili posteriori a Henry. La macchina subito dopo riparte per percorrere il breve tratto, sulla strada che conduce fino alla riserva, che separa la vecchia villa che appartenne alla famiglia Løvenskiold dal resto della cittadina. Il cancello della villa si spalanca in automatico al passaggio della macchina mentre il custode Walter Burke, l'unica persona di colore a risiedere stabilimente a Hidden Creek, li osserva dal gabbiotto a fianco. Già diverse macchine sono posteggiate nello spiazzo davanti all'edificio, dove due gigantesche bandiere americane pendono sulla facciata. D'Inverno è possibile visitare la villa su appuntamento, essendo un luogo di interesse storico.
Parcheggiato, Clarke fa scendere la sua famiglia e si avvia con lei all'ingresso. Ad accoglierli, il sindaco Isaia Myhers in persona: "Clarke, Juliet. C'è Anche Henry vedo, bene, bene." dice l'uomo col suo solito fare accomodante. Kincaid saluta cortesemente il sindaco, poi si rivolge al figlio: "Henry, seguimi, non voglio perdere troppo tempo con i convenevoli, lasciamo che se ne occupi tua madre di queste cose."
Henry si limita solo ad un cenno di assenso con la testa e segue silenziosamente il padre.
Il Capo Kincaid conduce Henry attraverso i lussuosi saloni dove l'ottimo gusto di Lazard, uomo sempre attento ad ogni dettaglio, ha riempito la villa, dopo il restauro di diassette anni fa, di innumerevoli pezzi di un certo pregio, nonostante non viva a Hidden Creek e vi si rechi solo sporadicamente per il Club.

Dopo questo tour involontario, i due Kincaid si ritrovano nel giardino posteriore dove una grossa piscina riflette la rossastra luce del sole, ormai al tramonto. In questo giardino sono stati sistemati diversi tavoli imbanditi con un rinfresco per gli ospiti che presto arriveranno. Dall'interno della piscina, Hollie saluta con una mano Henry. Ad accogliere I due, Lazard, questa volta vestito in maniera più sportiva ma non meno elegante. L'uomo è assieme al padre della giovane, l'architetto Dewey.
Lazard: "Henry, mi fa piacere vedere che ti sei presentato."
Henry: "Gli avevo promesso che sarei venuto a vedere."
Lazard: "Non posso dire lo stesso dei tuoi amici. Per me è un vero dispiacere, credimi."
Henry: "Ogniuno è artefice delle sue scelte, discutibili che siano. Forse non erano semplicemente pronti per qualcosa più grande, che sfugge alla nostra comprensione."
Lazard: "E tu, Henry, lo sei? Sei pronto?" l'uomo sospira: "Eravamo arrivati così lontano, quattro anni fa. E per l'errore di uno hanno dovuto pagare tutti. Non voglio che si ripeta, per questo te lo chiedo."
Kincaid senior si limita a fissare il figlio.
Interviene il padre di Hollie: "Henry, fa piacere vederti nuovamente dei nostri..." poi fa un cenno alla figlia di uscire dalla piscina.
Henry ricambia il saluto del padre di Hollie e poi risponde alla domanda di Lazard: "Devo essere pronto. Il Club è responsabilità degli abitanti di questa città. Abbandonare questa tradizione getterebbe la nostra comunità nel caos. È arrivato il momento di lasciarsi l'infanzia alle spalle e diventare adulti."
Lazard non nasconde un sorriso alle parole del giovane: "Splendido, spendido! Questa sera festeggeremo, ma adesso, voglio portarti con me, devi vedere con i tuoi occhi da che cosa stiamo proteggendo la nostra comunità e non solo."
Hollie, uscita dalla piscina, indossa velocemente un accappatoio viola sopra il suo bikini color arcobaleno e si avvicina festosamente a Henry prendendolo per un braccio: "come siamo eleganti stasera!"
Lazard: "vieni anche tu, Hollie, già che ci siamo."
Henry da una rapida squadrata dalla testa ai piedi di Hollie e risponde: "Anche tu sei splendida."
Hollie con una mano porta indietro i suoi lunghi capelli castano rossicci sorridendo civettuola alle parole del ragazzo: "Uh, non esageri signor Kincaid!"
Lazard conduce i due all'interno mentre i padri dei due giovani socializzano accanto al tavolo del rinfresco.

Rientrati all'interno, Henry fa solo a tempo a scorgere con la coda degli occhi i coniugi VanDreel e Turner, dagli sguardi spenti,parlare tra di loro. A far coraggio ci pensa come sempre il vecchio Mihyers mentre di Dick neppure l'ombra, forse non è neppure membro del Club.
Lazard conduce i due giovani fino ad una scalinata che scende ripida sottoterra: "ora si scende..." dice in maniera molto teatrale facendo strada.
"Un po' me l'aspettavo, è un classico." risponde Henry in tono scherzoso.
Arrivati in fondo alla rampa di scale, un portone metallico, pesantemente blindato, si apre lentamente in maniera automatica. Ad aspettarli dall'altra parte, l'agente dell'FBI Royal Alston assieme ad altri due uomini che indossano un completo simile al suo e, sopra di questo, un camice da laboratorio. Alston, dopo aver fatto un cenno di saluto a Lazard, si rivolge a Henry: "Ah, Kincaid, non mi sarei aspettato nessun altro in effetti."
Henry: "Agente, anche lei qui dunque. I legami tra il Club e l'FBI devo essere molto stretti quindi."
La porta blindata si richiude mentre Alston fa strada aprendo aprire una seconda porta interna color arancione. Il gruppetto segue l'agente fuori dall'anticamera per ritrovarsi in cima ad una grande pedana metallica che si affaccia come una terrazza su di un grande ambiente sotterraneo senza finestre e dalla forte illuminazione quasi azzurrognola. Della dimensione di un campo da calcio, il laboratorio sotto di loro è un unico spazio aperto dove decine di persone, anch'esse con camici bianchi, lavorano su diverse apparecchiature mentre diverse casse sono accumulate ovunque. L'ambiente è ricolmo di strumenti che sembrano usciti da un laboratorio di chimica. Lazard  con un braccio indica la visione sotto di loro e, soccombendo nuovamente alla sua teatralità esclama: "Mi ripresento: mi chiamo Warren Lazard e sono il direttore responsabile di Hidden Creek!"
Henry: "Quindi il club stesso è una filiale governativa volta alla gestione di questo posto... È comprensibile vista la particolarità della zona."
"Esatto." Lazard fa cenno ad Alston di far schiacciare un pulsante. La pedana, rivelatasi un montacarichi, scende lentamente verso il laboratorio: "Tutto è nato sulle ceneri di quello che veniva chiamato "Club dei Vecchi Gentiluomini", una piccola associazione di abitanti qui a Hidden Creek nata nella seconda metà dell'Ottocento. Un Club dedito all'occultismo, per essere precisi. La storia va ancora più indietro, ma non ci interessa adesso."
Alston si intromette nel discorso: "Vedete, gli Objiwe di Skyeye Lake fecero alleanza con i primi abitanti di Hidden Creek e concessero loro la conoscenza degli Spiriti affinché non andasse persa. A quel tempo le antiche pratiche erano divenuto poco più che leggende, ma il Club le fece rinascere..."
Lazard alza le spalle: "Quello che importa a noi è il presente, ciò che facciamo qui."
Alston sembra deluso dal poco interesse di Lazard nell'argomento e non aggiunge altro.
Hollie: "Te lo avevo detto, Henry, qui sotto c'è un bunker!"
Henry: "Più, che un bunker, una fabbrica. E immagino che il prodotto siano quei dischetti. Ma esattamente qual'è la loro funzione?"
Lazard viene assalito dall'anima dell'industriale che c'è in lui: "Felice che tu me lo abbia chiesto, Henry. Produciamo direttamente per il Governo americano un rapido accesso alla realtà spirituale in giro per la nostra nazione e il mondo. Hidden Creek è l'ultima sorgente spirituale rimasta attiva nel Nordamerica ed una delle poche sull'intero pianeta." l'uomo fa cenno di proseguire nella spiegazione.
Alston, soddisfatto: "Dovete sapere che un tempo l'intero pianeta era una Porta, ma col passare dei millenni l'uomo ha perso la capacità di una connessione profonda con ciò che si cela appena sotto il velo della realtà che comunemente percepiamo. Le fonti spirituali si sono via via spente e con esse una parte della nostra natura."
Lazard: "In pratica, questi dischetti servono a ricreare quel legame, sebbene temporaneamente."
Henry: "Una spiritualità usa e getta, eh? Un'altra domanda: usando una radiolina ho notato che spesso vi sono delle interferenze molto forti che di solito rilasciano messaggi. Quelle esattamente cosa sono?"
Lazard smette di essere entusiasta e torna serio: "interferenze... uhm. Purtroppo so a cosa ti riferisci: le stiamo captando anche noi da quattro anni a questa parte."
Il montacarichi arriva a livello del laboratorio.
"Credo..." l'elegante milionario guarda Alston e continua: "Credo che sia il momento di fargli conoscere il "Fiume Nascosto"."
Hollie osserva Lazard con aria interrogativa.
Henry: Quelle parole così teatrali inquietano Henry che, nonostante tutto, sceglie di proseguire: "È la sorgente del potere di questo luogo?"
Lazard: "Sì. Ed è anche da dove attingiamo la materia prima per il Wooden Nickel."
Alston, preoccupato: "Con tutto il rispetto, direttore Lazard, non crede sia avventato? Dopo quel che accadde..."
Lazard lo interrompe: "No, è il momento giusto. Henry, ti condurrò alla serratura più importante di Hidden Creek."
Henry non sa esattamente cosa dire, quindi si limita a rispondere: "Allora procediamo."
Lazard prosegue al centro del grande laboratorio.
I vari tecnici presenti si fermano per osservare il loro direttore e Alston fa cenno a Hollie di rimanere ad una certa distanza. Lazard estrae, da una specie di fondina che porta alla cintura, una chiave interamente d'oro e tende la mano libera verso Henry: "afferra la mia mano."
Con presa certa e confidente, l'uomo stringe la mano di Henry e proclama: "Chiave, mostraci L'Abisso."
Come se il tempo si fosse congelato per tutti tranne che per loro, ogni cosa è immobile. Subito dopo, il pavimento dove poggiano i piedi comincia a diventare liquido e, come se fosse divenuto delle sabbie mobili, li assorbe facendoli sprofondare. 
Lazard non molla la mano: "Non opporre resistenza."
Henry: "È straordinario!"
I due vengono completamente assorbiti ritrovandosi nel buio più assoluto. Le luci azzurrognole posizionate sul il soffitto del laboratorio, che si vede attraverso la superficie del il pavimento divenuta trasparente, si fanno sempre più lontane. La chiave d'oro brilla nell'oscurità come una fiaccola.
Lazard e Kincaid continuano a discendere nell'oscurità, ormai senza peso.

Finalmente, si scorge qualcosa.
Alla luce intensa della chiave, prende forma una sagoma colossale, qualcosa di assolutamente terrificante. Un teschio titanico, la cui dimensione reale, non avendo punti di riferimento, non è quantificabile, continua a divenire sempre più grande man mano che la loro discesa prosegue. Questo cranio, dalla forma tipica di un rettile, probabilmente un serpente, è munito di altrettanto mastodontiche corna, simili a quelle di un cervo. Il resto del corpo si perde oltre alle capacità della luce emanata. Il teschio è ora a pochi metri dai loro piedi, sul suo enorme capo d'osso è stato allestito un intero cantiere, delimitato da migliaia di piccole luci di un rosso intenso, dove si scorgono in mezzo a container e impalcature diversi macchinari da trivellazione.
Henry: "È quella la nostra meta?"
Lazard: "Sì. Volevi conoscere la verità, vero? Questa è la verità, è proprio sotto di te. Questo è il Fiume Segreto. Questa è la fonte di tutta l'energia spirituale che impregna Hidden Creek e oltre. Non sappiamo cosa sia, ma è ormai un fossile. È qui da sempre e fu venerato come un Grande Spirito. Forse è un dio, uno dei tanti almeno."
Henry: "Un esempio l'ho potuto vedere dal vivo nel Giardino, ma questo sembra differente... che l'altro fosse un dio minore? Perché lo state trivellando?"
Lazard si compiace della perspicacia del giovane: "Ancora esatto. E questo è solo il suo resto materiale, la sua forma fisica. La sua anima si trova in fondo a questo Abisso, oltre l'Ultima Porta, la porta che non deve essere aperta per alcun motivo." l'uomo osserva le apparecchiature di trivellazione: "Qui estraiamo il materiale per creare il Wooden Nickel: dal suo cranio, il suo corpo materiale. Lo sbricioliamo e lo lavoriamo nei nostri laboratori. Abbiamo al momento tre laboratori-magazzini attivi in città: uno qui in villa, uno sotto la vecchia Chiesa abbandonata e uno sotto il Pinewood Sawmill Museum. Ne avevamo un quarto nel quartiere in cui vivete, ma lo abbiamo abbandonato dopo il Blackout. Le risorse a nostra disposizione non sono un problema. I problemi sono altri, e li hai sperimentati di prima mano."
Henry: "Ovvero i possibili tradimenti."
Lazard si fa cupo: "Il Blackout... Nessuno sa cosa accadde esattamente, perché eravate solo voi quattro, ma credo che Casey Turner abbia tentato di aprire l'Ultima Porta e di liberare l'energia spirituale del Fiume Segreto sulla Terra."
Henry: "Se un evento simile dovesse ripetersi sarebbe la fine della città."
Lazard: "Solo ad essere irrimediabilmente ottimisti. Un'energia simile porterebbe uno squilibrio tale da creare il caos in tutto il Nordamerica. Se quelle creature che stanno tentando di uscire dai loro mondi sono il risultato di un mero tentativo di aprire la porta, una minuscola frattura nel suo sigillo, pensa cosa potrebbe uscire dai mondi degli spiriti con la porta spalancata... L'anima del Fiume Segreto farebbe da ponte per tutto ciò che risiede nei tanti mondi di quegli esseri, sarebbe la fine per milioni di persone."
Henry: "Sarebbe il caso di pensare a misure di sicurezza nel caso un evento del genere si ripetesse."
Lazard: "dopo il Blackout ci stiamo pensando. È un problema internazionale e stiamo cooperando con il Canada e le altre nazioni dove i nativi hanno vissuto fin dai tempi della loro migrazione per trovare una soluzione. Il nostro obbiettivo e di studiare e comprendere queste realtà... Ecco perché esiste il Club. E non siamo gli unici, in tutta America e nel resto del mondo esistono simili organizzazioni dedicate allo studio della dimensione spirituale. Non siamo soli, Henry, e anche il Governo è dalla nostra parte."
Henry: "Quindi lo scopo finale del club è quello di proteggere il mondo da quello che si trova dalle altre parti?"
Lazard: "Questo era il compito degli sciamani fin dalla grande migrazione in America degli antichi popoli. Noi abbiamo solo ereditato questo dovere, un dovere come nazione e come esseri umani. Un tempo questi spiriti convivevano con gli uomini, erano reali per loro come per noi lo sono i fenomeni meteorologico. Essendosi le fonti prosciugate, questa convivenza si è bruscamente interrotta Adesso solo le creature spirituali ostili tentano di passare al nostro mondo. Per cacciarci, nutrirsi. Noi non possiamo permetterglielo."
Henry: "E qui entriamo in campo noi della passata generazione. Qual'è il compito che ci spetta in tutto questo?"
Lazard: "Essere sciamani. Vuol dire poter interagire con queste creature a livello spirituale, non essere prede ma cacciatori."
Henry: "Quindi noi dovremmo diventare cacciatori e invadere i loro mondi al fine di proteggere noi stessi?"
Lazard: "No, ma essere in grado di mantenere l'equilibrio tra il nostro mondo e i loro. A noi importa che questi spiriti imparino nuovamente a coesistere con gli esseri umani, non ad attaccarli. Ma per fare questo bisogna essere pronti a combattere se necessario. Tutte le culture del mondo hanno questo equivalente, siano esorcisti cattolici o santoni indiani poco importa. E Hidden Creek è rinata per essere la torre di guardia su questo Abisso, questa fonte di energia spirituale. Per questo deve prosperare."
Henry: "E cosa bisogna fare affinché la prosperità continui?"
Lazard: "Compiere delle decisioni difficili. Anche l'abbandono di Hidden Creek negli anni '30 fu una scelta preparata a tavolino. Dovevamo lasciare spazio alla creazione di strutture idonee sul territorio, scegliere anticipatamente i nuovi abitanti della città, creare una copertura per la produzione del Wooden Nickel... Prepararci per il futuro. Tutto questo ha richiesto sacrifici, Henry, ma alla fine gli sforzi hanno premiato. C'è chi pianificava la Bomba, e c'è chi pianificava Hidden Creek... è così che va il mondo: bisogna sempre essere un passo avanti."
Henry: "Dunque tutto questo richiede sacrifici per essere mantenuto, è questo che sta cercando di dirmi?"
Lazard: "E che cosa non richiede dei sacrifici, Henry? Pensa a quanti sacrifici deve fare una nazione per poter funzionare ad esempio. Chi vuole aver la vita facile non fa sacrifici, anzi, non fa proprio nulla. Essere adulti vuol dire anche questo. Non hai detto di voler essere finalmente una persona matura?"
Henry: "L'ho detto, ed è per questo che sono qui. Ho visto con i miei occhi, come le avevo promesso, e sono giunto alla conclusione che ciò che viene fatto qui, nonostante le conseguenze che comporta, è un sacrificio necessario per la nostra comunità e il nostro paese."
Lazard: "E io ti ho mostrato tutto, come promesso. Voglio rispondere al tuo quesito di prima: le interferenze radio provengono da oltre l'Ultima Porta. Crediamo che stia cercando di farsi aprire ad ogni costo. Per questo, come mi ha raccontato anche Diane, ha cercato di convocarvi. Ma è solo uno stratagemma, un canto delle sirene. Forse però su qualcuno di voi ha avuto effetto..."
Henry: "Casey....Sta cercando di dirmi che deve essere fermato?"
Lazard: "Sto cercando di dirti che potrebbe tentare di aprire la porta, nuovamente. Ho parlato con i suoi genitori, come hai visto: crediamo che sia meglio che per il suo stesso bene venga giudicato da un tribunale per quanto lui stesso ha commesso. Quei quattro omicidi sono veri, Henry, ha ucciso quattro miei collaboratori, agenti sotto copertura dell'FBI, nella speranza di uccidere anche me."
Henry risponde con rassegnazione: "Come ho detto a John, non è la stessa persona che conoscevamo. Se è quello il suo intento va fermato quanto prima."
Lazard: "Resteremo in allerta, nel frattempo voglio che tu ritorni ad essere un membro del Club, ufficialmente. Quando sarai pronto cercheremo nuovamente Casey. A fare la guardia a questo posto c'è Alston, che come avrai capito è uno sciamano addestrato per operare in questi mondi, e gli uomini della sua unità. Questa mattina sono arrivati dalla East Coast altre due unità e una di supporto dal Canada a protezione dell'Ultima Porta come rinforzi. Lo spazio di tempo utile per aprire la porta è breve: sono i primi tre giorni della Festa D'Estate e due di questi sono già terminati: rimane questa notte in pratica. Se Casey Turner tenterà di riaprire l'Ultima Porta, saremo qui a fermarlo."
Henry: "Quindi in questa notte si decide il futuro della città, almeno per quest'anno."
Lazard indica la sua chiave d'oro: "Torniamo al nostro mondo, Henry. Siamo restati anche fin troppo qui." l'uomo sorride complice al giovane: "Non vorrai fare aspettare la tua amica, giusto?"
"Mi faccia da guida..." Henry porge la mano a Lazard.

Così come erano entrati, a ritroso tornano alla realtà. Il tempo percepito ricomincia a scorrere alla normale velocità mentre il pavimento sotto di loro torna ad essere solido. Uscito dal profondo dei regni spirituali, Henry si ritrova nel laboratorio, al punto di partenza. Lazard rinfodera la chiave d'oro e si rivolge ad Alston: "Qui abbiamo finito, torniamo su in villa, Roy."
Alston annuisce.
Hollie, asi rivolge ad Henry col suo solito tono di voce festoso: "Oh! Sei tornato! Il signor Lazard ti ha schiarito le idee?"
Henry sorride alla ragazza: "Sospettavo che tu in qualche modo fossi d'accordo con lui fin dal principio... Ho fatto bene a seguirti."
Hollie contraccambia il sorriso: "Se fossi veramente così stupida, non mi avrebbero proposto di entrare nel Club, no? Guarda  per esempio Dick!"

Tornato in superficie, Henry viene festosamente accolto da tutti i membri del Club presenti che nel frattempo si sono radunati in giardino. E quanti volti noti: Oltre ai suoi genitori sono spuntati Don Bowman vicino al vecchio Myhers, quei due impiegati che gestiscono il piccolo ufficio della posta, la giovane maestra della scuola elementare, il signor Collins, pianista in pensione, poi ci sono i tre figli dei Miller, poco più che ragazzini, addirittura il bigliettaio della visita in miniera... ed ancora tanti altri membri della comunità, persone all'apparenza normali, gente semplice di provincia. Tutti attendono che il loro leader li aggiorni, li rassicuri. Warren Lazard li raggiunge, pronto ad esercitare il ruolo che gli è stato affidato molto tempo prima, quando ancora la nuova Hidden Creek era poco più di un progetto su carta. Verrà tempo di festeggiare quando il pericolo sarà passato, ma per adesso l'importante è annunciare la buona notizia in mezzo a tante preoccupazioni: il Club ha ufficialmente un nuovo membro. Subito, viene allestita una versione veloce del rituale e Lazard, fatto chinare Henry, posa sul suo capo un poco di polvere, proveniente dal Fiume Segreto in segno di legame con in mondo spirituale, e di cenere di legno di pino, a simboleggiare il legame con il mondo degli umani e la loro comunità. Lazard sussurra al giovane: "La cerimonia sarebbe più lunga, ma hai visto più cose tu della maggioranza delle persone qui presenti. Nessuno si offenderà se saltiamo qualche passaggio..."
Henry, anche se chinato, intravede chiaramente per qualche frazione la commozione sul volto di suo padre Clarke.
Che questo sia veramente l'inizio di una nuova vita?


FINE DELLA SESSIONE

Il Gran Finale è cominciato!


L'inizio della fine.
Dopo la lunga sessione di stasera, non rimane che un profondo senso di vuoto. Hidden Creek, i suoi abitanti, e tutto ciò che ha rappresentato ha cessato di esistere. Schiacciata sotto il peso dei suoi stessi segreti inconfessabili, la cittadina del Wisconsin è stata invasa delle stesse entità che i membri del Club si sono tanto adoperati nel nascondere. Quando la stretta mortale dell'Inverno e del suo ghiaccio eterno è calata su tutti loro, la fine era ormai scritta. Per coprire i loro stessi errori, il fuoco ha avvolto la foresta in un ultimo abbraccio purificatore, celando le menzogne sotto la cenere. Ma per Henry, John e Diane il viaggio non è ancora terminato: il confronto con Casey, responsabile di aver trascinato nell'oscurità ogni cosa, è alle porte.

Solo allora potremo dare un nome a questo finale.

A questa Domenica con la seconda parte della conclusione di Hidden Creek.